Halloween III: Season of the Witch

Bentornati o benvenuti sul nostro blog! Si continua con la saga di Halloween! Per ora abbiamo disucsso dei primi due capitoli: il primo Halloween, diretto da John Carpenter, è stato un film che ha scosso il mondo dell’horror ed è riuscito a spaventare il pubblico, nonostante i pochi mezzi di cui disponeva e si è giustamente guadagnato il posto tra gli horror migliori di sempre. Il secondo invece è stato diretto da Rosenthal e, nonostante non riesce a competere con il primo e abbia diversi difetti, è pur sempre un buon capitolo della saga, capace di intrattenere e con una buona dose di splatter. La saga comunque ha ottenuto un certo successo e ovviamente non possono fermarsi qui. In questo caso però per il terzo film è successo qualcosa di molto particolare, qualcosa che non si è più ripetuto in nessun’altra saga horror e che ha, nel bene o nel male, varieggiato la saga di Halloween. In questo casostiamo per parlare di qualcosa di molto diverso e particolare e questa cosa mi diverte molto. Quindi senza perdere altro tempo iniziamo a parlare di questo capitolo speciale della saga di Halloween.
Ecco a voi Halloween III: Season of the Witch (Halloween III – Il signore della notte), una pellicola del 1982 scirtta da John Carpenter e Tommy Lee Wallace e diretta da Tommy Lee Wallace.

Trama:
Siamo nella notte del 23 ottobre e un uomo, il negoziante Harry Grimbridge (Al Berry), scappa nella notte inseguito da degli uomini con delle uniformi eleganti. Harry rischia di essere fatto fuoru da queste misteriose persone, ma fortunatamente riesce a sfuggirgli e ad arrivare a una pompa di benzina, dove sviene stringendo in mano una maschera di Jack-o’-lantern che teneva con se fin dall’inizio. Il gestore della pompa di benzina (Essex Smith) porta Harry in ospedale. Qui l’uomo viene preso sotto le cure del dottor Daniel “Dan” Challis (Tom Atkins). Le uniche parole che escono dalla bocca di Harry sono “Ci uccideranno tutti” ed è in un evidente stato di shock, così il dottor Challis lo seda e lo mette sotto osservazione. Mentre Harry viene lasciato da solo, uno degli uomini che lo inseguiva entra nella sua stanza e lo uccide estraendogli il cervello. Challis insegue l’assassino, ma quest’ultimo entra nella sua auto, si cosparge di benzina e si dà fuoco, suicidandosi. L’evento sconvolge profondamente Challis che non si dà pace e decide di andare in fondo alla questione e scoprire perché Harry è stato ucciso. Ed è così che il dottore incontra Ellie Grimbridge (Stacey Nelkin), la figlia di Harry, anche lei intenzionata a scoprire la verità dietro la morte del padre. Indagando, i due scoprono che Harry era andato nella piccola città di Santa Maria, California, e più precisamente alla sede della fabbrica Silver Shamrock Novelties, la più grande febbrica di giocattoli degli USA, per parlare delle maschere che dovranno essere messe in vendita. I due si dirigono in questa piccolissima cittadina dove tutti li osservano ed è qui che conosciamo Conal Cochran (Dan O’Herlihy), il proprietario della fabbrica e colui che ha fatto prosperare la cittadina. Sembrerebbe un uomo molto cordiale e amichevole, ma questa persona nasconde qualcosa di terrificante.

Immagino che già solo leggendo la trama vi siate resi conto che c’è qualcosa di strano, qualcosa di molto diverso. Dov’è Michael Myers? Ecco perché questo film si differenzia tantissimo dagli altri legati alla saga, anzi possiamo perfino definirlo spurio. Michael Myers non c’è. Questa è una storia completamente differente che non ha nulla a che vedere con The Shape e l’unico momento in cui lo vedremo sarà su uno spot pubblicitario alla televisione. Questo è un evento più unico che raro che non si era verificato con altre saghe horror e che probabilmente non accadrà di nuovo. Perché si arrivò a questa strana decisione? Semplicemente sia Carpenter che Debra Hill si erano stancati del personaggio di Michael Myers. Di lui volevano parlare solo nel primo Halloween e il seguito sono stati forzati a scriverlo. Visto però che la saga di Halloween e il suo titolo avevano raggiunto un gran numero di fan e di appasionati, pensarono a quest’idea: ogni anno sarebbe uscito un film su Halloween con una trama completamente diversa e che potevano prendere qualsiasi direzione, a patto che parlasse della notte delle streghe, e questi film potevano perfino avere dei propri seguiti. Onestamente parlando è un’idea che non mi dispiace per niente. Si possono creare veramente tante storie su Halloween. Negli USA ci sono molte storie, anche locali, che sono veramente divertenti che possono dar vita a dei film molto interessanti. Se questo fosse successo Halloween si sarebbe trasformato in una saga antologica con pellicole veramente differenti e con vari sequel e, visto anche certi film che hanno realizzato con il povero Myers, non era un’idea da buttare via.

A livello artistico era qualcosa di veramente affascinante, ma a livello puramente commerciale era un rischio enorme. Un rischio che ha dato frutti negativi purtroppo. Il film fu un flop al botteghino e probabilmente è la pellicola di Halloween ad aver incassato di meno di tutti. E la delusione fu veramente grande da parte dei fan che sono andati al cinema per vedere Myers e si sono ritrovati qualcosa di completamente differente. Non so se la pubblicità dei tempi non sia stata capace di far percepire il messaggio al pubblico, sta di fatto che la delusione fu così tanta che Season of the Witch ricevette molti commenti negativi ai tempi. Il film però è veramente brutto?

Iniziamo parlando di Tommy Lee Wallace e della sua regia. Sono sicuro che a molti questo nome suona familiare. Infatti Wallace è conosciuto principalmente per aver diretto la mini serie televisiva di It del 1990. Sono un grande fan dell’opera di King (e lo considero come uno dei migliori libri mai scritti da lui) e quella serie, mi dispiace dirlo, non era niente di che e per certe cose è pure invecchiata male. Però Tim Curry era veramente straordinario e credo che sia per quello se la serie è diventata un cult. Comunque sia a mio avviso Wallace non ha fatto una bella fine e, più o meno come Tony Randel di Hellbound: Hellraiser II, a mio avviso era un regista che poteva dare di più.

In ogni caso Wallace ha una regia curata a quadrata, diversa da quella di Carpenter ma comunque molto efficace, Quello che però colpisce più di tutti è il ritmo del film che non annoia mai. Nella prima parte il pubblico si incuriosisce subito per quello che sta accadendo. Ci sono vari elementi misteriosi e vogliamo sapere la verità. Così inizia la parte investigativa e quando Chillis ed Ellie arrivano nella piccola cittadina di Santa Maria le cose si fanno molto strane e non solo pr il fatto che i cittadini fissano in continuazione i protagonisti. In questa città sono installate un’enorme quantità di telecamere, c’è il coprifuoco alle 19:00 e inoltre girano quegli strani uomini con i vestiti eleganti. Il tutto dà l’aria di un luogo militarizzato o, come ha giustamente notato Shiki, sai di distopia pura, ma ne riparleremo più tardi. La seconda parte invece vira verso l’elemento sovrannaturale ed è lì che il film diventa un horror puro. Come se non bastasse per i protagonisti tutta questa vicenda si trasforma in una corsa contro il tempo per evitare un evento catastrofico. Ed è anche qui che Wallace gira una delle scene più belle e famose di questo film ovvero la rivelazione del pericolo dietro quelle maschere. Una scena puramente horror che sconvolge e disgusta lo spettatore, che difficilmente si potrà dimenticare.

Oltre alla regia di Wallace, un grande punto di forza a mio avviso lo ritroviamo proprio nella sceneggiatura. La storia originale venne scritta nientepopodimeno che da Nigel Kneale, famossissimo scrittore e creatore dell’altrettanto famoso personaggio di fantascienza Bernard Quatermass. In seguito la sua idea venne rimaneggiata sia da Carpenter che da Wallace. L’elemento molto interessante di questa storia è sicuramente l’unione tra stregoneria e scienza, un concetto che funziona benissimo. Inoltre anche il peso che viene dato alle maschere prodotte dalla Silver Shamrock è affascinante e soprattutto anche qui si ritorna agli antichi culti celtici e Halloween torna ad avere la sua vecchia valenza.
Trovo molto interessanti anche i vari personaggi di questa pellicola. Ellie è una dona con un carattere molto forte e pronta a mettersiin gioc per scoprire la verità. Challis è invece un protagonista molto particolare. E’ pieno di difetti, è un pessimo marito, un Don Giovanni e ha problemi con l’alcool. Però anche lui vuole scoprire la verità dietro la morte di Harry, quell’episodio l’ha realmente sconvolto, risvegliando qualcosa in lui, e in questo caso dimostra una grande forza di volontà. Inoltre riesce incredibilmente a conquistare il cuore di ogni donna e immagino che ciò sia dovuto al suo incredibile baffo anni ’70 (va bene, la smetto di scherzare). Colui che però rimane più impresso allo spettatore è sicuramente Cochran. Primo perché l’interpretazione di O’Herlihy è magistrale ma anche perché ci viene mostrato un personaggio molto minaccioso e inquietante che però sa mostrarsi molto cordiale e benevolo, oltre che burlone, e infatti all’inizio sarà difficile considerarlo come una persona orrenda.

Altri elementi a favore del film sono la fotografia e la colonna sonora. Anche qui torna alla fotografia Dean Cudney che, come al solito, riesce a creare dei tagli d’ombra molto curati e ottimi e la colonna sonora composta sia da John Carpenter che da Alan Howarth che si rifanno alle colonna sonore di Halloween, ma anche di The Fog e 1997: Fuga da New York (e quindi c’è la forte presenza del sintetizzatore). Della colonna sonora però vorrei sottolineare un motivetto molto particolare che nessuno si leverà più dalla testa: il motivetto della pubblicità della Siverl Shamrock. Quella pubblicità praticamente serve per pubblicizzare le maschere e fa veramente un ottimo lavoro perché, come molte pubblicità, ti entra in testa e non esce più. Da notare poi come questa canzone abbia come base la melodia di London Bridge Is Falling Down. Ultimo ma non ultimo il film ha un finale veramente ottimi, perfetto per quello che è stato la pellicola fin’ora e che si imprime nelle menti degli spettatori.

Per concludere Halloween III: Season of the Witch è un film horror veramente riuscito sia dal punto di vista della storia che della regia. Un horror che fu trattato molto male e sottovalutato per il semplice fatto di non essere una storia su Michael Myers. Però sono contento di sapere che nell’ultimo periodo questa pellicola sia stata riscoperta e rivalutata da molti. E sicneramente meriterebbe di essere giudicato meglio perché, anche se non è un capolavoro, è un film che fa il suo lavoro e intrattiene dall’inizio alla fine e inoltre, come avrete intuito dalla storia, è anche un grande critica al consumismo e alle multinazionali. E adesso tocca al quarto capitolo.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

13 pensieri riguardo “Halloween III: Season of the Witch

    1. Grazie mille! È comunque una cosa normale, in molti si sono fermati con il primo capitolo. In parte non hanno tutti i torti visto che certi episodi erano terrificanti (in senso negativo), ma è una saga che comunque ha dei capitoli molto interessante come ad esempio questo film.

  1. Anche io mi sono fermato al primo film, saltando però direttamente fino al reboot di Rob Zombie. Onestamente non ho mai avuto interesse a recuperare l’intera saga, per cui non sapevo niente nemmeno di questo film che, mi pare di capire, sia piuttosto sorprendente; mi hai incuriosito, penso proprio che lo guarderò!

    1. Non è un capolavoro ma è un film piu che valido che riesce a far entrare lo spettatore nello spirito di Halloween e sa intrattenere benissimo. Un film che è stato giustamente riscoperto e apprezzato.

  2. Sono d’accordo con te, alla fine credo negli anni lo possa aver proprio penalizzato il legame ad Halloween che avrebbe dovuto all’epoca, invece, portarlo al successo. Se fosse solo noto come Season of the Witch cosa gli impedirebbe di raggiungere lo status di cult del cinema horror? Wallace è un regista “quadrato” come dici tu e non è certo ai livelli del Carpenter a cui è legato, però questo film regge davvero bene. L’unica nota negativa per me è stato proprio Tom Atkins, un personaggio davvero atipico, interpretato in modo troppo piatto secondo me. Ora mi preparo a vedere il quarto e ad aspettare la tua recensione! :D

    1. Infatti credo proprio che se il film fosse uscito solo con Season of the witch il film poteva avere un riscontro più positivo a livello di critica e di pubblico. I fan di Halloween amavano Myers e volevano vederlo in azione. Mi dispiace per la pessima accoglienza che ebbe ai tempi ma sono felice di sapere che oggi è stato rivalutato a che adesso da alcuni fan dell’horror viene considerato un cult.
      Ammetto che invece a me il personaggio di Atkins è piaciuto proprio perché atipico. Non è il classico eroe, ma un personaggio con tanti difetti che però davanti al male decide comunque di agire.
      Non vedo l’ora di leggere la tua opinione per il quarto capitolo! Se ti interessa io di solito pubblico gli articoli il mercoledì e il sabato. E in quei giorni pubblicherò gli articoli su Halloween.
      Ti auguro una buona giornata!

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