Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo deciso di cambiare argomento, passando al mondo dei libri, e parlando non solo di un grande classico della letteratura ma anche di uno dei miei romanzi preferiti in assoluto ossia Frankenstein di Mary Shelley. La storia inizia con un giovane esploratore di nome Robert che si sta dirigendo al polo per fare alcune ricerche e durante il suo viaggio spedisce delle lettere alla sorella per tenerla aggiornata. A un certo punto però la nave rimane intrappolata nel ghiaccio ed è qui che lui e il suo equipaggio salvano uno scienziato originario di Ginevra, Victor Frankenstein. Tra Robert e Victor nasce una profonda amicizia e alla fine quest’ultimo si decide nel raccontargli la sua storia, di come la sua vita sia andata a pezzi per colpa della creatura che aveva creato. Un libro davvero affascinante che ancora oggi riesce a colpire e che, grazie alla sua semplicità e intelligenza, parla di diverse tematiche. Dire che è un libro che critica l’uomo che gioca a fare Dio è moto superficiale, infatti parla di tantissimi argomenti tra cui la moralità, il lutto, l’abbandono, la perdita, il senso di colpa. Tantissimi argomenti universali e personali che si mischiano perfettamente e vengono portati avanti attraverso due personaggi come Victor e la Creatura per cui non possiamo far altro che empatizzare e capire il dolore. Un’opera straordinaria che consiglio assolutamente.
Inoltre Fran ha pubblicato un articolo molto interessante su diverse letture che ha fatto sul sito di NetGalley e sulle recensioni di piccoli libri che ha scritto. Potete recuperare l’articolo QUI.
Con questo articolo torniamo nel mondo del cinema e specialmente in quello dell’animazione. Quindi, dato che ci siamo, direi di continuare con la Pixar, arrivando a discutere del loro quinto film animato.
Ecco a voi Alla ricerca di Nemo (Finding Nemo), pellicola animata del 2003 scritta da Andrew Stanton, Bob Peterson e David Reynolds, diretta da Andrew Stanton e co-diretta da Lee Unkrich.

Trama:
Marlin (Albert Brooks) e Coral (Elizabeth Perkins) sono due pesci pagliaccio che si sono appena trasferiti in un’anemone vicino alla barriera corallina. Coral ha deposto centinaia di uova e i due non vedono l’ora di diventare genitori, ma un giorno un barracuda li attacca, uccidendo Carol e mangiando tutte le uova. Marlin sopravvive e scopre che un uovo si è slavato e decide di chiamarlo Nemo (Alexander Gould), come voleva sua moglie, e di proteggerlo a tutti i costi. Nemo cresce ma Marlin si dimostra sempre più preoccupato per il figlio, arrivando a essere iperprotettivo. Durante il suo primo giorno di scuola Nemo, stanco del comportamento del padre, decide di toccare con la sua pinna atrofica un motoscafo fermo in superficie, ma subito dopo viene preso da un sub che si allontana con la braca. Marlin, disperato, tenta di inseguire il mezzo ed è qui che incontra Dory (Ellen DeGeneres), un pesce chirurgo che soffre di perdita di memoria a breve termine. I due partiranno alla ricerca di Nemo, il quale è finito nell’acquario di uno studio dentistico insieme a un gruppo di pesci che vuole evadere di lì.
Questo è un film che ha fatto parte della mia infanzia e non so quante volte l’abbia visto e rivisto. Forse è stata proprio quest’opera a farmi scoprire la bellezza dell’oceano e della sua flora e fauna. Una pellicola che ai tempi ebbe molto successo, venendo elogiata anche dalla critica e che a riguardarla oggi sa stupire profondamente. Ma partiamo con ordine.

Si parte come al solito con la produzione del film. Diciamo che l’ispirazione per quest’opera nacque grazie a varie esperienze dello stesso regista, Andrew Stanton, e anche a eventi legati alla sua infanzia (come quando andava dal dentista e vedeva l’acquario con i pesci, da dove gli venne l’idea dei pesci che vogliono fuggire). Possiamo dire in un certo qual modo che per Stanton questo film fu molto personale visto che si basò molto sulle sue esperienze (tra cui alcune con suo figlio) e quest’intimità ha certamente dato qualcosa in più alla storia, soprattutto a livello emotivo. Per quanto riguarda l’idea di Marlin e Nemo, il regista disse che gli era venuta dopo aver visto la foto di due pesci pagliaccio che davano una sbirciata fuori da un’anemone. L’immagine si dimostrò molto suggestiva, i due pesci avevano colori molto accesi e ricchi e inoltre sono dei pesci che tendono a essere territoriali e a uscire poco dagli anemoni e, visto che Marlin doveva affrontare un viaggio enorme per salvare suo figlio, questa cosa dava ancor più valore alla storia. La pre-produzione di quest’opera e anche la sceneggiatura iniziarono durante la post-produzione di A Bug’s Life e, per poter meglio descrivere la flora e la fauna marina, gli animatori fecero immersioni subacquee sulla barriera corallina.
Parlando del lato tecnico, non posso far altro che sottolineare un elemento che mi ha sempre fatto impazzire e che considero trai punti di forza maggiori della pellicola: il character design. Di solito quando si ha come protagonisti degli animali in film animati si tende ad antropomorfizzarli molto in modo che attraverso delle espressioni e dei movimenti più simili a quelle umane posano trasmettere alle persone certe emozioni. Qui invece si è cercato di dare ai vari pesci (ma in generale a tutti gli animali) delle sembianze e delle movenze che fossero il più possibile simili alle loro controparti reali. Quindi ci ritroviamo in varie occasioni con movimenti tipici dei pesci reali anche se di tanto in tanto compiranno gesti e movenze più umane (specialmente attraverso le pinne). Cercare di rendere il tutto più realistico possibile poteva anche essere un problema, visto l’inespressività dei pesci e per questo hanno lavorato molto sui volti dei personaggi in modo che si abbinassero ai loro corpi ma fossero anche carichi di emozioni (cosa che invece il remake live-action de Il Re Leone non ha fatto, ma meglio evitare queste frecciatine). Quindi hanno dato ai pesci un volto molto cartoonesco con dei grandi occhi rotondi e grandi bocche, oltre che alle arcate sopraccigliari, fondamentali per le espressioni. Non hanno aggiunto troppi dettagli, sono andati sulla semplicità, una scelta a mio avviso ottima che ha creato diversi personaggi visivamente gradevoli e con un aspetto consono alla loro personalità.

Visivamente parlando il film è una gioia per gli occhi ancora oggi. La barriera corallina è una meraviglia, ricchissima di elementi e dettagli oltre che di colori che ti fanno subito amare quel luogo. Inoltre sono stati molto bravi a rendere interessante anche le zone aperte in pieno oceano e qui si deve molto anche grazie all’illuminazione, dove hanno giocato molto con gli effetti di luci e ombre capaci di creare bellissime atmosfere. Le ambientazioni tendono a variare molto e la cosa bella è che gli stessi animali lì presenti aiutano molto a rendere questi luoghi ricchi e interessanti, mostrando la varietà dell’oceano e mettendo una certa curiosità nello spettatore per i pesci rappresentati (ricordo che da piccolo cercai poi delle informazioni si di loro, specialmente sulle tartarughe) e alcune battute legati a essi erano anche intelligenti perché erano molto legati agli animali reali e a certi loro comportamenti.
Il lato tecnico è eccezionale e tiene incollato lo spettatore, ma anche la storia sa colpire e sorprendere, partendo proprio dai primissimi minuti. Infatti proprio all’inizio il film si dimostra veramente coraggioso mostrando la morte di Carol. Una decisione forte che ci fa comprendere perfettamente il comportamento iperprotettivo che Marlin ha con Nemo, un comportamento con cui possiamo empatizzare. Il rapporto che c’è tra i due all’inizio è molto ben sviluppato e mostrato davvero bene. I due in realtà si vogliono bene, c’è un legame padre-figlio ma tutto ciò viene oppresso dalle paure e dell’iperprotettività di Marlin. Tante cose lo spaventano e cerca sempre di limitare suo figlio per proteggerlo, ma così facendo rovina il loro rapporto, impedisce che ci siano veri momenti padre-figlio e inoltre impedisce a Nemo di crescere, di scoprire sé stesso. Nemo non può mai mettersi in gioco e questa cosa lo porta ad allontanarsi ed è infatti quando sarà con Branchia (Willem Dafoe) e i pesci dell’acquario che avrà modo di crescere e mostrare cosa può fare, tra fallimenti e successi.

Il comportamento di Marlin nei confronti di Nemo, sul fato che non potrà mai fare certe cose, si rifletterà anche su Dory. Adoro il rapporto che c’è tra Marlin e Dory, in cui abbiamo il primo che è un personaggio carico di ansie, pessimista e burbero mentre la seconda è spensierata, allegra e ottimista, creando di fatto una coppia perfetta per un buddy movie ed entrambi funzionano benissimo. Nonostante le loro grandi differenze, i due si completano e Marlin, grazie al viaggio e grazie soprattutto a Dory, si renderà conto che il comportamento che ha avuto con suo figlio non era giusto e arriverà a una maggior maturità, oltre che finalmente ad andare avanti. I personaggi principali sono fantastici e lo stesso vale anche per quelli secondari. Quest’ultimi sono molto numerosi e nessuno di loro verrà dimenticato perché ognuno di loro avrà delle particolarità uniche sia nel comportamento che nel loro aspetto. Mi viene in mente Bruto (Barry Humphries), lo squalo bianco che non vuole mangiare i pesci perché li considera amici oppure Scorza (doppiato dallo stesso regista), la tartaruga centenaria che segue il flusso, in tutti i sensi, per non parlare di Branchia e dei pesci dell’acquario. C’è molta varietà con i personaggi, personaggi ricchi di personalità che non rubano la scena ai protagonisti ma aiuta a valorizzarli. Inoltre parliamo di un film che non solo sa essere divertente ma si rivela anche molto dolce e delicato in certe questioni, arrivando a scaldare il cuore con le emozioni che riesce a trasmettere.
Per concludere, Alla ricerca di Nemo è un film straordinario che riesce a stupire nel lato tecnico e a mostrarci le meraviglie dell’oceano attraverso bellissimi dettagli, ambientazioni curate e dei pesci con bellissimi design. I personaggi sono stupendi e pieni di personalità e diversificazione e la storia riesce a catturare perfettamente le giuste emozioni, regalandoci un film certamente divertente ma anche dolce e delicato. Lo consiglio assolutamente!

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!
[The Butcher]
Questo è uno dei più belli mai realizzati e non solo a livello di animazione che io trovo straordinaria. La storia è coinvolgente, i personaggi ben delineati, è divertente, è commovente, è perfetto.
E’ un film straordinario sotto ogni punto di vista e non posso che darti totalmente ragione!
NICE 💚🧡♥️
Thank you very much!
I LOVE ❤️
[…] i capelli di tutti gli umani erano corti e personaggi come Boo di Monsters & Co o Darla di Alla ricerca di Nemo avevano i codini per semplificarne i movimenti. Per questo motivo i capelli qui presenti furono una […]
[…] del 1952. Certamente il design è molto semplice e a mio avviso non raggiunge gli ottimi livelli di Alla ricerca di Nemo, ma nella sua semplicità riesce a essere funzionale e a rendere i personaggi visivamente […]
[…] delle linee più delicate e rotondeggianti. In pratica mise in atto lo stesso concetto usato ne Alla ricerca di Nemo, dove i corpi erano molto vicina alla loro controparte reale ma il volto era curato in maniera […]
[…] nella CGI che doveva occuparsi dei seguiti sui personaggi Pixar e non solo Toy Story ma anche Nemo e Monsters & Co. Diciamo che questa divisione non godette di buona fama (e per ovvi motivi), ma […]
[…] consideraste tale questo scritto. Ma se vi interessa una bella recensione di Alla ricerca di Nemo, qui ne trovate una niente […]
[…] po’ come era successo per Monsters University, non sentivo alcun bisogno di un seguito de Alla ricerca di Nemo in quanto quel film riusciva a parlare bene di tutto quanto e ad avere un’ottima chiusura. […]