Freaks Out

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. La settimana scorsa è stata molto interessante e abbiamo avuto ben due articoli davvero molto belli scritti da Shiki: Rywka Lipszyc e Il bambino di Dio. Il primo parla del diario di una bambina ebrea che viveva nel ghetto di Lodz. Una bambina ebrea che si trovava in una condizione molto disastrata e il suo diario è un’ottima testimonianza sulla vita che conducevano gli ebrei e quanto fosse dura anche solo per avere un pezzo di pane. Il secondo articolo invece è Il bambino di Dio, un manga veramente peculiare sia per il disegno che per la storia. Un manga folle e crudele che riesce a colpire in ogni suo aspetto e a lasciare a bocca aperta. Forse non è adatto a tutti, ma in ogni caso è un’opera veramente impressionante. Vi consiglio di recuperare sia il diario che il manga.
Con questo articolo ho finalmente deciso di tornare a parlare di pellicole uscite recentemente al cinema. L’ultima volta che l’ho fatto è stato con il sorprendente Malignant di James Wan e ammetto che è passato un po’ troppo tempo. Ci sono vari motivi per cui ho scelto di tornare proprio ora a parlare di ciò. Primo, è stato il buon Kasabake a convincermi a parlare di quest’opera e i suoi incoraggiamenti mi hanno dato la spinta giusta. La seconda ragione è che stiamo parlando di un film italiano, ma non di un film italiano qualsiasi.
Una delle frasi che sento ripetere fino alla nausea sul nostro cinema, e da parte degli italiani stessi, è che non è capace di creare opere interessanti o belle. Non c’è niente di più falso e lo dirò fino alla fine. Il cinema italiano è capace di creare opere veramente ottime e molto profonde ma ci sono vari problemi legati alla distribuzione, alla pubblicità ma anche alla cultura generale. Riguardo alle prime due non ci sarebbe molto da dire, non si valorizza abbastanza il nostro cinema nemmeno a livello nazionale e si preferisce dare spazio ad altre pellicole. Il terzo invece è proprio connesso al pensiero sulla qualità del nostro cinema, che viene considerata mediocre a causa di commedie scadenti che per anni hanno invaso le sale e a drammi tremendamente dialogati. Ovviamente manca anche una cultura di base sul cinema in Italia, ma se continuo rischio di fare un altro articolo. Sta di fatto che tutto ciò è sbagliato, ci sono artisti che stanno facendo di tutto per portare qualcosa di innovativo e particolare. Ed è questo di cui parleremo oggi.
Ecco a voi Freaks Out, pellicola fantastica, storica e di guerra del 2021 scritta da Gabriele Mainetti e Nicola Guaglianone e diretto da Gabriele Mainetti.

Trama:
Siamo nella Roma del 1943. Qui Israel (Giorgio Tirabassi) porta avanti il suo circo, stupendo il pubblico grazie ai suoi incredibili artisti: Cencio (Pietro Castellito), un ragazzo albino capace di controllare gli insetti, Mario (Giancarlo Martini), un nano con l’abilità di attrarre qualsiasi oggetto metallico, Fulvio (Claudio Santamaria), un uomo affetto da ipertricosi e quindi ricoperto di pelo da cima a fonda e con una grande forza fisica e infine Matilde (Aurora Giovinazzo), una ragazzina capace di produrre elettricità. Purtroppo la guerra ha spazzato via ogni cosa e Israel decide di andare in America per ricominciare una nuova vita e portare la sua famiglia di circensi con lui. Israel riesce a convincere tutti loro a partire e, presi i loro soldi, va a comprare i documenti per la partenza. Non tornando, Matilde, preoccupata, sprona gli altri a cercarlo ed è qui che avrà inizio la loro avventura, ma dovranno stare attenti ai nazisti e soprattutto a Franz (Franz Rogowski), un nazista proprietario di un grande circo che, grazie all’etere, riesce a vedere nel futuro e crede che quattro individui straordinari saranno la chiave per vincere la guerra.

Di Mainetti ne parlai molto tempo fa con il suo primo lungometraggio, un film che nel nostro Paese è diventato un piccolo cult: Lo chiamavano Jeeg Robot. Ne parlai con una certa ingenuità ai tempi, devo ammetterlo. Ero felice che un’opera fuori dagli schemi avesse raggiunto un certo successo e non mi ero accorto dei difetti che aveva. Nonostante ciò rimane un film molto valido da recuperare. Sono passati diversi anni dal primo lungometraggio (2015) ma alla fine le riprese di Freaks Out iniziarono nell’aprile del 2018 e proseguirono per dodici settimane. Nonostante ciò il compito più arduo di tutti fu sicuramente la post-produzione e in particolar modo gli effetti speciali che hanno dovuto posticipare la data d’uscita dal 2019 al 22 ottobre 2020. Poi è arrivata la pandemia ed è stato ulteriormente posticipato fino ad arrivare al 28 ottobre 2021. Il budget della pellicola è certamente molto più elevato di quello di Lo Chiamavano Jeeg Robot e ammonta a circa 12 milioni di euro. Un budget grande per una nostra produzione, ma sarà stato sfruttato bene?

La pellicola riesce a colpire fin dai primissimi minuti con il personaggi di Israel che presenta il suo circo. Qui ci vengono presentati i quattro personaggi principali e i loro poteri in una sequenza in cui lo stupore, la bellezza, il brivido e la risata di uniscono, creando in maniera perfetta una scena magica dove i sogni sembrano avverarsi. Poi, all’improvviso, c’è l’esplosione di una bomba, violenta e spietata, e la telecamera riprenderà cosa succede fuori dal tendone, con gli aerei nazisti che bombardano ogni cosa, le persone a terra, morte o con gli arti a pezzi, gente che corre per mettersi al sicuro, bambini in lacrime che chiamano i genitori ed edifici distrutti. Il sogno si spezza e la cruda realtà fa il suo ingresso. Oltre a mostrare ottimi effetti visivi, si nota anche una certa crescita a livello registico di Mainetti, con le scene al circo più lente e precise mentre con quelle dopo la bomba utilizzerà inquadrature sbilenche e telecamera a mano. Questa sequenza d’apertura non è solo bella esclusivamente per il lato tecnico ma anche per quello che rappresenta. La bellezza e la fantasia distrutti da una guerra fredda e crudele, l’arrivo brutale di una realtà spietata.
Questa non sarà l’unica volta che Mainetti farà ciò. Ci saranno altri momenti in cui si mostrerà una scena gioiosa e tranquilla per poi riprendere una realtà molto più triste e ingiusta che si svolge di lì a pochi passi e Mainetti lo farà con grande stile e cura.

La regia non sarà l’unica cosa a essere impressionante ma anche l’ambientazione riuscirà a stupire, con un’Italia devastata dalla guerra e dalle esplosioni, passando per una Roma deserta (e per questo molto impressionante) fino ad arrivare al clima antico delle foreste e allo sfarzo del circo di Franz. L’ambientazione varierà di continuo, dando molto differenziazione e vita a questo mondo e mostrando anche un certo contrasto tra le situazioni tragiche che si vivono nelle strade e lo sfarzo in cui si trovano certe persone.
Non solo le ambientazione, ma anche le musiche, composte da Michele Braga (e anche Gabriele Mainetti) saranno molto interessanti e riconoscibili attraverso strumenti e accorgimenti tipici della nostra cultura, ma senza bloccarsi in un contesto culturale troppo chiuso e riguardante solo il nostro mondo, ma riuscendo a varieggiare nei temi musicali.

Sul lato tecnico si può dire che sia stato fatto un lavoro egregio e anche gli effetti speciali sono molto curati. Non solo il digitale è di alta qualità, al di sopra degli standard italiani, ma Mainetti saprà anche come mostrarli al massimo delle proprie capacità con inquadrature ben studiate.
Anche le scene d’azione saranno ottime, passando dai nostri protagonisti che usano le loro abilità per uscire da situazioni difficili agli scontri armati tra nazisti e partigiani, letteralmente degli scontri da film di guerra. E in queste scene non ci andrà giù leggero, il sangue scorrerà, la potenza delle armi da fuoco sarà enfatizzata e vedremo molti arti volare.

Un’altra cosa che mi ha sorpreso sono i personaggi e il modo in cui viene narrata la storia. Israel è un bel personaggio che purtroppo sparisce ed è proprio per questo che inizia il viaggio dei quattro. Tutti loro saranno molto diversificati: Fulvio è la persona più acculturata del gruppo , capace di parlare perfino il francese e il tedesco ma è molto cinico riguardo a questa situazione per via del suo passato e della guerra. Cencio invece è un ragazzo un po’ sfacciato e volgare con la battuta sempre pronta ma capace di gesti gentili e altruistici. Mario invece è il più sempliciotto del quartetto ma anche quello più dolce ed è molto affezionato a tutti i membri del gruppo. Matilde invece sarà molto insicura e spaventata dal proprio potere. Chiunque la tocchi finisce folgorato e rischia di fare una brutta fine, inoltre se lei non sta attenta rischia di perdere il controllo. Tra tutti loro sarà proprio Matilde a risaltare di più, nonostante sia un film corale, e sarà anche lei ad avere una crescita più interessante e meglio caratterizzata.

Perfino i personaggi secondari saranno ottimi e ben costruiti e si farà molta fatica a dimenticarsi di loro, come ad esempio Il Gobbo (Max Mazzotta), altri membri dei partigiani o del circo di Franz e perfino i personaggi di contorno avranno un certo impatto. E come dimenticarsi del cattivo, Franz. Il suo è un personaggio alquanto interessante, un uomo con sei dita e ossessionato dalle persone speciali e con la capacità di vedere nel futuro grazie all’etere. È un uomo crudele e spietato pronto a qualsiasi cosa pur di trovare i quattro delle sue visioni. Nonostante la sua spietatezza, in certi punti si dimostrerà goffo e ridicolo e in altri farà quasi pena. In un certo modo Franz è una vittima della follia nazista. Crede fermamente nella figura di Hitler e vuole contribuire in tutti i modi alla guerra, ma non può perché non ne è considerato degno per via della sua malformazione. Attraverso di lui capiamo ancor di più quanto folle e crudele sia stato il nazismo e gli effetti che ha avuto su di lui, definito un peso perché diverso. Franz è stata una vera sorpresa.

Per concludere, cosa posso dire di più su Freaks Out? Che è un blockbuster italiano davvero impressionante e molto interessante. L’unica cosa che mi preoccupava all’inizio era che, essendo appunto un film ad alto budget, avrebbero cercato di “normalizzare” certe cose e di non rischiare troppo. Invece Mainetti ha rischiato, ha rischiato facendo una storia atipica con quattro personaggi straordinari, diversi, personaggi umani in cerca di altrettanta umanità che si ritroveranno ad affrontare persone e pensieri che vogliono annientare completamente questa diversità e libertà. Anche il modo in cui lo fa è rischioso, senza cercare di nascondere nulla. Il coraggio dimostrato in un’opera simile va assolutamente lodato e, anche se Freaks Out non è perfetto, è una delle pellicole più oneste e belle che abbia visto in questo periodo. Quindi il mio consiglio è di andare a vederlo, andare in sala per scoprire che nel nostro Paese ci sono persone capaci di creare qualcosa di unico e incredibile e queste persone e questo tipo di cinema vanno supportate con ogni mezzo.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

48 pensieri riguardo “Freaks Out

  1. Sono felicissimo che tu abbia raccolto il mio invito a pubblicare sul blog tuo e di Shiki una recensione dell’ultimo film di Mainetti, perché il web aveva bisogno di sentire/leggere le parole sincere di uno come te che i film li guarda, li vive e li ama e quando ci si trova di fronte ad un cineasta come Mainetti che, al netto di ogni pregio o difetto, ha certamente una sincera passione per il cinema come mezzo espressivo (che ne domina la tecnica, che si industria per trovare soluzioni non ovvie sul set, che si spende e lavora e soffre per costruire una scena, per studiarne la luce, i colori, le inquadrature), allora ci vuole uno come te, Butcher, per poterlo leggere, per poterlo capire e poterne trasmettere la potenza e la voce agli altri.

    Ecco, questo è il punto: questo secondo lungometraggio di Mainetti, anche per me, come già per te, più bello e maturo del precedente (cosa potrà fare se mai lo lasceranno continuare ad osare!) è una delle cose di cui il Cinema Italiano aveva bisogno: un film bello, anzi bellissimo pur nella sua imperfezione, malgrado i suoi ritmi non canonici, ma certamente un film non schiavo del passato (che ricorda e cita ma di cui non è succube) e non servo dello stile partenopeo di scuola teatrale, lontanissimo da quell’umanesimo d’accatto che ha permeato tanto melodramma finto-sociale che ha ammorbato le commedie ed i drammi del terzo dopoguerra, con pellicole ahimè troppo spesso autoreferenziante ed utili solo a far lavorare i soliti volti, figli dei baroni delle solite scuderie produttive; Freaks Out è una bomba visiva, che in realtà è costata molto per i limiti asfittici a cui è costretto il nostro cinema, ma nulla, davvero nulla, in confronto al più piccolo ed al più brutto dei film supereroistici statunitensi, in cui Mainetti racconti la versione umana di un gruppo di mostri fantastici, degli X-Men in versione post-post-post neorealista, con riscritture e licenze poetiche di fronte alle quali una persona intelligente dovrebbe togliersi il cappello e non storcer il naso.
    Un applauso speciale anche a Nicola Guaglianone, che ha regalato una scrittura formidabile, in cui ha jazzato sopra le tradizioni circensi, sopra i freaks d’annata e quelli post-apocalittici del cinema contemporaneo: per un istante lo spettaore più accorto si accorge di colpo che il vero regista del film è proprio il character di Franz Rogowski, perché Mainetti e Guaglianone sembrano quasi assistere alle sue visioni e poi metterle in scena, come esecutori di uno splendido delirio.
    Ed ecco che arriva il momento più potente della tua recensione, lo scarto tra te ed il resto del grigiore indistinto, quando trasporti il lettore al punto cruciale, verso la fine del tuo articolo, laddove, come fai sempre, dopo aver tolto la pelle e sollevato delicatamente la struttura ossea del film (fotografia, montaggio e regia) mostri il cuore e gli altri organi interni e dichiari l’intento che ti ha fatto promuovere a pieni voti questo film davvero commovente e bello e da vedere: «L’unica cosa che mi preoccupava all’inizio era che, essendo appunto un film ad alto budget, avrebbero cercato di „normalizzare” certe cose e di non rischiare troppo. Invece Mainetti ha rischiato, ha rischiato facendo una storia atipica con quattro personaggi straordinari, diversi, personaggi umani in cerca di altrettanta umanità che si ritroveranno ad affrontare persone e pensieri che vogliono annientare completamente questa diversità e libertà»
    Applauso per Mainetti, applausi per Guaglianone, appalusi per tutto il cast (con menzione speciale per la grandiosa Aurora Giovinazzo, davvero, come scrivi tu, nuova stella del nostro cinema) ed applausi a te per la tua recensione, non solo scritta con professionalità ma anche con tanto cuore.

    1. Come sempre, grazie mille per il tuo bellissimo commento e pensiero. Sono sempre felice di poter parlare con te di questi film. In realtà non ho molto da dire a riguardo anche perché hai scritto tutto tu in maniera molto approfondita e facendo dei riferimenti davvero molto colti e intelligenti. Mainetti è una persona che sia con Jeeg Robot che con questo ultimo lavoro ha sempre tentato di portare qualcosa di nuovo nel cinema nostrano, in entrambi i casi ispirandosi in parte al cinema supereroistico ma in un contesto puramente italiano che potesse essere accessibile a tutti quanti e non legato unicamente a noi. Forse ci è riuscito meglio con Freaks Out che con Jeeg Robot, nonostante apprezzi anche quest’ultimo. Spero veramente che le persone continuino ad andare al cinema a vederlo. È una pellicola che merita molto e spero che dia la spinta giusta per produrre qualcosa di nuovo e innovativo. Ne abbiamo veramente bisogno e i registi capaci non ci mancano sotto quel punto di vista. Grazie ancora per il tuo commento!

      1. Grazie a te per aver scritto quelle parole, perché davvero, voglio ripetermi, il tuo è un post importante non solo per come è scritto ma per il suo significato ed il suo messaggio.
        Buona serata, amico!

    2. Potrà sembrarti incredibile, amico mio, ma oggi anche un film americano avrebbe difficoltà a rientrare delle spese con un budget di 12 milioni. Quella cifra equivale all’incasso mondiale del penultimo film di Zemeckis (Benvenuti a Marwen) e anche del prequel dei Soprano (I molti santi del New Jersey): se hanno incassato 12 milioni 2 film che potevano contare su un regista di fama mondiale (per quanto appannatissimo) e sul legame con una serie cult, allora vuol dire che è questo il nuovo incasso standard, e una casa produttrice non può aspettarsi cifre molto più alte.
      Come hai detto tu, gli unici film che possono garantire incassi stratosferici sono i film supereroistici – fino a quando non si esaurirà questo filone, e secondo me siamo vicini a quel punto: lo dico perché la Marvel ne sta facendo uscire troppi, non rendendosi conto che questo è il modo più sicuro per farli venire a noia al pubblico. Ad esempio, negli ultimi mesi abbiamo avuto prima Black Widow, poi Shang – Chi e adesso gli Eternals (con il sequel di Venom nel mezzo, che però è uscito indipendentemente dalla volontà della Marvel perché è stato prodotto dalla Sony): in pratica gli spettatori non hanno fatto in tempo a vedere un cinecomic che ne era già uscito un altro, e quindi anche il fan più affezionato comincia a sentirsi stufo.
      Mi è venuto spontaneo interrogarmi sui motivi per cui oggi i cinecomics monopolizzano il mercato, lasciando soltanto le briciole ai film di altro tipo (al punto che una decina di milioni a livello mondiale è diventato il nuovo incasso standard). La pandemia non c’entra nulla, sia perché gli incassi sono tornati ai livelli pre – covid, sia perché i film non Marvel facevano una fatica bestiale ad incassare anche prima del virus (e infatti Benvenuti a Marwen è del 2018). A mio giudizio il principale motivo è che oggi, grazie a Netflix e a piattaforme simili, puoi gustarti un film anche nuovo di zecca nella comodità di casa tua: di conseguenza, vai a vedere un film al cinema soltanto se guardarlo in sala ti permette di “viverlo” in maniera più intensa rispetto a guardarlo in salotto. Questo è esattamente il caso dei film Marvel, che essendo sostanzialmente delle “fracassonate” ti mandano molto più su di giri se le guardi con il maxischermo e l’audio potenziato di una sala cinematografica: una commedia o un film drammatico invece non fa una grossa differenza vederlo in sala o in salotto, e quindi se voglio guardare un film di quel genere mi metto a sfogliare il catalogo della Netflix, non vado apposta al cinema.
      Io come al solito vado controcorrente: i cinecomics mi hanno stufato da un pezzo (penso di essermi perso tutti quelli nel mezzo tra il sequel di Deadpool e il sequel di Venom), e vado continuamente al cinema a vedere film non Marvel, perché non ho la pazienza di aspettare che siano disponibili in streaming. Ad esempio, questo fine settimana penso di vedere uno dietro l’altro The French Dispatch e Ultima notte a Soho – se quest’ultimo riuscirà a rimanere in sala, ed è un grosso se, dato che anch’esso ha incassato (manco a dirlo) la miseria di 12 milioni a livello mondiale. L’ho appena letto in quest’articolo: https://www.mymovies.it/cinemanews/2021/178892/.
      Le mie considerazioni sull’eccessivo numero di cinecomics e sui motivi per cui monopolizzano il mercato ti trovano d’accordo?

      1. La questione degli incassi è oggi ancora più complessa di un tempo, quando il botteghino era l’unico indicatore di un successo o di un fallimento ed il numero dei biglietti staccati nelle sale del solo territorio nordamericano era già sufficiente per stroncare una carriera, affossare un’intera casa produttrice o per decretare la fine di un divo, mentre oggi vanno contati i mercati esteri (soprattutto la Cina) e poi lo streaming (che è ha molta più forza, specie fuori dall’Italia, di quanto abbia mai avuto nei decenni scorsi il settore home video dei dischi DVD e Bluray) ed infine il merchandising dei gadget, dei giochi e persino delle attrazioni nei parchi a tema, tutti elementi quasi inesistenti nell’industria cinematografica italiana ed europea, mentre è uno dei cardini in quella statunitense…
        Insomma, fare i conti in tasca ad un film oggi è molto più complesso: pensa che la Disney ha rifiutato le richieste di mercati immensi, come quello della Cina e di alcuni paesi arabi (dove l’omosessualità è considerata un crimine), di tagliare delle scene dall’ultimo film Marvel per ottenere revoca al divieto di distribuzione e sicuramente, siccome arlaomo di quasi un bacino di quasi due miliardi di persone e non essendo la Disney una onlus, ma una delle società di affari più potente del mondo, deve aver soppesato bene vantaggi e svantaggi e forse (dico forse, perché non ho potere di saperlo) il suo vero vantaggio sarà stato in termine di immagine e forse (forse) di investimento per il futuro…
        Chissà…
        Comunque è tutto molto più complicato, stratificato, globalizzato, con intrecci economici e scambi dì visibilità che risultano chiari solo agli analisti più esperti..
        Una cosa è comunque certa, amico mio: come direbbe Lord Brummel, i film supereroistici hanno rotto i coglioni!!!
        Non se ne può più!!!
        Anche per questo suo non-essere un film davvero assimilabile a questo sotto-genere (quanto piuttosto un film che racconta una storia fantastica di resistenza e speranza, con il linguaggio del cinema americano filtrato dal post-neorealismo Fellini) che il film di Mainetti è una meraviglia imperfetta a cui si deve voler bene.
        Sai cosa penso?
        Se farà fatica a trovare soldi per il suo nuovo film, potremmo trovarcelo proprio alla Disney, il nostro Mainetti, chissà…

        1. In fatto di cinema gli americani hanno una competenza di gran lunga superiore a qualsiasi altro popolo. Lo si capisce dal fatto che un’attrice strepitosa come Michela De Rossi da noi era quasi sconosciuta, e da loro ha ottenuto un ruolo da co – protagonista nel film dei Soprano: questo perché loro hanno saputo intuire il suo talento e noi no.
          Forse se non ci siamo accorti di Michela De Rossi (e di chissà quanti altri attori bravi come lei) non è solo perché siamo meno competenti degli americani in fatto di cinema, ma anche perché tendiamo a far recitare sempre gli stessi attori. Evito di fare nomi, ma immagino ti sarai accorto che nei film italiani vediamo più o meno sempre le stesse facce. Ormai si è formata una sorta di casta. Anche in questo Mainetti si rivelò un rivoluzionario, facendo debuttare da co – protagonista un’attrice che fino a quel momento aveva nel curriculum solo una partecipazione al Grande Fratello (Ilenia Pastorelli).
          Comunque, al netto di questo difetto, ribadisco ciò che ho scritto qui sotto: il cinema italiano è molto più bello di come lo dipingono.
          Riguardo ai gadget, hai ragionissima: qua il merchandising legato ai film e alle serie tv non ha mai attecchito. E infatti io stesso credo di avere solo un gadget di questo tipo: un portachiavi con il logo di di Beverly Hills 90210 comprato anni fa, e che adesso è perso chissà dove nei meandri di casa mia. In compenso conservo gelosamente i biglietti di tutti i film più belli che ho visto in sala: un giorno li farò mettere tutti insieme in un quadro. Grazie per la risposta! :)

          1. A parte che leggerti è sempre un piacere, concordo moltissimo con le tue osservazioni: in una chat room insieme ad altri amanti di cultura pop (dal cinema, al fumetto, alla televisione), con anche il prezioso contributo di alcuni professionisti del settore che lavorano tra Bologna e Roma, si chiacchierava tempo fa di come in Italia sia quasi impossibile fare un utilizzo commerciale delle nostre IP (proprietà intellettuali) più famose e se ad esempio negli States è pratica diffusa cercare di sfruttarle al massimo, da noi sembra quasi blasfemo anche solo pensare, come hanno fatto alcuni autori, di creare serie televisive su franchise storici o personaggi entrati nel mito (forse l’unica eccezione fu a suo tempo il character di Fantozzi, usato allo stremo come gli inglesi fecero con quelli di Mr Bean)…
            Buona serata amico!

      2. Concordo sul tuo pensiero a riguardo, ma su tutto ciò vorrei dire una cosa: Ultima notte a Soho è una meraviglia! Edgar Wright è un regista incredibile e rimango sconvolto da come in pochi lo conoscano.

        1. Io invece sono rimasto sconvolto da quanto sia stato fragoroso il flop al botteghino di Ultima notte a Soho. Va bene che (come ho scritto a Kasabake) ormai 10 milioni o poco più è diventato l’incasso standard per un film non Marvel, ma Edgar Wright aveva avuto un successo strepitoso con Baby Driver, e quindi era legittimo attendersi che il suo film successivo avrebbe fatto eccezione. Purtroppo le cose sono andate diversamente, e a questo punto temo proprio che per Edgar Wright le porte di Hollywood si siano chiuse per sempre. Chiaramente mi auguro di venire smentito, perché lo adoro anch’io! :) Grazie mille per aver risposto ad entrambi i miei commenti! :)

          1. Anche io sono rimasto sconvolto. In America il primo weekend ha guadagnato un solo milione di dollari. Uno! Come cavolo è possibile? È tremendo vedere come film che non fanno parte di una saga ben affermata (Marvel, Fast and Furious, Jurassic Park ecc…) finiscano per essere ignorati. Se si continua così non si punteranno più a film originali. Sarà anche per questo che sono rimasto stupito e felice per Dune. Certamente non sta facendo il botto in America rispetto ai film Marvel, ma nel resto del mondo ha fatto molto parlare. Ne sono felice, forse un minimo di speranza c’è.

        2. Edgar Wright lo adoro e non a caso ho inserito un suo film quando a suo tempo feci la mia classifica dei più bei film del decennio…
          Inoltre io sono andato a vedere Last Night in Soho un po’ timoroso perché ne avevo letto in modo tiepido e ti giuro, sopra ciò che ho di più sacro al mondo, che non so davvero cosa diamine alcuni recensori possono aver trovato di sbagliato!
          Per ora è tra i primi tre film più belli del 2021!!!
          Pensa, amico mio, che praticamente è ad ogni suo film, sin dai tempi di VVitch, che sto pensando di scrivere un post in cui voglio omaggiare la divina Anya Taylor-Joy è regolarmente ad ogni nuovo film riesce a superarsi, compresa la fiction tv che l’ha fatta conoscere anche ad un pubblico che prima ignorava chi fosse… Pazzesco!!!

          1. Ma infatti! Ne parlano poco e anch’io ho trovato recensioni tiepide… eppure nonostante durasse quasi due ore per me è sembrato un film da un’ora per quanto mi ha catturato. La fotografia, il montaggio (il montaggio di Edgar Wright è uno dei migliori in circolazione), le sequenze di tensione, le prove attoriali… come si può dire che non è nulla di che? È un film eccellente e anche più! Come Anya Taylor-Joy per il momento non ne ha quasi sbagliato nessuno di film (c’è Playmobil ma quello neanche lo conto). Quindi sarei più che felice di leggere qualcosa a riguardo visto che io e Shiki l’adoriamo (non a caso Shiki ha fatto una bellissima recensione su La regina degli scacchi che ti consiglio di recuperare).

  2. Ciao, come sempre una bellissima recensione che sa valorizzare questo bellissimo film. Personalmente l’ho visto al cinema giusto giusto domenica scorsa. M8 è piaciuto molto e sono stata contenta che dopo due anni, sono tornata al cinema e la pellicola è stata proprio Freaks Out,  Anch’io come te lo ritengo un film italiano unico e incredibile che è da vedere!!! Personalmente m8 è piaciuta come è stata raccontata la sua trama, mi sono piaciute le interpretazioni degli attori e dovessi dirti, in alcuni tratti vi ho percepito anche una certa Fellinianità. Buon pomeriggio 😊

    1. Non posso far altro che concordare con te. Un film italiano davvero molto bello che riesce a intrattenere, divertire ma anche riflettere. Una pellicola che merita molto ma molto di più. Grazie per il bellissimo commento.

  3. Hai centrato il punto: il difetto del cinema italiano è che che non ha vie di mezzo, nel senso che buona parte dei suoi prodotti possono essere classificati o come commedie ultratrash o come film d’autore troppo dialogati, troppo depressi e soprattutto troppo intellettualoidi. Abbiamo perso quella che una volta era la nostra forza, ovvero la capacità di fare film semplici ma comunque significativi e profondi. Tuttavia, hai ragione anche quando dici che il cinema italiano è molto più bello di come lo dipingono, proprio perché ogni tanto qualcuno si ricorda che abbiamo nel sangue quest’abilità, e la sfrutta per tirare fuori dei film bellissimi nella loro semplicità: penso ad esempio a “Quanto basta” e a “Brave ragazze”, 2 film che mi resteranno nel cuore per sempre (soprattutto il primo).
    Un’altra abilità dei registi italiani che si era persa e che adesso abbiamo riscoperto è la capacità di sfornare degli ottimi film di genere. Se negli anni 70 avevamo il giallo all’italiana e il poliziottesco, adesso abbiamo il filone dei crime movies ispirati ai libri di De Cataldo o basati su un suo copione scritto apposta per il cinema: Romanzo criminale, Suburra, Il permesso – 48 ore fuori… so bene che una persona sola non può far risorgere un settore del cinema italiano che era morto da decenni, ma intanto lui è riuscito a fargli dare qualche segnale di vita, e spero che il successo da lui ottenuto induca anche altri sceneggiatori e registi a produrre film di questo tipo.

    1. Dobbiamo puntare molto su queste pellicole. Bisogna anche far in modo di sensibilizzare il pubblico al cinema. Da come ho avuto modo di vedere paesi come Spagna e Francia considerano grandemente il proprio cinema, mentre da noi non lo è. E lo si può vedere dal modo in cui si viene trattato. Al massimo si parla dei grandi della vecchia commedia, ma solo di quelli e nulla più. Eppure il nostro cinema è ricco di artisti che hanno fatto tanto e non solo nelle commedie.

  4. Dalle mie parti non credo arriverà al cinema (come non era arrivato Jeeg), vedo se riesco a recuperarlo su DVD o se arriva su qyalche piattaforma streaming! La voglia di vederlo me l’hai messa tutta. :–)

                  1. 100% capacità, ma dentro si sta con la mascherina (a meno che tu non stia sgranocchiando qualcosa o bevendo)! Ultimamente ho trovato anche delle belle file di sabato e domenica, speriamo sopravvivano sti poveri cinema…

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