Robin Hood (1973)

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo siamo finalmente tornati a parlare della Disney dopo diverso tempo e lo abbiamo fatto con il 20° classico animato, Gli Aristogatti. Un progetto che era stato approvato da Walt Disney quando era in vita ma di cui non vide mai i progressi per via della sua morte nel 1966. Una pellicola che segue lo stile che in quegli anni era entrato a far parte del mondo Disney, ossia la xenografia, con quei tratti sporchi e imprecisi che davano al disegno e all’animazione più vita e movimento. La storia è molto semplice e lineare, senza nessun vero colpo di scena o momento catartico, ma è un’opera che riesce a colpire grazie ai suoi numerosi personaggi, caratterizzati in maniera stupenda, partendo da quelli principali fino ad arrivare a quelli secondari. Sono proprio i personaggi che guidano la storia e rendono la pellicola godibile, senza contare che il villain del film è molto più interessante di quanto si pensi. Una pellicola da vedere.
Gli Aristogatti fu un’opera vincente sia dal punto di vista del botteghino che della critica e fu anche un ottimo banco di prova per lo studio, che dimostrò di sapersela cavare anche senza la sua storica guida. Però la presenza di Walt Disney aleggiava ancora nell’aria perché, anche se non riuscì a partecipare alla sua produzione, lui approvò gli sketches preliminari e insistette all’inizio per qualche cambiamento nella trama. Quindi, nonostante non poté far parte del progetto, ci fu in minima parte la sua mano. Anche per questo motivo il prossimo progetto della Disney portava con sé un enorme interesse, proprio perché lo studio avrebbe agito nella più completa e assoluta autonomia.
Ecco a voi Robin Hood, pellicola animata del 1973 scritta da Larry Clemmons e diretta da Wolfgang Reitherman.
Come al solito, qui lascio la recensione di Chest of Tales (QUI).

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Trama:
Il film si apre con Cantagallo (Roger Miller), un menestrello che ci narra la storia di Robin Hood. Il Re Riccardo Cuor di Leone, il legittimo sovrano, è stato costretto a partire per una Crociata e per questo motivo suo fratello, il Principe Giovanni (Peter Ustinov) ha preso la corona, accompagnato dal suo consigliere, il serpente Sir Biss (Terry-Thomas). Il Principe si dimostra un uomo senza scrupoli che vuole arricchirsi sulle spalle del popolo e per questo impone delle tasse salatissime. C’è però una persona che si oppone a questa ingiustizia, Robin Hood (Brian Bedford), un ladro che ruba ai ricchi per dare ai poveri. Insieme al suo fidato amico, l’orso Little John (Phil Harris), lui cerca di aiutare il povero popolo di Nottingham come meglio può e per questo motivo il Principe ha messo un’enorme taglia sulla sua testa. Robin Hood però non demorde e continua a lottare per il popolo.

Questa era una di quelle pellicole che guardavo spesso da piccolo. Era un’opera che mi faceva molto ridere e riusciva a strappare un’ora e venti di divertimento puro. Da piccolo lo apprezzavo tanto, ma era da parecchio che non lo guardavo ed ero curioso di conoscere se la mia opinione sarebbe cambiata o sarebbe rimasta la stessa. Dopo averlo visto a distanza di così tanti anni posso dire che, nonostante continui a trovarlo molto simpatico, ha numerosi difetti.

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Cominciamo come sempre con la sua produzione. In passato, quando Walt Disney era ancora in vita, si era pensato di fare un film animato su di una volpe antropomorfa e si era pensato a Renart la volpe, ma Disney non era molto convinto, visto che non considerava Renart adatto come eroe. Per chi non lo sapesse, questo personaggio è tratto da Le Roman de Renart (Il romanzo di Renart), una raccolta di racconti medievali francesi (ma presenti anche in zone anglofone e tedesche) del XII° secolo. In questi racconti c’erano animali che si comportavano come gli umani e tra tutti spiccava Renart, una volpe che imbrogliava gli altri per il proprio tornaconto. Non era una figura propriamente positiva e per questo motivo Disney accantonò il progetto.
Nell’ottobre del 1968 il dirigente Card Walker suggerì a Ken Anderson di trasporre un classico della letteratura come film animato dopo Gli Aristogatti e Ken suggerì proprio Robin Hood. Quando ne parlarono alle riunioni, decisero di rendere i personaggi antropomorfi, anche per seguire quella linea decisionale della Disney dove c’erano animali parlanti come protagonisti e, facendo uno studio su quali animali affibbiare ai vari personaggi, sembrò giusto rendere Robin Hood una volpe, un rimando a Renart anche se in questo caso Robin Hood imbrogliava per poter aiutare i poveri e i bisognosi.

A livello tecnico anche qui abbiamo un buon uso della xerografia, quel tipo di stile che ormai conosciamo bene, caratterizzato da tratti sporchi e imprecisi. Non smetterò mai di ripetere che adoro questo stile e qui è fatto abbastanza bene. Dico solo abbastanza perché purtroppo si notano dei difetti, un certi momenti si possono notare delle cancellature e in altri invece il disegno non è del tutto finito. Fortunatamente però ciò non avviene in momenti troppo visibili, ma rimane comunque un difetto di quest’opera.
Ovviamente ci sono anche le scene riciclate ma qui il discorso è un po’ differente. Come purtroppo in molti sapranno, Robin Hood è il film Disney che ha riciclato più scene in assoluto. L’esempio più evidente e grande è durante la festa nella foresta di Sherwood, dove molte animazioni sono state prese da Il libro della giungla, tipo Little John che balla con Lady Cocca, certe espressioni che fa Little John, identiche a quelle di Baloo (e anche il design è simile, cambia solo il pelo). Per non parlare del fatto che riprendono tantissime animazioni anche da Biancaneve e lo possiamo vedere principalmente con Lady Marian (Monica Evans) che applaude e balla. Questo fu dovuto anche per colpa di un budget veramente basso, ma è un peccato vedere uno studio così capace riciclare così tante scene.

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Anche a livello di sceneggiatura ci sono dei problemi. In questo caso la storia, che dovrebbe essere lineare e semplice, risulta molto discontinua, le scene non riescono a legarsi bene come dovrebbero e il tutto risulta spezzettato, quasi episodico, cosa che, visto la storia, non doveva accadere.
Inoltre, essendo una pellicola su Robin Hood, mi è dispiaciuto non vedere e percepire quell’epicità che ha caratterizzato in passato certi momenti della Disney. Forse l’unico vero momento di tensione ed epicità lo si può ritrovare alla fine, quando Robin Hood scappa dalla torre in fiamme. Un altro piccolo difetto è il finale, con l’arrivo di Riccardo che mette fine al regno del fratello. Mi dispiace molto che questa parte sia stata narrata e non mostrata, dando l’impressione di un finale frettoloso.

Nonostante questi difetti il film riesce comunque a stupire con due elementi. Il primo è il lato comico. Robin Hood è una brillante commedia musicale, fatta di battute e gag davvero simpatiche e in certi casi anche molto intelligenti che da piccolo mi hanno sempre divertito e che continuano a farlo anche oggi.
Poi, come era successo per Gli Aristogatti, questo film riesce a convincere grazie ai suoi personaggi.
Anche in questo caso tutti i personaggi, tutti quanti, hanno una personalità unica e riescono a farsi apprezzare. Robin Hood è sicuramente un protagonista carismatico, intelligente, furbo sempre pronto a giocare un brutto scherzo al Principe Giovanni, ma capace di provare affetto verso gli abitanti del villaggio e verso Lady Marian, la sua amata. Inoltre ho apprezzato come tutti gli abitanti di Nottingham siano ben curati. Tutti hanno un loro modo di fare e comportarsi e ciò non fa che aumentare il nostro attaccamento verso di loro e proviamo pena per la difficile situazione in cui si trovano.

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Però il mio personaggio preferito, e quello di molti altri sicuramente, è Lady Cocca (Carole Shelley). L’ho sempre adorata, lei è la dama di compagnia di Lady Marian, una persona molto divertente e spassosa, capace di scherzare ma anche in grado di dare del filo da torcere ai soldati del Principe. Tutti ci ricordiamo quella specie di partita di rugby tra lei e i rinoceronti. Semplicemente meraviglioso.

Anche in questo film abbiamo un villain molto caratterizzato. Il Principe Giovanni è un personaggio crudele e si compiace del dolore che infligge agli altri, è immaturo, infantile e irascibile e inoltre ha diversi complessi che lo rendono più sfaccettato. Il primo è nei confronti del fratello Riccardo che non vuole neanche sentir nominare e, quello più importante di tutti, è sicuramente nei confronti della madre. Non sappiamo cosa sia successo in passato, ma il solo fatto di sentire la parola madre lo fa regredire a un bambino piccolo. Mi sono sempre chiesto i motivi di questo trauma onestamente.

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Per concludere, Robin Hood è una pellicola imperfetta e piena di difetti, ma riesce comunque a divertire e intrattenere, grazie a dei buoni elementi comici e dei personaggi ben caratterizzati e molto simpatici. Un film da vedere.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

29 pensieri riguardo “Robin Hood (1973)

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