Coco (2017)

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo siamo tornati a parlare di cinema in live-action e soprattutto siamo tornati, dopo troppo tempo, a parlare di un regista geniale come Wes Craven e in questo caso attraverso un film poco conosciuto ma davvero affascinante, Dovevi essere morta. Paul è un ragazzino prodigio capace di costruire un robot con un’avanzata intelligenza artificiale che da poco si è trasferito in una nuova cittadina, facendo amicizia con Samantha, una ragazzina della sua età. Purtroppo lei abita con il padre violento e un giorno quest’ultimo la fa cadere dalle scale, uccidendola. Paul, rifiutando di arrendersi, decide di installare il microchip del suo robot nel cervello della ragazza, riportandola in vita. Samantha però non è più la stessa e inizierà a comportarsi in maniera violenta e a uccidere. Tecnicamente il film è ottimo, con una regia quadrata e precisa che si piega alla storia, creando un ritmo stupendo che non annoia mai. Inoltre le scene gore sono rese benissimo e alcune di queste rimangono impresse. La storia è diversa dall’idea iniziale di Craven ma è resa comunque molto bene, una sorta di moderno Frankenstein, dove la tecnologia va fuori controllo. Una storia che sa anche essere molto triste per il destino crudele dei due ragazzi. Lo consiglio assolutamente!
Torniamo nel mondo dell’animazione e questa volta parliamo della Pixar e di uno dei loro film che è riuscito a colpire parecchio il cuore delle persone.
Ecco a voi Coco, pellicola animata del 2017 scritta da Adrian Molina e Matthew Aldrich e diretta da Lee Unkrich.

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Trama:
Miguel Rivera (Anthony Gonzalez) è un ragazzino di 12 anni che vive nella piccola cittadina messicana di Santa Cecilia e sogna da sempre di diventare un grande musicista proprio come il suo idolo, Ernesto De La Cruz (Benjamin Bratt). Il suo sogno però incontra il parere contrario della sua famiglia per ciò che successe in passato. Infatti la trisavola di Miguel, Mamá Imelda (Alanna Ubach), venne abbandonata dal marito che aveva deciso di inseguire la carriera musicale, lasciandola da sola con la figlia Coco (Ana Ofelia Murguía). Coco ormai è un’anziana signora con problemi senili ed è l’unica a ricordare con affetto il padre. Durante il Día de los muertos, dopo che la nonna distrugge la sua chitarraMiguel si intrufola nel mausoleo di Ernesto De La Cruz per prendere in prestito la sua chitarra, pensando anche di essere il suo pro-nipote, e quando la suona si ritrova nel mondo dei morti anche se è ancora in vita. Se non tornerà nel mondo dei vivi prima dell’alba, lui rimarrà nel mondo dei morti. Miguel però vuole scoprire l’identità del suo trisavolo, credendo che sia Ernest, e con l’aiuto di Héctor (Gael García Bernal) andrà alla ricerca di risposte.

Sicuramente questo, insieme a Inside Out, è il film più famoso della nuova Pixar e uno dei suoi più grandi successi. Lo vidi al cinema e ne rimasi colpito e affascinato sotto tanti punti di vista e ancora oggi continua ad appassionare ma soprattutto a commuovere.

L’idea per questo film nacque dopo l’uscita di Toy Story 3 e, come succede quasi sempre, la storia era molto diversa. Infatti all’inizio il protagonista era un ragazzino americano che andava in Messico per conoscere meglio quella cultura mentre affrontava il lutto per la perdita della madre. L’idea però venne scartata fin da subito in quanto capirono che avevano poca conoscenza del mondo messicano e della sua cultura e anche per questo motivo in seguito il bambino divenne di origini messicane. In seguito andarono proprio in Messico per studiare meglio i luoghi (infatti Santa Cecilia è ispirata a una vera cittadina), la cultura e anche l’arte stessa su cui hanno fatto un lavoro stupendo. In tutto questo successero anche delle cose assurde, tra cui l’idea della Disney nel 2013 di registrare il proprio marchio sul Día de los muertos per il proprio merchandising e, giustamente direi, la cosa non venne ben vista dai messicani che criticarono parecchio la cosa e alla fine la Disney lasciò perdere (e per fortuna, direi, ci mancava solo che mettessero le mani sul nome di una festa popolare tanto amata e personale).

Parlando del lato tecnico, la Pixar si dimostra ancora una volta uno studio di alta qualità che ha i mezzi per creare qualcosa di grande e maestoso ma soprattutto si dimostra uno studio con animatori stupendi e capaci di usare i propri mezzi in maniera intelligente e creativa. Tra le prime cose a colpire ci sono sicuramente il character design e le ambientazioni. Per quanto riguarda i personaggi, la Pixar riesce a usare il suo stile caratterizzato da linee rotonde e morbide, con i personaggi umani che hanno occhi grandi, dando a tutti una grande diversificazione e una loro unicità. Quello che però colpisce maggiormente è il modo in cui hanno creato i morti. Quest’ultimi infatti sono tutti scheletri con un aspetto molto stilizzato, in molte occasioni con un cranio che assume forme particolari e con tratti unici. E questi scheletri saranno tutti diversi gli uni dagli altri e questo non è dato solo dalle linee ma da altri tratti interessanti come ad esempio i capelli, i baffi, i sopraccigli, il loro vestiario e anche le decorazioni e i simboli che adornano i loro volti. Sotto questo punto di vista il film è ottimo ma convince ancor di più attraverso le animazioni dei morti. Inizialmente infatti fu difficile animarli in quanto non avevano muscoli e quindi non potevano farli muovere come gli esseri umani e quindi dovettero cercare di fare qualcosa di diverso.

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Così gli scheletri hanno movimenti che ricordano quello dei vivi, ma allo stesso tempo saranno movimenti più ampi e liberi, con le articolazioni che formano movenze impossibili. Il lavoro svolto è impressionante anche perché attraverso l’animazione sono riusciti a trasmettere le personalità dei vari scheletri e a donare loro espressioni complesse. L’altro elemento straordinario è l’ambientazione. Santa Cecilia ha un aspetto più realistico e con dei colori più neutrali, a eccezion fatta del giorno festoso in cui le luci delle candele e i colori dei fiori donano più calore. Il lavoro più grande però è stato certamente fatto con il mondo dei morti. Qui sono riusciti a creare un mondo enorme e dal design stupendo, una città impressionante con questi altissimi palazzi e abitazioni che danno l’impressione di avere parti costantemente aggiunte ma soprattutto con dei colori ricchi e vibranti. I colori e l’illuminazione sono stupendi, rendono il posto vivo e movimentato e adoro la loro varietà e come tutto ciò riesca a unirsi creando un equilibrio perfetto e armonico. Tutto questo viene gestito alla grande da un regista stupendo come Unkrich che gestisce perfettamente il ritmo ed è capace di costruire sequenze che meravigliano (tipo il ponte di fiori) o che sanno commuovere. Il lato tecnico è stupendo e anche la storia sa colpire profondamente.

La trama alla base è semplice e lineare, con Miguel che vorrebbe suonare ma non può per via di un evento famigliare che ha sconvolto tutto e che dopo anni non è stato dimenticato. Quindi ci troviamo davanti a un ragazzino oppresso e incompreso, nonostante la famiglia non sia affatto malvagia e crede di fare solo la cosa giusta per il suo futuro. Il tutto si evolverà poi in un viaggio alla ricerca di sé stesso delle proprie radici e sarà anche un viaggio di crescita attraverso il mondo dei morti e non sarà affatto scontato come sembra. Il tutto è gestito con grande cura, dando lo spazio per parlare di varie tematiche come quelle già citate, come l’importanza della famiglia e soprattutto l’importanza di ricordare i propri cari. Quello che affascina maggiormente è proprio il modo in cui si narra del giorno dei morti, dell’importanza di questa festa e di come vivi e morti siano molto più vicini in questa giornata. Non solo approfondiscono bene questa festività, ma costruiscono molto bene le regole del mondo dei morti, unendole perfettamente a quelle della festa, con l’importanza delle foto da mettere sull’altare che diventa fondamentale così come sono fondamentali i ricordi che permettono ai morti di continuare la propria esistenza nell’aldilà.

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In questo mondo colorato e interessante lo spettatore vivrà momenti emozionanti, tante avventure simpatiche e momenti divertenti anche attraverso personaggi storici come Frida Kahlo (Natalia Cordova-Buckley) e soprattutto verremo catturati dal ritmo di questo mondo e dalla sua musica, elemento centrale che da anima alla storia e al film. I personaggi secondari valorizzano il tutto, con la loro personalità, e tra tutti quello che spiccherà maggiormente sarà Hector, un morto che non può attraversare il ponte dato che nessuno ha messo la sua foto sull’altare e che rischia di sparire. Senza dubbio lui è uno dei personaggi migliori. Inoltre questo film saprà commuovere. Diciamo che è quasi impossibile farlo perché a prendere qualcosa a cui tutti noi siamo legati, ma lo farà anche molto bene, attraverso una costruzione matura e ben fatta e, nonostante lo abbia rivisto più volte, non posso fare a meno di commuovermi in quella parte. Ci tengo anche a sottolineare una cosa. Coco visivamente è incredibile ma non mi ha sorpreso in maniera eclatante. Questo per il semplice fatto che alcuni anni prima uscì un altro film animato incentrato sul Giorno dei Morti e sull’arte messicana: Il libro della vita. Ci tenevo a sottolinealo perché è un grande film che non dev’essere dimenticato.

Per concludere, Coco è un film animato con un lato tecnico incredibile, con un character design curato, delle animazioni curate e un’ambientazione mozzafiato. La storia va ad approfondire la cultura messicana attraverso una ricerca di sé stesso e del proprio passato da parte del protagonista che saprà commuovere. Lo consiglio assolutamente!

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

26 pensieri riguardo “Coco (2017)

  1. Non ho visto Il Libro della Vita ma mentre guardavo Coco continuavo a pensare al mondo dei morti creato da Tim Burton per La Sposa Cadavere, anche quello incredibilmente vivace (molto più del mondo dei vivi in quel caso), colorato e pieno di musica. In ogni caso trovo anche io che sia impossibile evitare di commuoversi guardando Coco, anche se non posso dire che sia uno dei miei preferiti.

    1. Ti consiglio di recuperare Il libro della Vita, è un’opera meravigliosa che adoro parecchio e che un giorno devo assolutamente portare sul blog. E sì, capisco anche che il pensiero sia andato a La Sposa Cadavere anche se alla fine i due film si discostano parecchio sia nello stile sia nella narrazione. Coco è un bellissimo film e va a colpire delle corde, diciamo, universali.

  2. La tua recensione è bellissima e appassionante. Alla prima visione, non apprezzai subito questo film, forse perché lo vidi in un periodo di transizione molto movimentato. Comunque sono stato in grado di apprezzarlo più recentemente. Anche a me ha ricordato molto Il Libro della Vita. Comunque è visivamente molto bello e colorato e la scena di Coco che ricorda il padre fa piangere dalla commozione.

    1. Fare il confronto con Il libro della Vita è assolutamente normale. Se hai visto quell’opera, noti che che Coco prende molto da esso. Sta sempre di fatto che il film riesce veramente a commuovere e quella scena ha fatto piangere parecchio anche me.

  3. Questo film mi ha fatto un effetto strano: a priori, aveva tutto quello che gli serviva per piacermi; ma, a posteriori, l’ho trovato abbastanza “medio”, privo di guizzi, e con una trama decisamente prevedibile. Penso che una parte del mio disappunto dipendesse dalle altissima aspettativa ma, insomma, mi aspettavo tutt’altro dalla Pixar che tratta un argomento del genere.

    1. Purtroppo già a quei tempi, la Pixar aveva perso la sua totale indipendenza e totale creatività. L’ultimo film in cui c’era ancora la Pixar delle origini era Toy Story 3. Da lì in poi la Disney ha messo mano ai suoi lavori. Certo, abbiamo avuto comunque dei film stupendi come Inside Out, ma con il passare del tempo si vedeva un certo calo, non tanto nel lato tecnico quanto nella profondità delle storie. Coco mi piace molto, ma capisco il tuo punto di vista in quanto è abbastanza lineare e senza alcune vera sorpresa, nonostante sia riuscito a commuovermi.

      1. Più che altro, ripeto, Coco lascia il disappunto dell’occasione persa. Erano vent’anni che la Pixar parlava di perdita in senso lato, ci ha perfino girato il suo film più bello (Up). ORA che viene il momento di “darci dentro” sul tema… questo film così “normale”? Poi ripeto, magari è solo una questione di aspettative. Ma dalla Pixar il “normale” non mi basta.

        1. In realtà hai colto il punto della questione. La Pixar dei tempi di Up era molto più coraggiosa, non aveva paura di mostrare certe cose con grande maturità. Qui invece, nonostante tutto, non ci va affatto dentro. Ha dei momenti veramente commuoventi, ma gioca d più sul sicuro. Ed è anche per questo che in seguito la Pixar deluderà parecchio. Perché ci aveva abituato a delle pellicole incredibili, originali, folli e intelligenti nella loro scrittura per poi passare a cose più normali e senza troppe sorprese.

                1. In realtà è semplicemente un film che parla della vita, della bellezza delle semplici cose e di come bisogna vivere la vita sia nei successi che nei fallimenti. Il problema è che nel finale hanno perso l’occasione per mostrare un certo coraggio con una scena che trovo molto ridicola.

                    1. No, la trama ce l’ha è che tendeva a volersi concentrare molto sulle sensazioni, sul concetto di vita e sul valore delle piccole cose. Secondo me il vero problema è che voleva essere coraggioso ma si è tirato indietro fin da subito.

    1. Il film riesce a colpire molto, è molto semplice ma quei momenti con Coco e il padre commuovono parecchio. E per quanto riguarda gli artisti messicani… beh, sì, potevano fare di più in quel senso.

            1. Il primo Toy Story è un capolavoro. Purtroppo con il passare del tempo è invecchiato molto dal punto di vista tecnico (era pur sempre il primo lungometraggio animato in 3D) ma rimane una storia incredibile e molto intelligente. Anche gli altri due capitoli sono stupendi e il terzo mi è rimasto profondamente nel cuore. Sì, c’è un quarto capitolo che però considero come un tradimento dell’opera originale (un giorno pubblicherò l’articolo e ne parlerò di questo tradimento). Up è semplicemente stupendo e magnifico e non solo per quei primi cinque minuti che ci hanno commosso tutti.

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