Baby (2020)

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo deciso di tornare a parlare di Ridley Scott, un regista che ho sempre stimato e apprezzato, con uno dei film storici da lui realizzati che preferisco in assoluto, Le crociate – Kingdom of Heaven. La storia di un uomo che, dopo aver perso ogni cosa in patria, decide di andare a Gerusalemme per prendere possesso delle terre lasciategli dal ritrovato padre. Qui ricomincerà tutto da capo, costruendosi una vita migliore, ma le cose si faranno subito complesse: la pace che c’è tra il Re di Gerusalemme e Saladino rischia di cadere a pezzi per colpa di alcuni crociati che vogliono entrare in guerra nel nome di Dio. Una pellicola veramente incredibile sotto ogni punto di vista. Il lato tecnico è eccelso, Scotto riesce sempre a dirigere opere impressionanti, mostrandoci ampi paesaggi e facendoci sentire la grandezza e la bellezza di questi luoghi. Le musiche sono stupende e costumi ed effetti speciali sono curati. Quello che sorprende di più però sono i personaggi, ricchi di sfaccettature, e soprattutto il messaggio che vuole trasmettere. La storia è romanzata, anche se non ai livelli del Gladiatore, per fare un confronto con la società odierna, divisa da odio e diffidenza, dove però vivere insieme è possibile, anche se difficile per via di estremisti che vogliono usare la violenza. Un’opera da vedere assolutamente e, se possibile, nella versione director’s cut.
Questa volta torniamo nuovamente a parlare di horror. Per me è impossibile stare lontano da questo genere, mi piace tantissimo e riesce sempre a toccare le corde giuste (almeno per quanto mi riguarda). Tra le tantissime pellicole che ho visto in questi tempi, ce n’era una che mi aveva colpito sotto diversi punti di vista, ma di cui ho posticipato la recensione. Al suo posto ho portato, ai tempi, Son, horror altrettanto valido e interessante che aveva in comune con quest’opera una delle tematiche: la maternità.
Ecco a voi Baby, pellicola horror/thriller e drammatica del 2020 scritta da Juanma Bajo Ulloa ed Elisa Marinas e diretta da Juanma Bajo Ulloa.

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Trama:
Neska (Rosie Day) è una giovane donna tossicodipendente che ha da poco avuto un neonato. La sua vita è disastrata, vive da sola, fa fatica a pagare l’affitto dell’appartamento e cerca in tutti i modi di ottenere la droga. A un certo punto non riesce più a trovare i soldi necessari e, disperata e comprendendo di non essere in grado di accudire il neonato, vende il bambino a una misteriosa donna chiamata Emakumea (Harriet Samson Harris). Neska riesce così ad avere un mucchi di soldi, ma si pente quasi subito della sua scelta e decide di riprendersi il proprio figlio. Rintraccia la casa di Emakumea, nascosta in una foresta, e quando arriva lì capisce che non sarà così semplice riprendersi il piccolo. La signora vive insieme ad Albinoa (Natalia Tena) e a Neskatoa (Mafalda Carbonell) e le tre sembrano essere quasi delle streghe che attendo il diciassettesimo giorno del mese per poter dar via il bambino. Neska dovrà fare di tutto per riprendersi il piccolo prima di quella data.

Sono sempre stato molto interessato a Ulloa come regista. In tutta la sua carriera ha sempre sfornato delle pellicole davvero belle in cui mostra una cura tecnica eccellente ma portando anche delle storie molto affascinanti. Mi piacerebbe portare in futuro altre sue opere, visto che meritano parecchio. Quindi, senza perdere altro tempo, iniziamo questa recensione.

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Vorrei partire dal lato tecnico di questo film. Fin dalle prime inquadrature il regista dimostra di avere cura per ogni minimo dettaglio, dalle luci al montaggio e all’utilizzo delle musiche. La pellicola apre proprio con Neska che mette al mondo il proprio figlio, da sola, a casa e in maniera abbastanza dolorosa e anche impacciata, mostrando un certo realismo nella situazione. Nonostante ciò, quello che ci troviamo davanti è una pellicola molto elegante, con un uso sapiente dei colori e dei tagli di luce, veramente belli e ricercati, capaci di dare la giusta atmosfera alla storia e concentrare l’attenzione del pubblico su determinati oggetti o persone. Tra le altre cose il regista spagnolo riesce anche a sfruttare benissimo i luoghi delle riprese, come ad esempio il posto in cui avviene il fatidico scambio, con una vista su un lago stupendo, che rendono la scena ancor più tragica. Per non parlare delle meravigliose musiche di Bingen Mendizábal e Koldo Uriarte, un misto tra orchestra e solo violino in cui si riesce a sottolineare sensazioni come la nostalgia e la malinconia.

C’è però un elemento che mi ha molto colpito e che rende il film molto particolare: i personaggi non parlano mai.
Le protagoniste di questa storia non diranno mezza parola, cosa che a qualcuno potrebbe non piacere, ma che mi ha sorpreso parecchio perché saranno le sole immagini a spiegare cosa succede, la caratterizzazione dei personaggi e i loro rapporti. Per esempio, grazie a delle immagini sul suo passato, possiamo intuire come Neska sia caduta vittima della tossicodipendenza, lo vediamo quando riguarda le sue vecchie foto da ballerina, capiamo cos’è successo e vediamo inoltre una foto in cui è insieme a un uomo, ma quest’ultima parte è strappata. Sono piccole cose che ci fanno comprendere molto e lo stesso vale per le tre streghe. La vecchia signora comanda sulla casa, mentre la donna adulta è quella più sottomessa ma anche la più aggressiva e la bambina invece si comporterà in maniera viziata e con un certo sadismo (se vi state chiedendo come conosco i nomi dei personaggi se non parlano per niente, è perché mi sono informato in rete). Il fatto che si riesca a comprendere questi elementi senza che nessuno proferisca parola è un grande punto per il regista a mio avviso (del resto nel cinema sono le immagini che devono parlare).

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Ciò che però mi ha avvicinato all’opera è questo: il film è una fiaba nera. Una fiaba nera di vecchio stampo, non come quelle recenti ma una fiaba oscura creata per tempi oscuri e incerti, dove la vita era molto difficile e piena di insidie. L’atmosfera che il regista riesce a creare è molto simile a un sogno, è qualcosa di onirico, bloccato in un altro tempo così come lo è la casa delle tre che, per come è arredata, ricorda molto quella di una strega.

Il film è anche condito di tante metafore per lo più legate ai numerosi animali e insetti che verranno mostrati durante la pellicola. Il più ionico è sicuramente quel ragno che viene mostrato più e più volte (la scena più iconica è legata a questo insetto che cammina sopra il ciucco del bambino), ma lo stesso si può dire del cavallo bianco o dei corvi. Perfino le stesse streghe rappresentano una metafora, ricordano molto le Parche, infatti si posso immedesimare come la vecchiaia, l’età adulta e la fanciullezza. Queste metafore sono tante e non tutte si possono capire, alcune sono criptiche, volutamente criptiche ma ciò non impedisce la comprensione della storia perché quest’ultima è molto semplice: una madre che vuole recuperare il proprio figlio.

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Per concludere, Baby è un film veramente impressionante a livello tecnico, con una regia elegante, una fotografia ricca di dettagli e una musica evocativa. Le attrici sono strepitose, capaci di mostrare profonde emozioni attraverso le proprie espressioni e l’atmosfera da fiaba nera che si respira riesce a donare alla pellicola un che di surreale e onirico, quasi magico, accentuato ancor di più dalle numerose metafore. Ammetto di essermi divertito molto a recensire questo film, ma immagino che questa pellicola non sia proprio adatta a tutti proprio per la sua particolarità. Però io la consiglio la stessa, provate a vederla perché potreste scoprire una piccola perla.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

15 pensieri riguardo “Baby (2020)

        1. Ormai questa è diventata la mia missione. Un giorno riuscirò a trovare qualcosa di horror non americano che sappia dirti qualcosa. Spero che anche questo possa essere d’ispirazione.

            1. Nessjn problema. La cosa bella era proprio vedere una persona simile rendersi conto del proprio errore e cercare di rimediare. Quest’opera non si baserà solo sul recuperare il bambino ma sarà anche una sorta di redenzione e rinascita per lei.

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