Matrix

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. E con questo articolo inauguriamo il 2022 su Mymadreams!
Lo scorso anno è stato veramente prolifico per il blog, che è cresciuto parecchio e dove abbiamo portato avanti o iniziato dei progetti che speriamo di riuscire a chiudere per la fine di questo nuovo anno. In ogni caso rieccoci di nuovo insieme.
Una delle domande che mi sono posto di più è stata: con quale articolo iniziare l’anno nuovo?
Ecco, non è stato semplice. Voglio che sia qualcosa di legato al blog e con noi stessi e in realtà ero molto combattuto tra due recensioni cinematografiche. Poi invece ho deciso di scrivere un altro articolo, sempre riguardante il mondo della settima arte ma che non avevo lontanamente programmato. E devo ammettere che come scelta è davvero ottima: un’opera di fantascienza, cyberpunk e distopica (di solito questi due ultimi elementi vanno a braccetto), un’opera fatta apposta per me e Shiki. C’è un solo problema: la mia ansia da prestazione. Perché non stiamo parlando di un bel film, di un film d’intrattenimento gradevole o simili; qui stiamo parlando di un’opera storica, un’opera che ha segnato profondamente il mondo del cinema ed è entrato nella cultura generale, ispirando vari artisti e ricevendo tributi e citazioni di ogni tipo. Di solito tendo un po’ a tirarmi indietro quando devo parlare di film simili, perché temo sempre di non dare il giusto peso all’argomento o la giusta empatia. Però non posso tentennare, prima o poi devo provare.
Ecco a voi Matrix (The Matrix), pellicola fantascientifica del 1999 scritta e diretta da Lana e Lilly Wachowski.

Trama:
Il film inizia con le forze dell’ordine che tentano di arrestare una misteriosa donna chiamata Trinity (Carrie-Anne Moss). Degli strani agenti dicono alla polizia di fare attenzione, ma nonostante tutto la donna riesce a fuggire e qui vediamo sia Trinity che gli agenti stessi mostrare abilità incredibili che superano ogni limite umano. Da ciò passiamo al protagonista della storia, Thomas Anderson (Keanu Reeves). Lui lavora per la Metacortex, una software house di tutto rispetto, ma lui ha anche una seconda da vita da hacker, dove viene conosciuto da tutto con il soprannome di Neo. Nonostante ciò lui vive una vita insoddisfacente, c’è qualcosa, una sensazione che non lo fa sentire a suo posto in quel mondo, ma soprattutto c’è una domanda che costantemente gli ronza per la testa: cos’è Matrix?
Un giorno viene contattato da Trinity che lo avverte che Morpheus (Laurence Fishburne), un uomo ricercato e considerato pericoloso, lo vuole vedere perché ha le risposte che cerca. Purtroppo però gli agenti arrivano per primi a Neo. Tra questi c’è l’agente Smith (Hugo Weaving) che decide di tenerlo sotto sorveglianza installandogli una cimice nel corpo. Dopo che il gruppo di Trinity lo porta con loro e gli rimuovono dal corpo la cimice, Neo incontra finalmente Morpheus. Quest’ultimo gli offre una scelta: o Neo decide di dimenticare l’intera questione e di continuare con la vita di tutti i giorni oppure accetta di farsi mostra l’intera verità su Matrix e la vita che ha sempre visto. Però la verità potrebbe non piacergli. Nonostante tutto Neo decide di voler sapere e Morpheus gli mostra un mondo distrutto e governato dalle macchine. E lui è la loro unica speranza perché Morpheus crede che sia l’eletto.

Adoro questo film e sono consapevole del peso che ha a livello cinematografico e col coraggio mostrato nel rappresentare qualcosa di unico a livello di messa in scena. Qui mi rendo conto che non sarà semplice, ma farò del mio meglio per dare onore a una pellicola meravigliosa e importante come Matrix.

In che modo il progetto prese vita? Diciamo che tutto partì grazie Assassins, film con Sylvester Stallone. La sceneggiatura di quella pellicola venne scritta proprio dalle Wachowski e il loro scritto venne comprato da Lorenzo di Bonaventura e quest’ultimo decise poi di ingaggiare le due sorella per altri due progetti: Bound e Matrix. Bound fu un’opera che venne apprezzata molto dalla critica e fece conoscere le sorelle (tra le altre cose vi consiglio di vederlo perché è molto bello, un noir fatto con cura e che parla di tematiche care alle due). Quindi, con il successo di Bound, possono far partire i progetti per Matrix. Penso che in tanti sappiano che, prima di Keanu Reeves venisse scritturato, la scelta delle registe ricadde su Will Smith. Dico che in moti conoscono quest’informazione perché è rimasta alla mente di tutti come una delle più grandi occasioni mancate della storia del cinema. Will Smith decise di lasciar perdere Matrix perché, secondo lui, la storia era confusa e andò a lavorare in Wild Wild West, un enorme flop di pubblico e di critica (un’enorme delusione anche per me, visto che lo steampunk non viene quasi mai mostrato sul grande schermo). Una manna dal cielo per Reeves.

Come iniziare a parlare film, delle sue ispirazioni e della sua filosofia? Bè, tempo fa avevo parlato di un’opera che diede una mano nella realizzazione di tale film: Ghost in the Shell. Ci sono degli elementi in comune tra cui alcune domande esistenziali che si pongono, come il concetto di realtà. Ad esempio in Ghost in the Shell viene mostrato come attraverso quella tecnologia avanzata si possano creare ricordi falsi, dando alla persona che li possiede una percezione differente della sua realtà. Un’illusione. Anche Matrix affronta lo stesso tema, mettendolo in mostra in maniera differente ma con un’idea molto vicino a Ghost in the Shell.

Bisogna anche dire che Matrix, tra i molti concetti filosofici inseriti perfettamente nella pellicola, si ispira molto al “Genio Maligno” di Cartesio e al Mito della Caverna di Platone. Del primo avevo già parlato in Ghost in the Shell 2: Innocence, ma è sempre un bene fare un ripasso. Il genio maligno ha come base il dubbio. Attraverso il dubbio Cartesio si domanda se la realtà che ci circonda sia tale e se non sia un’illusione creata da quello che lui definisce genio maligno. Ed è proprio questo il dubbio che attanaglia Neo all’inizio della storia. C’è qualcosa che non va nella sua realtà, qualcosa che gli impedisce di vivere bene ma non capisce cosa sia. Lui dubita del suo mondo, per questo decide di seguire Morpheus, per questo decide di “vedere quand’è profonda la tana del Bianconiglio“. Tra l’altro, visto che citiamo Alice nel Paese delle Meraviglie, questa frase assume un altro significato. Quando Alice cade nella buca per lei è l’inizio del sogno, per Neo invece è l’inizio della realtà.
Tornando a Cartesio, non dimentichiamoci del Cogito Ergo Sum, Penso dunque Sono. L’uomo sa di esistere perché pensa e pensando dubita, quindi non può essere ingannato come sostanza pensante. Infatti Neo, nonostante il mondo in cui viva sembri tangibile e vero, ha qualcosa di innaturale e non riesce a smettere di pensare a ciò. Lui ha consapevolezza di sé stesso e di ciò che gli sta intorno.

Questa è una tematica importante che si allaccia perfettamente alla Caverna di Platone. Che cosa dice quest’ultimo pensiero? Platone immaginava nel mito una caverna dove dentro abitavano delle persone. Queste persone erano incatenate fin dalla nascita e tutto ciò che vedevano erano delle ombre davanti a una parete. Tra le altre cose loro non potevano neanche voltarsi, ma solo continuare a fissare la parete. E per loro quella era la realtà. A un certo punto Platone suppone che uno dei prigionieri viene liberato e portato all’uscita della caverna. Ovviamente all’inizio ne rimerebbe spaventato sia da quella situazione che dalla luce accecante che viene da fuori, ma pian piano si abitua, esce e scopre in resto del mondo fuori dalla caverna. Un’altra questione che Platone affronta è quella di riuscire a convincere gli altri a uscire. Lui torna indietro ma verrebbe preso per folle e deriso. Inoltre gli stessi prigionieri preferiscono rimanere incatenati perché secondo loro non vale la pena fare tutta quella fatica e soffrire per l’accecamento. Il prigioniero liberato potrebbe insistere, ma ciò potrebbe portarlo alla morte per mano degli altri, perché la caverna è la loro realtà e non vogliono abbandonarla.
Questo mito, questa metafora, è perfetto per descrivere Matrix.

Il mondo in cui è vissuto Neo finora era solo una realtà simulata dove il Matrix imitava la vita umana. È solo un’ombra, non è la vita vera, serve solo a nascondere il vero obiettivo delle macchine. E Morpheus gli offre la libertà, la possibilità di liberarsi dalle catene e uscire dalla caverna. Neo è un prigioniero liberato, così come lo sono Trinity e Morpheus. Ma se un prigioniero detestasse quella libertà?
Questo è il caso di Cypher (Joe Pantoliano). Lui è stato liberato, ma trova il modo vero orribile e insopportabile. Dover scappare in continuazione, avere a che fare con le macchine e gli agenti, scoprire cos’è successo agli umani e alla loro società. Lui non riesce a sopportate quella realtà e preferisce vivere in un’illusione senza sapere che sia tale, perché in quel modo l’illusione diventa realtà.

Le Wachowski, attraverso Matrix, il mondo reale e i vari messaggi, riescono a portare avanti delle tematiche molto interessanti, ponendo diverse situazioni intelligenti allo spettatore e facendolo riflettere. Ed è questo che adoro di Matrix. È un blockbuster, ma distrugge molte regole che riguardano questa categoria di film, facendo riflettere, pensare attentamente e mettendo in scena quesiti che mettono in dubbio molte certezze sulla nostra società. Le Wachowski attraverso il film parlano della nostra società, analizzandola ottimamente. Non a caso un’altra ispirazione per quest’opera è Simulacri e simulazioni di Jean Baudrillard, in cui c’era uno studio tra realtà, simboli e società e soprattutto c’era uno studio sull’esperienza condivisa.
Oltre a questo c’è anche la tematica uomo-macchina, su come le macchine possano prendere il sopravvento e come l’uomo dipenda molto da esse. Io sono sempre a favore del progresso tecnologico soprattutto se questo aiuta l’essere umano ad avere una vita migliore, ma la macchina non deve mai e poi mai prendere il posto dell’umano. E questo rapporto tra uomo e macchina viene esplorato molto bene anche in questo caso.
E per quanto riguarda la questione dell’Eletto, penso proprio che ne parlerò nei capitoli successivi, perché è proprio nei due seguiti che il concetto viene approfondito e reso ancor più affascinante (i seguiti potranno piacere o non piacere, ma quell’argomento è trattato benissimo). Adesso passiamo al lato tecnico.

Prima di parlare degli effetti speciali, vorrei soffermarmi sui combattimenti. Nell’opera si ricorrono spesso alle arti marziali e il tipo di coreografia e messa in scena non è altro che un’ispirazione e tributo al cinema d’azione di Hong Kong. Non a caso per le coreografie d’azione le sorelle hanno chiamato il regista Yuen Woo-ping. Nel film praticano principalmente il kung fu, ma è più corretto dire il wire fu. Un gioco di parole tra wire (filo) e kung fu, un sottogenere del kung fu dove le abilità degli attori vengono migliorate tramite fili e cavi che gli permettono di compiere azioni ed acrobazie impossibili. Questo tipo di stile è quasi sempre utilizzato nei wuxia e Matrix ha delle somiglianze anche con quest’ultimo per quanto riguarda l’azione.

Degli effetti speciali posso dire con certezza che ancora oggi reggono benissimo e sono impressionanti. Tra le altre cose le Wachowski attraverso Matrix hanno creato l’effetto denominato bullet time. In che cosa consiste? 
Molto semplicemente la scena si svolge al rallentatore mentre la telecamera si muove attraverso la scena a velocità normale. Per creare questo effetto si sono ispirati a una vecchia tecnica fotografica in cui delle fotocamere venivano posizionate attorno a un oggetto e attivate contemporaneamente. Le fotocamere catturano un fermo immagine e si crea così una sorta di movimento virtuale della telecamera, dando l’illusione che la scena si muova intorno a un oggetto fermo.
Nel bullet time la cosa è simile, ma le scene sono in movimento e al rallentatore. Invece di far partire le telecamere contemporaneamente, le fanno partire qualche secondo l’una dopo l’altra, in modo che la telecamera riescano a riprendere l’azione mentre procede, creando un effetto rallenty. 
Una tecnologia veramente interessante e usata nel miglior modo possibile, così come gli altri effetti digitali, tra cui il morphing, utilizzata nei momenti giusti e studiati per fare in modo che ombre, luci e riflessi fossero in sintonia con l’ambiente (un’eredità di James Cameron dopo The Abyss e Terminator 2).

Per concludere, Matrix è una pellicola fondamentale, meravigliosa e intelligente, una pellicola che ha contribuito molto al cinema, che tuttora continua a essere oggetto di studio e rimane una delle opere più originali degli ultimi anni. Un film di fantascienza cyberpunk incredibile che non mi stanco mai di vedere e rivedere e che ancora mi emoziona come la prima volta. Un film imperdibile.

Spero che la recensione vi sia piaciuta. 
Alla prossima!

[The Butcher]

51 pensieri riguardo “Matrix

    1. Idem! È una pellicola strepitosa che riesce a essere moderna e profonda ancora oggi e che non smette mai di sorprendermi per il suo coraggio e la sua forte identità. Grazie mille e buon 2022 anche a te!

  1. Bellissimo post. Ha fatto luce su molte curiosità… che avevo!
    Da quando sono andata a vedere l’ultimo Matrix al cinema sto pensando a “Nirvana” di Salvatores. Avete scritto niente su quello?

    1. Direi che puoi dimenticare la tua ansia da prestazione, hai scritto una signora recensione! Hai sviscerato tantissimi temi affrontati dalle Wachowski con questo film, e ne hai giustamente elencato i molti pregi. L’ho rivisto recentemente e l’ho trovato migliore di come lo ricordassi. Matrix alla fine riesce a prendere a piene mani da tante cose (come hai detto te: il wire fu, Platone…) eppure crea qualcosa di nuovo, ed è infatti entrato nella storia del cinema.

      Ora sono curioso di sapere cosa dirai dei seguiti… :–)

      1. Il tuo commento mi riempie di felicità! Sono contento che la recensione ti sia piaciuta e spero che anche le recensioni dei seguiti ti piacciano (anche se quelle usciranno tra molto tempo, ho altre recensioni da pubblicare pian piano).

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