Shutter (2004)

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo ripreso a parlare di cinema d’animazione, senza però concentrarci su Disney, Pixar o altri grandi studio, bensì su una perla francese che ancora oggi ha veramente tanto da dire ossia Ernest e Celestine. Nella storia ci vengono presentate due civiltà: quella degli orsi che vive in superficie e quella dei topi che vive nel sottosuolo. Celestine è una topolina orfana che deve andare nel mondo di sopra per prendere i denti caduti degli orsetti, che verranno utilizzati poi per sostituirli a quelli malandati dei topi. Lei vorrebbe disegnare e inoltre è affascinata dagli orsi, motivi per cui viene malvista dagli altri. Un giorno, mentre tenta di prendere i denti, rimane intrappolata in un bidone e viene liberata da Ernest, un orso artista di strada in cerca di cibo. I due decidono di collaborare per raggiungere i propri obiettivi, ma da quest’alleanza nascerà una forte amicizia. Un film straordinario in ogni suo aspetto che sa scaldare il cuore. Lo stile mostra delle linee molto sottili che rendono i tratti dei personaggi molto delicati e rotondi, i colori sono realizzati con gli acquarelli, dando a tutto un aspetto molto caldo e dolce. Le animazioni sono curate e la regia mostra momenti davvero belli e ingegnosi. La storia riesce a colpire proprio per l’amicizia dei due personaggi, due outsider malvisti dalle rispettive società ma che riescono entrambi a superare e distruggere i pregiudizi, parlando di tematiche profonde e sempre attuali e mostrando un’amicizia sincera e dolce come poche. Un’opera che amo e che vi consiglio assolutamente.
Torniamo nuovamente nel mondo dell’horror. Questa volta ci spostiamo e andiamo in oriente, per parlare di un’opera thailandese. L’oriente mi affascina sempre per la sua cultura folkloristica e soprattutto per le loro storie di fantasmi, che ancora oggi mi affascinano.
Ecco a voi Shutter (ชัตเตอร์ กดติดวิญญาณ; Chattoe: Kot Tit Winyan), pellicola horror del 2004 scritta da Banjong Pisanthanakun, Parkpoom Wongpoom e Sopon Sukdapisit e diretta da Banjong Pisanthanakun e Parkpoom Wongpoom.

Trama:
Dopo una festa con gli amici, Jane (Natthaweeranuch Thongmee) e il fidanzato Tun (Ananda Everingham) tornano a casa in macchina ma durante il tragitto investono una donna. Jane vorrebbe aiutarla ma Tun la intima di scappare il prima possibile. Passa del tempo e le cose non migliorano. Jane continua ad avere strani incubi mentre a Tun succede qualcosa di più particolare e inquietante: le foto che scatta mostrano delle strane ombre e a un certo punto inizia a vedere nelle foto il volto della donna investita. Con il passare dei giorni la situazione continua  a peggiorare ulteriormente e i due inizieranno a credere di essere perseguitati da un fantasma. Inizieranno quindi a indagare su quella donna, ma più vano avanti e più scopriranno che la storia è molto più complessa di quanto immaginasse.

Ricordo che vidi questo film molti anni prima quando cercavo horror in maniera casuale e praticamente alla cieca. E ricordo bene che mi spaventò molto. Le storie di fantasmi mi piacciono molto e quindi tendo sempre a buttarmi nella visione di quest’opere. Di questo film fecero anche un remake americano chiamato Ombre dal Passato. Ecco, se potete, cercate di evitarlo in ogni modo possibile e immaginabile. Non ne vale assolutamente la pena. Concentriamoci però sul film in questione.

Come al solito partiamo dal lato tecnico del film che, fin da subito, si dimostra ottimo. La regia ha un’ottima messa in scena, riuscendo a dar vita a sequenze interessanti, spaventose ma soprattutto ricche di dettagli. Anche la scena dell’incidente all’inizio è realizzata molto bene e riesce a sorprendere quanto meno te lo aspetti. Sa spaventare perché tutto succede improvvisamente, passando da una scena di divertimento e piacere a un’altra in cui si compie la tragedia, utilizzando anche un buon montaggio. Inoltre ho molto apprezzato l’espediente delle foto e della macchina fotografica per “vedere” la presenza del fantasma e soprattutto ho apprezzato che non fosse solamente una tecnica ma qualcosa di strettamente legato a questa storia. E ciò accadrà per tanti elementi e sarà proprio quest’attenzione ai dettagli a rendere il tutto più interessante e a mostrare una costruzione curata, ma di questo ne parerò brevemente in seguito.

I dettagli sono sempre importanti e in un horror un altro elemento che a mio avviso è fondamentale è l’atmosfera soprattutto se si parla di una storia di fantasmi. In questo caso ci ritroviamo con delle atmosfere claustrofobiche e capaci di creare forte tensione. Ci sono dei tagli di luce molto bella che ci portano quasi a guardare nell’oscurità per capire se c’è o meno il fantasma e inoltre questo tipo di atmosfera darà ai luoghi presenti nella pellicola un aspetto quasi surreale, facendoci provare un forte senso di dissociazione, in particolar modo quando Tun sarà il protagonista. Creare un’atmosfera simile non è semplice e grazie alla regia tutto ciò ulteriormente valorizzato, mettendo in scena dei folli e spaventosi. Il film si basa molto sulle atmosfere ma anche sui jumpscares.

Ora, io non sono un grande fan dei jumpscares per spaventare, prima perché sono fin troppo abusati e di solito vengono impiegati quando non si riesce a creare una buona atmosfera o momenti veramente spaventosi. Diciamo che per certi film è quasi una soluzione di comodo, ma anche questo espediente può essere usato bene (per fare un esempio famoso possiamo prendere come esempio i primi due capitoli di The Conjuring) e questo è il caso di Shutter. I jumpscares sono usati molto bene, riescono a spaventare in diversi punti e soprattutto sono assolutamente legati alla trama. Quando il fantasma della donna comparirà, riuscirà sempre a terrorizzare e per diverse cose messe insieme: la costruzione della tensione, l’atmosfera opprimente, l’uso intelligente dei jumpscares che saranno inaspettati e l’aspetto del fantasma. Quest’ultimo ha lunghi capelli neri, un colorito della pelle bianco cadaverico e delle ferite sul volto. Un design che abbiamo visto altre volte in horror orientali sui fantasmi, ma riesce a fare il suo lavoro perfettamente. Certe immagini saranno difficili da dimenticare e sapranno suscitare l’effetto sperato.

Per quanto riguarda la storia, ammetto che questo punto è difficile, in quanto basterebbe veramente poco per fare spoiler. Come ho detto in precedenza, la questione del fantasma è più complessa ed è proprio quest’evoluzione a colpire l’interesse del pubblico. Dopo la prima mezz’ora infatti scopriamo piccoli indizi che la prima volta non notiamo. Più si va avanti e più ci ritroveremo davanti a una storia piena di odio, rancore e anche molta tristezza. Una storia tragica che saprà colpire a livello emotivo ma che saprà anche sconvolgere.

Per concludere, Shutter è un film horror stupendo. Un film che tra le altre cose non utilizza effetti speciali digitali ma punta tutto sulle atmosfere e su una messa in scena stupenda che riesce a spaventare e tenere in tensione. Una storia veramente sorprendente con dei colpi di scena ben fatti e inseriti. Una pellicola capace di spaventare e stupire che vi consiglio assolutamente.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

15 pensieri riguardo “Shutter (2004)

  1. Di solito ho sempre sentito parlare bene degli horror asiatici, ma non ne ho mai trovato uno valido. Spesso li consideravo addirittura inferiori a quelli europei. Questa opera in particolare non l’ho vista, e spero sempre di trovare, per la seconda volta, un buon horror non targato stelle e strisce.

    1. Penso che questo potrà piacerti. Ha una storia davvero interessante e anche triste e soprattutto si basa molto sulla cultura asiatica. Se dovessi vederlo, fammi sapere che cosa ne pensi!

  2. Bellissimo, l’ho visto perché tutti ne parlavano benissimo e per una volta la fama era davvero meritata! E il finale… mamma mia! Sapevo che il dettaglio del malessere fisico del protagonista sarebbe servito, prima o poi, ma non avrei mai pensato a una cosa del genere! Uno potrebbe parlare di metafora del senso di colpa, il peso del rimorso per aver spezzato una vita, ma è anche, semplicemente, una bella storia di fantasmi, e anche a me piacciono moltissimo.

    1. La genialità di questo film era nelle sue idee e nel modo in cui venivano mostrate. Quel finale è molto intelligente e la metafora che hai descritto è perfetta in quel caso (ho evitato di parlarne perché non voglio fare assolutamente spoiler). È stata una sorpresa incredibile e nel suo piccolo si dimostra un’opera enorme. Sono contento che ti sia piaciuto.

    1. Se puoi, cerca di evitare il remake americano. Purtroppo quel film non ha capito niente dell’opera originale. Questo Shutter è un film davvero ottimo, sa spaventare e raccontare una storia semplice ma molto bella e triste. In caso vedilo insieme a qualcuno se questo tipo di opere ti fanno impressione. A mio avviso vale la pena vederlo.

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