Spiral – Capitolo 1: Cenere

Sotto consiglio di un caro amico, ho deciso di cominciare a pubblicare qui nel blog i capitoli del romanzo a cui sto lentamente lavorando.

Ma adesso passiamo al succo del discorso.
Vi presento Spiral, un romanzo fantascientifico che ho in mente di scrivere da molto tempo. Finalmente ho trovato il coraggio di mettere su carta quello che sta prendendo forma da anni nella mia mente.

Sono lenta a scrivere e sono insicura, quindi abbiate pazienza con me.

DISCLAIMER:
Il romanzo è in corso di stesura. Quindi potranno esserci incoerenze e sicuramente, una volta finito, dovrà essere editato pesantemente.
Sono quindi accetti consigli e critiche costruttive.
Offese inutili saranno ignorate.
Buona lettura.

SPIRAL – Capitolo 1: Cenere

Disegno di Jusan: https://vk.com/jusangross
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ANTEPRIMA:

Capitolo 1 – Cenere

Noi siamo la cenere di questo mondo.
Noi siamo ciò che cade dal cielo dopo un incendio.
Noi siamo la polvere sotto le scarpe.
Noi siamo le cose perse nel tempo e nel fuoco.


33-esima colonia lunare

Correva con la pagnotta stretta al petto. Non osava voltarsi per vedere chi e quanti la stessero inseguendo. Il sangue pulsava all’impazzata nelle vene e il cuore le batteva in gola, mentre la cassa toracica rischiava di esplodere. I corti capelli biondi, scombinati dal vento, le se appiccicavano a ciocche sulla fronte sudata. Sentiva le gambe cedergli e il fiato mancarle; ormai era allo stremo ed erano giorni che non mangiava decentemente. Aveva raccattato qualcosa dalla spazzatura e bevuto acqua verdastra dal ruscello che scorreva placido vicino al suo rifugio. Non aveva le forze per sostenere uno sforzo fisico di tale importanza.
Doveva ricorrere alla propria astuzia e agilità, perché presto sarebbe crollata a terra svenuta.
Gaia non era una persona che considerava il fatto di arrendersi; piuttosto sarebbe morta, di stenti o uccisa. Mai avrebbe accettato di finire nelle prigioni o venduta come schiava.
Schivando con maestria i passanti che osservavano i prodotti del mercato, s’infilò in una stradina laterale sulla destra, deviando all’improvviso. Era lontana dal suo rifugio e di certo non vi avrebbe condotto quella gente.
Doveva elaborare presto un piano d’azione, un modo per seminarli perché presto avrebbe perso i sensi.
Corse tra i vari vicoli contornati dalle vecchie case della colonia. Il sudore le impregnava la tuta logora e gli stivali ai piedi, ormai quasi del tutto consumati, ferivano la pianta dei piedi. Di sicuro stava sanguinando.
“Perché non sparano?” si chiese per l’ennesima volta.
“Perché mi vogliono viva e in salute: una schiava ferita non serve a nulla e i giovani orfani erano adatti solo a questo. Siamo i rifiuti di questa società sull’orlo del crollo”.
Erano certi di batterla, perché loro erano forti e in salute, lei invece era mingherlina, debole e piccola.
Ma aveva un asso nella manica: anni di vita in solitudine per le strade della colonia l’avevano resa esperta di ogni angolo e vicolo. Nemmeno le guardie avevano una vasta conoscenza paragonabile alla sua. Solo chi vive in strada da anni può capire quanto labirintico sia ciò che hanno ammassato negli anni, a ridosso l’un l’altra. Le case crescevano come funghi; fatte di lamiere e fango, si sovrapponevano, delineando un intricato labirinto fatto di stradine, buchi, fogne, latrine e merda.
Chi meglio di gente come lei sapeva bene come muoversi nelle feci?
Non avrebbero mai osato seguirla.
Infatti senza esitare, si buttò all’interno del piccolo imbocco delle acque scure che conosceva a menadito.
Sentendoli imprecare e tenendo il pane ben in alto, per impedire che si bagnasse, sguazzò in quel liquame terribilmente puzzolente, per poi fermarsi al buio, su di uno spiazzo sotterraneo.
Non era sicura al cento per cento di essere al sicuro, ma lì cadde in un sonno profondo.
Fece sogni agitati che erano gli stessi da lungo tempo.
Vedeva un fiore che brillava da solo sotto i raggi della luna, contornata da un cielo stellato. La visione era sempre ben nitida, mentre osservava la scena da un punto di vista lontano.
Una bambina, della sua stessa età, piangeva, ma erano lacrime di gioia.
Poi il sogno si tramutava in pure sensazioni: odio, paura e amore si fondevano in un arcobaleno che le trapassava il petto e a quel punto si svegliò, impregnata del proprio sudore e, in quel preciso momento, anche di merda.

PDF per leggere l’intero capitolo

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Questo contenuto, o a esso collegato, è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Proprietà di Cecilia Maria Cimmino.

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Shiki Tima Ryougi

15 pensieri riguardo “Spiral – Capitolo 1: Cenere

  1. Be’, intanto in bocca al lupo e complimenti, il primo passo è sempre quello più difficile! Se tu non hai nulla in contrario, è possibile scaricare i PDF e tenerli?

    Ciò detto, mi è consentito darti due consigli? Non sono nessuno per farlo, sia chiaro, se non un lettore appassionato.

      1. Il primo consiglio che vorrei darti (ma comprendo che adesso bisognerebbe rivedere la struttura di tutto il romanzo) è di non dare subito spiegazioni riguardo il fatto che sulla Luna c’è questo inquinamento opprimente. Magari solo un accenno, ma non subito una spiegazione, soprattutto non sul fatto che inquinamento ed Obelischi sono correlati. Sono più incoraggiato a leggere, se tutto è misterioso.

        Il secondo consiglio riguarda i registri stilistici. Hai una tua voce narrativa, e questo è un bene, ma ricordati che i tuoi personaggi non devono parlare tutti con la tua voce: ognuno di loro ha sia la sua personalità, ma anche il suo modo di esprimersi.

        1. La questione dell’inquinamento e che venga dagli obelischi è una cosa che è risaputa nella mia storia e molto si basa su questo, quindi ho preferito fare subito un quadro della situazione. Ma grazie del consiglio ^-^

          Sulla voce narrante, non ho ben capito cosa vuoi dire. A me sembra di far esprimere i personaggi con la loro personalità. Ma magari sbaglio qualcosa…

          Comunque grazie del prezioso commento ^-^

          1. Le personalità sono chiare, quello che voglio dire è che mi sembra che parlino tutti con lo stesso vocabolario e lo stesso “modo di esprimersi”. Che è il tuo, ed è importante svilupparlo: ma per rendere un bel romanzo un fantastico romanzo queste sono le cose che fanno la differenza:-).

  2. L’incipit, specie di questi tempi grassi e magri, inquinati e per molti faticosi per sfamarsi, calza benissimo. Il seguito si fa leggere e già sono due punti a tuo favore. Se sei al tuo primo romanzo stai andando bene. E poi, tra incertezze e insicurezze nella vita e anche nella scrittura, il passo da fare è quello di buttarsi; in tal modo si fa pratica attiva ed eventuali nodi si sciolgono e si fa esperienza viva. 👏👏👏😊

  3. Il verso iniziale mi ha colpito molto, riesce davvero a presentare la condizione in cui si trovano i personaggi che poi viene ripreso alla fine (Gaia vive in un posto circondato da cenere, che è pesante ed occludente). L’ambientazione stessa, che trasmette un forte senso di oppressione, mi intriga e mi lascia con il desiderio di saperne di più di questo mondo così tossico e diseguale. Apprezzo come sia sempre presente, opprimente appunto, e accompagni sempre i personaggi,vengono presentati tramite la loro situazione e questa è pesantemente condizionata dallo status quo.
    Parlando sempre dei personaggi, offri un primo spaccato sul loro mondo interiore e il loro punto di partenza dando le informazioni che servono.
    Non è male come prima stesura :)
    Complimenti anche Jusan per i disegni, ricchi di dettagli!

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