La Regina Degli Scacchi

La Regina Degli Scacchi nasce come romanzo, dalla penna di Walter Tevis, pubblicato nel 1983.
Nel 2020 esordisce su Netflix una mini-serie televisiva a opera di Scott Frank e Allan Scott, di sette episodi di una durata complessiva tra i 50 minuti e un’ora, come adattamento al libro, con il medesimo titolo, che però in inglese è The Queen’s Gambit (il titolo fa riferimento al Gambetto di Donna, una mossa scacchistica).

La trama varia di poco tra il libro e la serie.
Beth si ritrova orfana a 8 anni dopo un’indicente d’auto che ha ucciso sua madre. Del resto della famiglia non si sa nulla, quindi lei viene portata in un orfanotrofio cristiano, (solo femminile nella serie, ma anche qui il cambiamento è poco rivelante).
Siamo negli anni 50 e la vita di Beth è affacciata sul nulla; troppo grande per essere adottata, magari persino bruttina. Il futuro è totalmente incerto.
Nel suo primo giorno, a un certo punto, le vengono date delle pasticche da ingerire, che dovrebbero irrobustirla e “regolarle l’umore”. La pillola verde, quella che in realtà contiene un tranquillante, diventerà per lei una valida compagna dal rapporto controverso; la notte Beth non riesce a dormire, quindi si lascia le pillole verdi per dopo, nascondendole nell’astuccio dello spazzolino. A volte non le prende, così può prenderne di più la notte successiva. Questo sarà solo l’inizio di un comportamento malsano che sarà solo il prologo ad altri comportamenti autodistruttivi.
Nel frattempo, nel seminterrato, Beth fa conoscenza con il signor Shaibel, il custode. Era scesa per pulire i cancellini dell’aula didattica, ma rimane incantata dal gioco che lui sta facendo in solitaria. Lei ancora non sa cosa sia, ma si tratta proprio degli scacchi.
Solo guardandolo la ragazzina riesce a capirne alcune dinamiche e un giorno si propone, chiedendo al custode a gran voce come si chiama il gioco. Lui le risponde e sembra non intento a continuare la discussione. Beth insiste, dicendo che vuole imparare a giocarci e che sa già come si muovono i pezzi. Il custode continua a essere riluttante per un po’, sia perché è un uomo schivo e sia perché pensa che gli scacchi non siano adatti a una bambina. Ma Beth insiste.
Da qui in poi Beth si eserciterà ogni tanto con il custode e il resto degli esercizi li farà a mente, visualizzando la scacchiere sul soffitto del dormitorio, mentre tutte le sue compagne di stanza dormono. Le pillole, oltre a farla dormire, le danno una sensazione piacevole e le permettono di visualizzare meglio gli schemi.
Qui siamo all’esordio di due dipendenze per la ragazzina: le pillole verde e l’affasciante mondo degli scacchi.

Ben presto la vita di Beth verrà stravolta quando, all’età di 13 anni (15 nelle serie tv), verrà adottata da Alma Wheatley e suo marito.
Qui lei instaurerà un rapporto di amicizia con Alma, mentre il marito se andrà di casa, lasciando le due donne da sole.
Beth può finalmente ributtarsi a capofitto nel mondo degli scacchi, dopo aver visto che ci sarà un piccolo torneo nei dintorni. Chiedendo per posta cinque dollari al signor Shaibel, con la promessa di restituirgliene il doppio, al di là di qualsiasi premio lei avesse vinto, Beth riesce a esordire, diventando campionessa della zona.

Sia nel libro, che nella serie, le partite a scacchi sono mostrate come degli affascinanti duelli all’ultimo sangue, dove Beth domina suprema sulla scacchiera, l’unico luogo in cui sente di poter avere il controllo di ogni cosa.
Infatti la sua indole guerriera la poteranno a provare profondo risentimento nelle sconfitte che subirà, perché non poter prevedere le mosse dell’avversario è per lei come tornare a essere l’orfana insignificante del passato.

In seguito a delle circostanze che porteranno alla signora Alme Wheatley a farsi prescrivere dei tranquillanti (gli stessi che davano a Beth in orfanotrofio) lei tornerà ad assumere quelle pillole, facendone gran scorta, per poi aggiungere un inclinazione a bere molto, specialmente nei momenti di vuoto e solitudine che si ritroverà a vivere, sia per degli sfortunati eventi e sia perché lei come persona è di natura schiva e troppo presa dal mondo degli scacchi, quasi da diventare inumana.

E’ qui che mi piace percepire come pian piano, da un luogo sicuro, gli scacchi si trasformeranno per lei nell’ennesima dipendenza, dove conta vincere, perché quello è un modo di uomini dove non c’è spazio per un giovane donna, reduce dall’esperienza all’orfanotrofio.

Nel tempo Beth acquisirà fascino e bellezza, attirando l’attenzione di alcuni uomini, che però lei terrà sempre a debita distanza, almeno sentimentalmente. Nessuno riesce davvero a penetrare nel suo mondo competitivo e perfezionista, dove però l’intuito la gioca da padrone, perché lei odia giocare seguendo dei precisi schemi, diciamo quasi didattici. Lei è un giocatrice intuitiva, ma per farsi strada davvero e diventare campionessa, ma anche per ritrovare se stessa, dovrà affrontare la battaglia più dura: le tendenze autodistruttive.

E qui ho apprezzato molto il contesto che hanno costruito nella serie tv intorno alla madre biologica di Beth; nella serie possiamo vedere alcuni flashback di lei da piccola in compagnia di una madre delusa dalla vita e sola. Beth non ha conosciuto altro e gli scacchi le hanno dato un’ancora di salvezza. Nei momenti di maggiore sconforto, dove le sembrerà di aver perso anche quel saldo appiglio, le tendenze autodistruttive avranno per un po’ la meglio.

Il libro è davvero scorrevole e piacevole da leggere, con le partite descritte come duelli. Poi entrare nell’animo guerriero di Beth sarà un viaggio davvero affascinante.
La serie tv si è rivelata un piccolo gioiello partorito da Netflix, dove per molto tempo si è ritrovata a essere in cima alle classifiche. Una sempre e sempre più rara perla tra le serie e film originali di questa piattaforma, dove soprattutto mi ha sorpreso il successo che ha avuto, perché la trovo profonda, intelligente e ricercata, forse troppo per il pubblico di massa.

Poi abbiamo la splendida e brava Anya Taylor-Joy con ruolo di protagonista, che dona a Beth quel fascino che trasuda dal romanzo.

Concludo dicendo che consiglio a chi ama gli scacchi di recuperare sia il libro che la serie tv. Mentre consiglio a tutti la serie tv, forse meno “pesante” rispetto alla lettura, ma davvero gradevole e spunto di riflessione.

Essere un genio, essere donna ed essere sola, sono un peso terribile da sopportare.

Shiki Tima Ryougi

20 pensieri riguardo “La Regina Degli Scacchi

  1. Hai detto bene, “un vero gioiello”, questo è la serie, davvero fantastica, come la protagonista del resto, una bellissima serie che non annoia mai e piena di sorprese fino alla fine, mi è piaciuta moltissimo :)

  2. Anch’io l’ho trovata straordinaria sotto tutti gli aspetti: per il ritmo che si mantiene sempre altissimo per tutte le puntate senza un secondo di noia (il che era molto difficile, considerato quant’è lento e riflessivo il gioco degli scacchi), per la qualità dei personaggi (compresi i comprimari, che sono uno più riuscito dell’altro) e per alcune scene davvero indimenticabili (una su tutte quella in cui la protagonista scende nella cantina dell’orfanotrofio, e scopre che il custode ha conservato ogni singolo articolo di giornale che le hanno dedicato).

    1. A quella scena piango puntualmente, anche perché tocca corde molto sensibili per me. Ma sì, oltre a Beth, anche altri personaggi sono notevoli e il ritmo narrativo è senza uno sbaffo. E così è anche per il libro.

          1. Ti capisco benissimo: talvolta le persone se ne vanno all’improvviso, e quindi non sempre riusciamo a dirgli addio. Magari l’ultima volta che le abbiamo viste è stato un sacco di tempo prima, e quindi al dispiacere di non averle potute salutare un’ultima volta si aggiunge il rimpianto per tutte le volte in cui avremmo potuto incontrarle (o almeno contattarle) e abbiamo lasciato perdere. Grazie per la risposta! :)

  3. Non ho mai letto il libro ma ho adorato la miniserie su Netflix: ben scritto, ben interpretato, ben direto, colonna sonora favolosa he mi ha fatto scoprire brani che non conoscevo e si lascia guardare con molto piacere nonostante non sia proprio leggerissimo.

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