Hugo Cabret

Benvenuti o bentornati sul nostro blog! Ormai siamo arrivati alla fine dell’anno e ci sarebbero così tante cose da dire. Purtroppo questo 2020 verrà ricordato da tutti come un anno orrendo e non c’è neanche bisogno di spiegarvi il perché. Lo sappiamo tutti fin troppo bene. Tutti noi siamo arrivati a questo punto con una grande stanchezza addosso e con molto stress e l’unica cosa che spero è che quest’anno le cose possano migliorare per tutti quanti. In quest’anno incasinato anch’io ho subito i suoi effetti negativi, ma posso dire di essere rimasto soddisfatto di una cosa: il nostro blog. Quest’anno il blog è cresciuto veramente tanto e ci abbiamo lavorato con molto impegno. Non so se tutto ciò sia stato un modo per combattere la depressione causata per colpa di questa situazione o solo un modo per tener fede alla promessa che mi ero fatto di scrivere tanto e impegnarmi (o tutti e due), sta di fatto che sono felice di come è cresciuto Mymadreams e di tutti gli articoli che siamo riusciti a pubblicare che, tra recensioni, racconti e impressioni, sono più di cento! Per noi è un record assoluto. Quindi posso dire che almeno questa è stata una cosa positiva e spero di continuare così (o di migliorare) per l’anno che verrà. Quest’anno abbiamo pubblicato veramente tanto e ci sono state molte recensioni a cui sono rimasto legato, non perché siano incredibili o scritti bene (mi ritengo sempre un principiante e soprattutto non mi ritengo un vero recensore), ma per quello che mi hanno trasmesso le opere di cui parlo. Non sono tantissime, ma se iniziamo a elencarle non farei altro che rallentare l’articolo, cosa che in verità sto già facendo. Questo sarà il mio ultimo post di quest’anno (non so se Shiki o Idreim pubblicheranno qualcosa) e per chiudere in bellezza volevo discutere di qualcosa di speciale per me. L’anno scorso, sempre verso la fine dell’anno, ho parlato di Lasciami Entrare (mentre Shiki ha parlato del libro e vi invito a recuperare anche la sua recensione: QUI), un film importantissimo per me perché mi ha fatto capire la bellezza del cinema e il mio amore per l’horror. L’ho sempre citato e ho sempre fatto in modo che le persone lo conoscessero, ma Lasciami Entrare non è stata l’unica pellicola a farmi innamorare della settima arte.
L’opera di cui stiamo per parlare mi ha fatto veramente capire la passione e l’impegno che si può nascondere dietro a un film e oggi, dopo troppo tempo, ho intenzione di parlarne.
Ecco a voi Hugo Cabret (Hugo), film drammatico e d’avventura del 2011, scritto da John Logan, diretto da Martin Scorsese e tratto dal romanzo La straordinaria invenzione di Hugo Cabret di Brian Selznick.

Trama:
Siamo a Parigi negli anni ’30. Hugo Cabret (Asa Butterfield) è un giovane ragazzo orfano che vive nella stazione ferroviaria e si nasconde nei suoi cunicoli e nei suoi grandi orologi. Hugo nell’ultimo periodo sta rubando alcuni pezzi meccanici da un chiosco di giocattoli gestito da un vecchio misterioso (Ben Kingsley). Un giorno il vecchio riesce ad acciuffare Hugo e mentre lo costringe a svuotare le tasche per riprendersi gli oggetti rubati, vede un taccuino con dei disegni su come riparare un automa. Il vecchio sembra turbato da questa cosa, così prende il quaderno e manda via Hugo, nonostante le proteste di quest’ultimo. Quando il ragazzo torna nel suo rifugio, scopriamo perché quel taccuino era importante per lui. Il padre di Hugo (Jude Law) aveva trovato nel magazzino del museo in cui lavorava quel vecchio automa e aveva deciso di ripararlo insieme a suo figlio mentre prendeva appunti su quel quaderno su come riparare quel macchinario. Però non è riuscito a ripararlo in tempo. Infatti il padre di Hugo è morto in un incendio al museo e Hugo è finito sotto le cure dello zio Claude (Ray Winstone), che gli ha imparato ad aggiustare gli orologi della stazione per poi abbandonarlo. Quindi Hugo vuole a tutti i costi riparare l’automa e finire quel che aveva cominciato suo padre e scoprire il messaggio segreto di quell’automa, ma per farlo avrà bisogno del suo quaderno. Ad aiutarlo ci sarà Isabelle (Chloë Grace Moretz), una ragazzina adottata dal proprietario del chiosco dei giocattoli, che vuole vivere un’avventura almeno una volta nella sua vita. Cercando di riottenere il suo quaderno, Hugo scoprirà che il vecchio giocattolaio in realtà nasconde molti segreti e che il destino di loro due è in qualche modo legato. Ed è così che Hugo e Isabelle inizieranno quest’avventura alla ricerca della verità.

Dopo tanto tempo sto finalmente parlando di Hugo Cabret! Lo vidi al cinema quasi dieci anni fa e da allora mi è sempre rimasto nel cuore. Un film che volevo discutere da tanto ormai, ma di cui non ho mai avuto modo di scrivere per la mia solita paura: non essere in grado di recensire certe opere. Questa volta non mi tirerò indietro. Oltretutto questo film mi dà modo di introdurre nel blog un grandissimo regista che io stimo con tutto me stesso: Martin Scorsese. Scorsese è senza alcun dubbio uno dei più grandi registi di tutti i tempi. Lui, insieme ad altri grandissimi autori, diede vita alla Nuova Hollywood e nel corso degli anni ha continuato a sfornare delle opere stupende e anche dei capolavori senza tempo. Un regista incredibile che in molti ricordano soprattutto per i suoi film gangster. Infatti penso che a molti faccia strano vedere Scorsese girare una pellicola per ragazzi. Questa poi sarà la seconda recensione su una trasposizione cinematografica di un libro di Selznick. La prima è stata con il bellissimo La stanza delle meraviglie. Senza indugiare oltre iniziamo a parlare di questa pellicola, anche perché c’è veramente tanto da dire.

Cominciamo allora dal lato tecnico. Martin Scorsese è uno dei più grandi registi di sempre e ha un enorme esperienza alle spalle, ma questa è stata la prima volta in cui doveva cimentarsi con una storia per ragazzi. Come se non bastasse, questo è stato anche il suo primo film in 3D e penso proprio che non sia stata affatto una passeggiata, visto che la pellicola è stata realizzata con un 3D nativo e non è riconvertito (anche se, a detta di Scorsese stesso, la sua più grande difficoltà fu quella di gestire i cani). Quindi possiamo dire con certezza che Hugo Cabret è stata una vera sfida per Scorsese, una sfida che ha affrontato con molta decisione.
Basti pensare alla sequenza d’apertura: abbiamo una straordinaria panoramica della Parigi degli anni ’30, poi la telecamera si dirige verso la stazione (dove si svolgerà buona parte del film), scende sui binari dove vediamo persone scendere e salire sui treni, arriviamo al centro della stazione nella quale c’è una grande via vai, la telecamera si alza verso il grande orologio e vediamo Hugo che, dietro al quadrante, osserva la vita di queste persone scorrere come sempre. Un inizio impressionante, un piano sequenza realizzato con grande maestria che ci conduce nel cuore della storia e dimostra l’ottimo utilizzo della CGI.

Rimaniamo a bocca aperta vedendo la bellezza della Parigi degli anni ’30 e rimaniamo soprattutto a occhi aperti per la bellezza della regia di Scorsese. Già solo con quel primo piano sequenza dimostra come anche in questo caso abbia deciso di impegnarsi e di dare il meglio, come ha sempre fatto nella sua filmografia. Dopo quel momento, vedremo Hugo muoversi per i cunicoli degli orologi della stazione ed è stupendo osservare come la telecamera muoversi con naturalezza in luoghi così complessi. Inoltre il ritmo è scandito veramente bene: non c’è un attimo in cui il film annoi. Saremo sempre interessati dalla ricerca di Hugo, scoprire il messaggio nascosto nell’automa e il segreto che nasconde il vecchio giocattolaio. E anche in questo caso la regia riesce a dare il meglio con diversi momenti interessanti come ad esempio i momenti comici davvero simpatici e ben gestiti, anche grazie all’ottima interpretazione di Sacha Baron Cohen (che interpreta l’ispettore ferroviario Gustav e che mette in mostra un tipo di comicità simile a quello degli anni ’20 e ’30) oppure a delle scene d’azioni che sembrano semplici ma in realtà nascondo dietro una grande complessità. Il risultato migliore però lo si ottiene soprattutto il film mostra attimi di magia e stupore. Quest’ultime sono importantissime, sono il fulcro dell’intera storia e ci ritorneremo in maniera più approfondita in seguito, ma sappiate fin da subito che qui ogni scoperta avrà un qualcosa di magico e riuscirà a far tornare bambini anche gli adulti.

Un’altra cosa che Scorsese gestisce a meraviglia è la profondità di campo, un elemento importante nel mondo del cinema e che bisogna valorizzare ancor di più se si lavora con il 3D. Per riuscire in quest’impresa, Scorsese ha lavorato a stretto contatto con Robert Richardson, il direttore della fotografia, visto che per entrambi era la prima volta che avevano a che fare con quella tecnologia. E hanno fatto un lavoro magnifico perché, anche senza 3D, si riesce a percepire la profondità di campo e la tridimensionalità della scena e ciò aiuta il pubblico a immedesimarsi ancor di più nella storia. Questo 3D è anche considerato come uno dei migliori mai realizzati e ha ricevuto le lodi perfino da James Cameron.

Un altro elemento curatissimo è la scenografia creata da Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo. I due hanno letteralmente dato vita e un vero e proprio universo grazie alla stazione ferroviaria. In quel luogo sono presenti tantissimi posti interessanti: la caffetteria, la stazione di polizia, la biblioteca, una sacco di luoghi molto dettagliati che danno vita e vivacità alla storia. La stazione è un seti veramente incredibile, realizzato in buona parte con oggetti di scena e anche con l’ausilio del green screen. Questo però non sarà l’unico luogo interessante. Un altro posto che lascerà stupiti sarà lo studio di Georges Méliès. Ormai penso sia inutile nascondere che il vecchio giocattolaio in realtà è il padre del cinema, visto che lo dicevano praticamente in ogni dove. Comunque quello studio è veramente stupendo, assomiglia quasi a una serra, una specie di casa di vetro, fatta in quel modo per far entrare la luce che serviva per girare. Ed è straordinario vedere all’interno le stesse scenografie presenti nelle opere del regista francese, sembrano veramente un sogno che diventa realtà.

Un ultimo particolare tecnico che rende incredibile questo film riguarda sicuramente gli effetti visivi. Con questo film Scorsese ha lavorato molto con il digitale, usandolo in maniera intelligente e con grande cura. Ripensiamo alla scena d’apertura con quel piano sequenza. Quella è stata una delle prime riprese della pellicola e ci sono voluti una quantità immane di computer per renderizzare il tutto e quasi un anno di lavoro. Un lavoro incredibilmente faticoso e lungo e lo stesso si può dire di tutta la CGI presente nel film. Però il digitale non è l’unico lato interessante. Lo sono anche gli effetti artigianali. In molti casi il regista ha deciso di creare scenografie e oggetti di scena senza ricorrere al digitale. Infatti certe location che vediamo, come ad esempio l’orologio da cui si affaccia su Parigi, sono set costruiti con grande cura e pieni di dettagli. Certe scene sono state fatte utilizzando perfino dei modellini. L’esempio migliore è l’incidente con il treno. Una scena terrificante in cui hanno utilizzato dei modellini scala 1:4 (quindi non proprio dei modellini piccoli) che hanno dato maggior realismo alla scena. Quella sequenza è ispirata a un fatto realmente accaduto nel 1895 ossia l’incidente ferroviario della stazione di Parigi Montparnasse e, se andate a vedere le foto, le due scene sono praticamente identiche.

Un lavoro enorme e inoltre sono rimasto positivamente sorpreso da tutti i macchinari che vediamo durante la visione del film. Sono tutte macchine complesse e funzionanti che sembrano quasi uscite da qualche opera Steampunk e ne sono rimasto incantato, vedendole in azione. La vera sorpresa però è l’automa di Hugo. Anche quell’automa è stato costruito in modo artigianale ed è perfettamente funzionante e capace di muoversi. Questo automa è ispirato in gran parte agli automi creati da Pierre Jaquet-Droz, giocattoli complessi costruiti per divertire, intrattenere e sorprendere ed erano capaci sia di scrivere che di disegnare immagini complesse. Un’operazione sicuramente molto difficile per i tempi e sono felice che abbiano cercato di riprodurre quegli automi per il film. Ora che abbiamo finito di parlare del lato tecnico, possiamo parlare di qualcosa di altrettanto interessante e fondamentale per la storia: i personaggi e le emozioni.

Il film è pieno di personaggi e rimaniamo colpiti positivamente sia da quelli principali che da quelli secondari. Rimaniamo colpiti da Hugo, un bambino che ha perduto tutto quanto e che cerca un modo per decifrare il messaggio nascosto nell’automa. Hugo sembra in tutto e per tutto un personaggio uscito dalle storie di Dickens e dovrò affrontare diversi ostacoli e trovare un suo posto nel mondo. Isabelle è un personaggio molto positivo che aiuterà tantissimo Hugo a cercare la verità, una ragazza che ama moltissimo i libri e vuole vivere insieme al protagonista un’avventura. Una coppia che funziona benissimo e che i giovanissimi (ai tempi) Butterfield e Moretz hanno gestito benissimo.

Ci sono poi tantissimi personaggi secondari che interagiscono tra di loro nella stazione e Hugo osserverà tutto ciò mentre ripara gli orologi e l’automa. Abbiamo la simpatica relazione tra Madame Emile (Frances de la Tour) e Monsieur Frick (Richard Griffiths), la fioraia Lisette (Emily Mortimer), il bibliotecario Monsieur Labisse (il grande Christopher Lee che finalmente è riuscito a lavorare con Scorsese). Perfino lo stesso Gustav, che sembrerebbe essere il classico cattivo ironico, in realtà nasconde una storia molto interessante che ci fa capire perché lui ha quel comportamento. Anche il personaggio di George Méliès è incredibilmente interessante e probabilmente uno dei più complessi della storia, ma non voglio approfondire troppo su questa cosa. Spetta a voi vederlo e capire ciò che prova e il suo contrasto interiore.
I personaggi sono stati tutti molto curati, ma c’è una cosa che Scorsese ha potuto fare con grande gioia e divertimento grazie a questo film: fare un enorme tributo al cinema e alla sua storia.

Il cameo di Scorsese

Questo film è pieno, ma veramente pieno di citazioni verso il cinema e non solo verso la settima arte ma anche verso la letteratura e l’arte, su quest’ultime ci torneremo tra poco. Con questa storia Scorsese ha potuto sbizzarrire il suo enorme amore verso il cinema e uno dei migliori modi in cui poteva farlo era proprio mostrando molte opere di Méliès, colui che ha fatto nascere il cinema. Anche se sono stati i Lumière a inventare il proiettore cinematografico, fu Méliès a credere in questo progetto (i Lumière dicevano che era una moda passeggiera) e a realizzare film pieni di storie fantasiose, costumi ed effetti speciali intelligenti, quest’ultimi realizzati attraverso una delle tecniche cinematografiche più importanti di sempre: il montaggio. E Scorsese mostrerà chiaramente tutto ciò, ma non si fermerà solo a questo. Il film è pieno di citazioni e omaggi, talmente tanti che è quasi impossibile vederli tutti la prima volta. Un omaggio molto palese riguarda la famosa scena di Preferisco l’ascensore! con Harold Lloyd appeso a una lancetta dell’orologio. Questa scena verrà mostrata quando Hugo e Isabella si intrufoleranno in un cinema e in seguito lo stesso Hugo si ritroverà nella medesima situazione (la scena è mostrata anche nella locandina). Ci saranno poi varie citazioni a grandi classici, perlopiù opere di Méliès, ma anche verso i film di Chaplin, Dickson, Fritz Lang e molti altri ancora. Trovare tutti questi omaggi non è una cosa semplice e Scorsese si diverte a mettere anche citazioni riguardanti il mondo della letteratura e dell’arte. C’è perfino una scena in cui vediamo Salvador Dalì che mostra un suo disegno a James Joyce. Il film è veramente pieno di questi momenti, momenti molto sottili che comunque non distolgono lo spettatore dalla storia.

Per concludere l’articolo possiamo sicuramente dire che Hugo Cabret è una pellicola incredibile. Una storia dedicata non solo ai ragazzini ma a tutte le persone di ogni età. Un film curato in ogni suo aspetto tecnico che dimostra ancora una volta il talento di Scorsese come regista e dimostra quanto lui riesca a essere molto più moderno di tanti altri. Infatti un grande pregio di questa pellicola è che riesce a onorare i grandi classici del passato utilizzando le tecnologia moderna. Scorsese riesce a unire in maniera sapiente il vecchio e il nuovo creando un’opera stupenda. Come se non bastasse Scorsese qui dimostra il suo grande amore verso il cinema e lo fa attraverso lo sguardo di un bambino. Grazie a ciò vediamo la magia del cinema, la magia di creare qualcosa di unico e speciale, un mondo dove tutto è possibile e che, attraverso l’ingegno e l’impegno, può portare a qualcosa di magnifico. Ed è in questo punto che Hugo Cabret riesce a emozionare, emoziona nel riuscire a mostrare questo mondo fantastico e incredibile (oltre che a emozionare per la storia del protagonista e la sua epopea). Un film che mi ha fatto scoprire le meraviglie della settima arte e che sono sicuro potrà piacere a molti di voi.

E con questo finiscono gli articoli di quest’anno, almeno da parte mia.
Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

15 pensieri riguardo “Hugo Cabret

  1. […] di una pellicola indipendente, è vero, ma ho intenzione di aggiungere qualcosa in più. Con Hugo Cabret ho finalmente potuto parlare di Martin Scorsese, un regista che amo tantissimo e che voglio […]

  2. Questo film mi è stato più volte consigliato da una cara amica, ma ancora non ho trovato il tempo di recuperarlo. La tua recensione è super dettagliata, si vede quanto ti ha appassionato! La terrò sicuramente a mente per quando finalmente lo vedrò anche io :)

    1. È un film che ho sempre amato perché mi ha fatto scoprire il cinema e inoltre è incredibilmente curato e pieno di affetto per la settima arte. Non potevo non parlarne! Spero tanto che ti piaccia! Grazie mille!

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