Valhalla Rising

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo deciso di parlare di un film francese, un’opera diretta da una regista che risetto molto e che ho sempre stimato, ossia Céline Sciamma con il suo Petite Maman. La storia parla di una bambina che dopo aver perso la nonna resta con la famiglia nella sua vecchia casa per svuotarla. La madre, ancora scossa per la perdita, se ne va prima e la bambina incontra nella foresta una coetanea che sta costruendo una capanna. Capisce subito che quella bambina non è altri che sua madre da piccola e che, per qualche strano motivo, in un certo punto della foresta può andare nel passato. Una storia molto semplice, diretta in maniera egregia, con inquadrature costruite bene, una bella fotografia e un ritmo lento perfetto per questa pellicola. Ciò che però sorprende sono la storia e le tematiche. Attraverso dei momenti semplici, piccoli gesti e scene dolci, il film riesce a parlare di diversi argomenti complessi come perdita, tristezza, famiglia e riconciliazione. Tutto attraverso la semplicità e due bambine molto intelligenti ed empatiche. Un’opera da vedere.
Con l’articolo di oggi rimaniamo sempre in Europa e discutiamo di un film danese (una co-produzione danese-inglese per la precisione). Trovo sempre divertente spaziare tra pellicole di diverse nazioni e scoprire certi registi con tanto da dire. Questo è quello che è successo tempo fa quando scoprii Nicolas Winding Refn, proprio grazie a Pusher (il suo primo film) e poi The Neon Demon, quest’ultima una pellicola che mi colpì particolarmente. Seguo il regista da un po’ e lo apprezzo molto per la sua regia e messa in scena e con oggi porto uno dei suoi film più interessanti.
Ecco a voi Valhalla Rising, pellicola epica e drammatica del 2009 scritta da Nicolas Winding Refn, Roy Jacobsen e Mika Arcidi e diretta da Nicolas Winding Refn.

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Trama:
Il protagonista della storia, One-Eye (Mads Mikkelsen), un uomo muto e senza un occhio, è tenuto prigioniero da un gruppo di vichinghi che lo usano per combattere con altri prigionieri e guadagnare un po’ di soldi. One-Eye è molto forte ed è perfino temuto dai suoi carcerieri. Un giorno riesce a liberarsi e a uccidere tutti, tutti tranne un ragazzino (Maarten Stevenson) che da quel momento in poi lo seguirà ovunque. In seguito incontrano dei vichinghi cristiani che vogliono partire per la Crociata e liberare la Terra santa. Il gruppo si imbarca, ma verrà inghiottito da una strana nebbia che farà perdere loro il senso dell’orientamento e li farà vagare nell’ignoto per molto tempo. Alla fine approdano sulla terraferma, ma non è la Terra santa, è un luogo che non conoscono e che li metterà tutti a dura prova.

Refn è sempre stato un regista con una grande tecnica, però devo dire che ad alcuni questo film non piacerà, proprio per il modo davvero peculiare con cui affronterà l’epicità. Su questo punto ci torneremo tra un po’, ma doveva assolutamente dirlo. Io l’ho apprezzato molto, ma altri potrebbero pensarla diversamente.

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Iniziamo, come al solito, con il lato tecnico. Il film è diviso in sei parti, ognuna delle quali avrà un titolo. Per esempio, la prima parte, quella in cui One-Eye è prigioniero, si chiama Ira. In questo punto del film vedremo come la storia sarà fatta per lo più di silenzi. I personaggi parlano veramente poco e diranno solo il minimo indispensabile, per non parlare del protagonista che invece non dirà mai nulla. Il silenzio è uno degli elementi che notiamo fin da subito, ma un altro sarà sicuramente la regia. In queste scene il regista farà diversi primi piani interessanti dei vari personaggi, riuscendo però a mostrare il paesaggio circostante. Ci saranno delle inquadrature notevoli e particolari, con i personaggi che parlano mentre osserveremo anche il cielo, limpido o nuvoloso a seconda delle situazioni, dando all’intera scena qualcosa di unico, dando maggior valore alla scena. La regia è molto curata e Refn punterà molto sulla bellezza dei paesaggi, riprendendo la terra iniziale come un luogo tetro e cupo, mentre la nuova terra che scopriranno in seguito avrà un’aria più viva, accesa, ma anche sovrannaturale.

La fotografia è ottima, una fotografia naturale, un po’ com’era successo per il bellissimo Il Primo Re. Soltanto che qui ci saranno dei punti onirici, delle visioni che avrà il protagonista. Il rosso in questi momenti sarà predominante, un rosso molto acceso, scarlatto come il sangue che riuscirà a dare quest’atmosfera surreale e, appunto, onirica. Un’altra cosa che ho apprezzato sono i combattimenti. Ci saranno diversi scontri, specialmente all’inizio, brevi ma davvero ottimi. Ciò che ho veramente apprezzato è il modo “realistico” con cui sono stati realizzati, persone che combattono con i denti e le unghie per le loro vite, scontri feroci e violenti in cui il sangue si mischierà al fango e alla terra. Ho sempre apprezzato questo tipo di scontri nel cinema e in questo caso ho apprezzato anche l’aspetto dei vari personaggi. Nessuno di loro è bello, sono tutte persone vissute, persone sopravvissute a diversi scontri, sporchi e malridotti. Le musiche sono stupende, mai inopportune, e daranno maggior atmosfera all’intera pellicola.
Il livello tecnico è stupendo, ma anche la storia sarà altrettanto ottima.

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Il tema principale è il viaggio. Il motivo che spinge i vichinghi cristiani sono le ricchezze e la remissione da tutti i peccati, mentre sembra che One-Eye li segua per via delle visioni. Fin da subito ci ritroviamo in un viaggio folle, surreale, soprattutto quando arriverà la nebbia. Una nebbia costante che impedirà a tutti loro di vedere dove stanno andando e portandoli a soffrire la fame e la sete, portandoli a dubitare di quello che stanno facendo. Quando poi approderanno in questa terra sconosciuta (in realtà si capisce di che tipo di terra si tratta, ma non dirò nulla), le cose peggioreranno e crederanno tutti di essere all’inferno. Quindi, ancora una volta, sarà il viaggio il filo narrativo, un viaggio molto particolare. A mio avviso questa pellicola è piena di metafore e le persone possono vederci diverse interpretazioni (la stessa nebbia che porta questi uomini a perdersi può avere diversi significati).

Quello che ho visto io in parte è un viaggio per conoscere meglio se stessi, un viaggio dell’anima, un viaggio terrificante per tutti loro. Quasi tutti i vichinghi cristiani saranno personaggi negativi (forse due si dimostrano più umani) e vedremo il loro lato oscuro in quest’avventura e lo stesso vale per One-Eye. Lui è molto singolare, è una persona di cui non sappiamo nulla, sembra quasi non avere un passato e, nonostante il più delle volte sembri tranquillo e composto, quando attacca mostra una ferocia terrificante. Neanche lui è un personaggio positivo, ma questo viaggio sembra quasi dargli uno scopo, in particolar modo per quanto riguarda il suo rapporto con il ragazzo. Si affezionerà a lui e lo proteggerà, probabilmente l’unico vero personaggio puro in tutta la pellicola. Oltre al viaggio per cercare se stesso, almeno nel caso di One-Eye, questo sarà anche un viaggio di redenzione. E, come ho già detto prima, ci sono talmente tante metafore e allegorie, che ognuno può dare diverse interpretazioni.

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Per concludere, Valhalla Rising è un film incredibile a livello estetico, con una regia curata e particolare, che valorizza il paesaggio e una fotografia ottima. Inoltre è una storia piena di significati, che dimostra la sua forza attraverso le immagini e il silenzio, mostrando un viaggio dell’anima ben realizzato. A mio avviso è un’opera da vedere, anche se forse non è per tutti.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

23 pensieri riguardo “Valhalla Rising

      1. Sono film che, secondo me, si contraddicono tra forma e sostanza, oltre che propugnare un’idea di violenza che, a mio avviso, non sanno comunicare (anche proprio a causa dello iato tra forma e sostanza)…
        Uno iato tra forma e sostanza che sta, principalmente, secondo me, nel costruire immagini così limate da rasentare la fintezza, senza che quella fintezza abbia un senso metacinematografico o metadiegetico: mi fa un effetto “finto documentario” che mi fa orrore visto che la natura “finta e costruita” delle immagini è ribadita con forza ogni secondo (perciò cosa la spacci per “documentaristica” o “archeologica” se è così finta!)…
        con questi modi finisci per fare milioni di accorgimenti visuali senza un vero perché (tipo fare 3000 piani sequenza per puro, esibito e insopportabile virtuosismo istrionico)…

        e poi trovo senza motivo ribadire a oltranza la natura violenta dell’esistenza senza dare a quella violenza almeno un “segno”, visto che non si può sancirne la pura constatazione… della serie: s’è capito che il mondo è merda, per cui siamo sicuri che ridire che il mondo è merda meriti la fatica se non lo si ribadisce con qualche accezione in più?
        E magari un “segno”, Primo Re e Northman, alla merda del mondo glielo dànno, e non è congruente col mio (ma qui entra in causa il gusto)… come se Primo Re e Northman dicessero “il mondo è merda ed è bene così: si fa bene ad ammazzarsi a vicenda perché è la nostra natura…”; beh, in risposta, a me scappa il vaffanculo… ma forse sono sbagliato io…
        se ti va di sentirmi insultare, anche gratuitamente quei film, ne ho scritto:
        https://matavitatau.wordpress.com/2022/05/01/the-northman/
        e
        https://matavitatau.wordpress.com/2019/02/07/il-primo-re/

        1. Quando avrò tempo leggerò con piacere i tuoi articoli ma no, non ho alcuna intenzione di insultarti per via delle tue opinioni diverse, anzi io apprezzo sempre avere discussioni con persone che la pensano diversamente. Ho trovato interessante il tuo punto di vista anche se mi è sembrato fin troppo severo. Alla fine tentano di entrare nella mentalità di quei tempi e allo stesso tempo di approfondire le tematiche religiose, come se stessimo visionando un poema epico scritto in quei tempi. E riguardo alla questione giusto e sbagliato lì il concetto è molto più complesso di così. Per esempio in The Northman a mio avviso non abbiamo un vero personaggio positivo. La furia di Amleth porta a tanta morte e distruzione anche di persone innocenti e alla fine scopriamo pure che il padre non era il grande uomo che pensava. The Northman è una storia molto drammatica dove il concetto di predestinazione viene mostrato sotto una luce oscura e dove viene anche mostrato che il protagonista poteva fuggire da questo destino nefasto ma se ne rende conto troppo tardi. Come ho detto, quando avrò tempo leggerò con piacere i tuoi articoli.

          1. Proprio in The Northman io cerco di distruggere l’atteggiamento che dici tu di assistere a un poema epico antico…
            Un atteggiamento che io aborrisco, poiché i poemi antichi si leggono con i commenti, non certo alla lettera: perché se si leggono alla lettera si rischia di non capirci un cacchio…
            E secondo me, Eggers non ci ha capito un cacchio!
            Però, vabbé, sono gusti e preferenze…
            e c’è sempre la libertà di non vedere, di cui mi avvarrò assai con altri film di Eggers, probabilmente, e sicuramente con altri film appunto ispirati a roba medievale, preistorica o antica presentata senza l’adeguata saggezza dell'”adattamento”…

            1. Io invece credo che si sia preparato molto bene con questo film. Nonostante sia un blockbuster è riuscito a entrare nella mentalità dell’epoca e della loro cultura e, visto che adoro le leggende nordiche e le loro storie, ho ritrovato tanti elementi che avevi studiato e senza alcuna fonte di modernismo.

              1. Mi fa molto piacere per te! E divergiamo ancora poiché è proprio la mancanza di modernismo che a me terrorizza: il restare “a come è scritto”, ed è scritto millenni fa, è un atteggiamento che innesca la mia paura… ma sono io eh…

    1. Onestamente non ne tengo mai il conto. Di solito varia a seconda della settimana. A volte riescono a vedere tre film in una settimana mentre altre arrivo quasi a una decina. Dipende sempre da quello che mi succede intorno.

    1. È un film che riesce a distinguersi per la sua unicità e il suo stile. Hai citato dei registi grandiosi che effettivamente possono rivedersi in tale opera. Un giorno recensirò anche The Northman.

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