Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo ripreso a parlare di animazione, come da tradizione, e per l’ennesima volta siamo tornati dalla DreamWorks per discutere dell’ultimo capitolo di una trilogia molto amata e che anche in questo caso aveva l’arduo compito di competere con un primo capitolo che ha fatto la storia, Dragon Trainer – Il mondo nascosto. Un anno dopo gli eventi del secondo film, Berk è diventata una vera e propria utopia dove umani e draghi convivono perfettamente e Hiccup, insieme a Sdentato e i suoi amici, partecipa a delle missioni in cui liberano i draghi imprigionati dagli umani. Quest’ultimi però assoldano un famoso cacciatore di draghi per catturare Sdentato, essendo lui l’Alpha che può controllarli tutti. Hiccup, rendendosi conto che non potranno difendere i draghi per sempre, decide allora di partire alla ricerca del Mondo Nascosto, un mondo leggendario da cui provengono i draghi. Tecnicamente il film è veramente stupendo, con una regia che sa dare alla storia un bel ritmo, un character design sempre funzionante e degli ottimi dettagli. La storia è interessante per il modo in ci si parla della separazione in maniera abbastanza matura e ho apprezzato il villain per le sue motivazioni e la sua pericolosità. Purtroppo ha dei difetti legati a un umorismo che, anche se diverte, è troppo presente e occupa spazio e il fatto che questo è il capitolo meno maturo della trilogia, nonostante i personaggi siano cresciuti. Nonostante tutto lo consiglio!
Torniamo ai live-action e facciamo un salto negli anni ’70 per discutere di un’opera diretta da uno dei miei registi preferiti in assoluto.
Ecco a voi Reazione a Catena (conosciuto anche come Ecologia del delitto e in inglese con il nome A Bay of Blood), pellicola thriller giallo del 1971 scritta da Mario Bava, Filippo Ottoni e Giuseppe Zaccariello e diretta da Mario Bava.

Trama:
La contessa Federica Donati (Isa Miranda) è la ricca proprietaria di una baia incontaminata, ma un giorno lei viene ritrovata morta. La polizia pensa si sia trattato di un suicidio, ma le cose sono ben differenti. Dopo questo evento, vari personaggi iniziano a muoversi, come l’architetto Franco Ventura (Chris Avren) che con la morte della contessa spera di poter iniziare una speculazione sul terreno, oppure Renata Donati (Claudine Angus) e suo marito Alberto (Luigi Pistelli). Renata infatti è alla ricerca del padre disperso, il marito di Federica Donati, ma più di ogni altra cosa è interessata all’eredità. In tutta questa storia ci saranno altri personaggi a muoversi, tra cui lo strano e cupo Simone (Claudio Volonté), e ben presto, in questo strano clima, inizierà una lunga scia di sangue e morte.
Come ho ripetuto più volte, Mario Bava è uno dei miei registi preferiti in assoluto e, anche se qualche volta ha fatto dei film poco convincenti, molto spesso ha creato delle opere incredibili che hanno fatto la storia e utilizzando quel poco che aveva. E tra le sue opere, questa è certamente una di quelle che amo maggiormente e che ogni volta che riguardo mi sorprende sempre.

L’idea di questo film inizialmente era molto diversa ed era stata pensata da Franco Barberi e Dardano Sacchetti, in particolar modo da quest’ultimo (che tra le altre cose ha scritto le sceneggiature per artisti come Dario Argento, Lucio Fulci, Umberto Lenzi ecc…). Non posso rivelare qual era l’idea alla base di Sacchetti, anche perché andrebbe a rovinare certe sorprese, ma qualcosa nel film è rimasto seppur inserito in maniera più marginale. Una delle cose più interessanti è sicuramente il fatto che Mario Bava poté girare il film in completa libertà visto che il produttore del film, Giuseppe Zaccariello, era una persona che aveva molta fiducia nei registi, infatti questa fu una delle poche opere di cui Bava si riteneva abbastanza soddisfatto (sapeva essere fin troppo autocritico).
Come al solito, si inizia parlando del lato tecnico e in questo caso uno dei primissimi elementi che colpisce lo spettatore è certamente la regia di Bava che possiamo definire veramente folle e, in certi punti, quasi psichedelica. Una delle prime cose che si notano sono gli zoom, usati molto spesso in questo film ma con grande sapienza. In questo caso Bava usa zoom in avanti e all’indietro e nel primo caso tende a farlo per sottolineare un evento improvviso che sconvolge uno dei personaggi e anche per aumentare la tensione, nel secondo invece tende a utilizzarli per costruire la tensione, partendo da primissimi piani degli occhi degli attori (o anche dei dettagli come le ruote della sedia a rotelle della contessa) e poi allargandosi per mostrarci meglio la scena. E, come ho detto, questa tecnica viene utilizzata più volte, così come viene utilizzata più volte il fuori fuoco. In diverse transizioni Bava userà infatti la sfocatura, passando da una scena all’altra e ciò non solo non sarà fastidioso, ma riuscirà a unire benissimo queste scene, dando grande naturalezza al montaggio e creando immagini affascinanti. Una delle sequenze più belle infatti è una transizione in cui si vede il sole attraverso la sfocatura e con uno zoom all’indietro il sole si trasforma in un occhio che osserva la scena.

Attraverso queste tecniche Bava riesce a dare un’impostazione stupenda alla pellicola e lo fa anche attraverso movimenti interessanti della macchina da presa, come quella presente all’inizio, in cui i movimenti imitano quelli di un insetto. In generale avremo diversi movimenti di macchina particolari, in certi casi molto rapidi e brutali ma capaci di far comprendere ciò che sta succedendo allo spettatore. Un altro elemento di grande forza del film riguardano le uccisioni. Per molti versi possiamo definire quest’opera come il primo slasher moderno che ha poi posto delle regole molto solide ai successivi slasher e questo lo si può vedere nelle scene degli omicidi (comunque so bene che il film a dare vita allo slasher fu il magnifico Psycho di Hitchcock, ma qui Bava ha dato vita allo slasher moderno).
In questo caso ci ritroviamo davanti a diverse uccisioni e ognuna di loro sa essere unica e differente. Basti solo pensare al modo spietato in cui viene uccisa la contessa a inizio film oppure alla famosissima scena in cui due amanti vengono trafitti da una lancia mentre fanno l’amore. E sì, quest’ultima scena poi verrà copiata dal secondo capitolo di Venerdì 13, L’assassino ti siede accanto. Le scene d’uccisione, tra l’altro, non si concentreranno solo nel momento cruento in cui l’assassino colpisce, ma anche sul dopo, quando la vittima sta vivendo i suoi ultimi istanti rendendo il tutto più interessante e terrificante. Anche la fotografia, di cui Bava è stato il direttore, sa colpire attraverso luci naturali negli ambienti esterni e un tipo di fotografia basata su forti contrasti negli interni, con dei tagli di luce affascinanti e l’uso del colore rosso e blu. Il lato tecnico è veramente incredibile, capace di rendere unica questa storia, ma anche la storia mostra una grande forza.

Solo con l’inizio il film conquista il pubblico. Tutto parte con il cruento omicidio della contessa, organizzato in modo che sembri un suicidio, e qui vediamo anche il volto dell’assassino. Poi però succede qualcosa di inaspettato perché lo stesso assassino viene ucciso da qualcun altro che non vediamo. Questi primi cinque minuti colpiscono e sorprendono e in seguito ci verranno presentati i vari personaggi e soprattutto vedremo cosa farà scattare la lunga scia di sangue. Ciò che Bava voleva mostrare attraverso questa storia era quanto l’essere umano possa cadere in basso, quanto possa diventare freddo e spietato per raggiungere il suo scopo, perdendo la sua umanità. Tutto ciò viene mostrato benissimo attraverso tutti i personaggi, uno peggio dell’altro. Nessuno si salva, sono tutti personaggi che pensano al proprio tornaconto e pronti a qualsiasi cosa. Da molti infatti questo film viene definito come il più nichilista di Bava ma, nonostante ciò, è un film che sa anche fare dell’ironia e divertire, oltre che mostrare elementi slasher ed erotici. Tra l’altro apprezzo come nella parte finale venga chiarito come si siano svolti i fatti e non attraverso delle lunghe spiegazioni ma attraverso dei flashback che si alternano con gli eventi presenti. Quello che però amo di più è il finale, uno dei migliori finali che abbia mai visto.
Per concludere, Reazione a Catena è un film straordinario dove Bava mette in mostra le sue grandi capacità di regista, tra zoom, fuori fuoco e movimenti di macchina folli e parlando di una storia nichilista che sa affascinare, spaventare ma anche divertire. Questo è un film che consiglio assolutamente!

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!
[The Butcher]
Buongiorno, grazie per la recensione. Non conosco questo film. Dalle immagini sembra molto splatter.
Sì, ha dei momenti splatter ma è anche un film eccellente, con un ritmo incalzante e un’evoluzione degli eventi che colpisce. A mio avviso è uno dei più belli di Mario Bava e il finale riesce sempre a colpirmi.
Non conoscevo questo film, ma conosco la tua ammirazione per Bava, che riesci sempre a esaltare egregiamente. Hai narrato questo film in maniera eccelsa.
Grazie mille, amica mia! Amo profondamente questo regista, è stato un vero pioniere e i suoi film rimangono ancora oggi delle opere incredibili e moderne. E questo è certamente uno dei suoi migliori.
A mio giudizio Lamberto Bava è ancora più bravo del padre. Non mi stanco mai di rivedere “La casa con la scala nel buio”, e lo considero un capolavoro assoluto del giallo all’italiana.
Per me invece è il contrario. Lamberto è un grande regista, La Casa con la scala bel buio è un film eccellente così come lo sono anche i suoi due Demoni ma ha anche fatto dei film abbastanza brutti (purtroppo). Il padre invece ha proprio creato dei generi prima di tanti altri e attraverso praticamente nulla (l’unico film in cui il povero Bava abbia avuto effettivamente un vero budget è stato con Diabolik) tirava fuori delle perle del cinema che hanno influenzato intere generazioni e che hanno introdotto dei topoi che vengono ancora utilizzati (mi viene in mente il bellissimo Operazione Paura, con la bambina fantasma dai capelli biondi, un’immagine che perfino Fellini arrivò a copiare e a inserire in una sua opera).
A proposito dei film di Diabolik, ho visto i 3 diretti dai Manetti Bros (tutti e 3 al cinema tra l’altro), e li ho trovati fantastici. Sono piaciuti anche a te?
Sì mi sono piaciuti molto, in particolar modo il primo. Praticamente ho rivisto un cinema di genere che in Italia non abbiamo più da tantissimi anni oltre che ritrovare una trilogia molto fedele al fumetto. Tempo addietro feci una recensione del primo capitolo. Mi dispiace solo che non abbiano avuto così tanti successo, sono praticamente passati in sordina.
Il primo film è uscito in piena pandemia, quindi è passato in sordina e ha incassato poco per questo motivo. Il secondo e il terzo film invece sono usciti ad emergenza finita, ma chi si era perso il primo (ovvero quasi tutti) poi non è andato a vedere i sequel. E’ stata una trilogia azzoppata fin dall’inizio, e ha avuto un destino davvero maledetto. Grazie per la chiacchierata, piacevole come sempre! :)
Però c’è da dire che Diabolik, il primo, era uscito anche in mezzo ad altri titoli come ad esempio Venom e così via. E quei titoli sono andati bene al botteghino nonostante la pandemia. In quel caso credo che la pandemia sia stato solamente un effetto secondario. I problemi principali sono sempre la pessima pubblicità, la distribuzione traballante e la sfiducia degli italiani nelle opere italiane nonostante in realtà ancora oggi ci siano degli ottimi registi che ci provano a dare qualcosa di interessante anche con poco.
Un capolavoro, se non IL capolavoro di Bava Jr.
Non sai quanto mi renda felice sentire la parola capolavoro usata per quest’idea di Mario Bava! Sicuramente è una delle sue opere più belle in assoluto e quelle che riesce a stupire. Ne ha fatte tante che ho amato e questa merita senza dubbio il podio.
Grazie mille per la recensione
Grazie a te!