Hellraiser III: Hell on Earth

Bentornati a tutti quanti con l’ultimo appuntamento con la saga di Hellraiser. Avevo detto che avrei provato anche a recensire qualche altro film della saga che poteva dare ancora qualcosa come ad esempio il quarto e il sesto capitolo, ma alla fine ho lasciato perdere. Il motivo è molto semplice: sono tremendi. Certo, sono sicuramente un po’ meglio di certi capitoli terrificanti di questa saga, ma comunque sono a dir poco scadenti e tradiscono quello che è stato il vero Hellraiser. Quindi non penso proprio che adnrò avanti e mi fermerò con questo terzo capitolo. Mi sono lamentato molto di quello che è diventato la serie dal quarto film in poi ma Hellraiser, nonostante l’ingiusta fine che ha fatto, ha saputo dealmente dare tanto al cinema horror e ha dimostrato di essere molto interessante con un primo capitolo dove venivano mostrati il marcio che si nasconde nelle persone e un secondo capitolo che invece, anche se con una sceneggiatura traballante, riusciva a portare lo spettatore dentro a un incubo a occhi aperti. Cos’avrà da offrire al pubblico questo terzo capitolo? Scopriamolo subito.
Ecco a voi Hellraiser III: Hell on Earth (in italiano Hellraiser III: Inferno sulla Terra), pellicola horror del 1992 diretta da Anthony Hickox.

Trama:
J.P. Monroe (Kevin Bernhardt) è il proprietario di un famoso nightclub chiamato The Boiler Room e ha sentito parlare di un locale dove vengono messe in mostra e in venditadelle opere d’arte macabre e particolari. Arrivato sul luogo rimane affascinato da un pilastro inquietante, pieno di altorilievi raffiguranti persone ed esseri in agonia. Tra di essi ci sono anche il Cubo di Lemarchand e il volto di Pinhead. J.P. è affascinato da quest’opera e riesce a comprarla a un prezzo irrisorio. Poco tempo dopo Joey Summerskill (Terry Farrell), una reporter ambiziosa, si ritrova in un ospedale per uno scoop ma scopre che a chiamata non era vera. Delusa da ciò sta per andarsene quando all’improvviso vede una persona portata d’urgenza in sala operatoria con delle catene attaccate al suo corpo. Il ragazzo è accompagnato da Terri (Paula Marshall) che nega di sapere cos’è successo anche se sembrerebbe il contrario. Mentre il ragazzo entra in sala operatoria, Joey e i mediciassistono a un evento terrificante: le catene iniziano a muoversi per conto proprio, tutta l’attrezzatura impazzisce e infine il ragazzo esplode in mille pezzi. Tutta questa storia è fuori da ogni logica e Joey vuole venirne a capo. Per questo invita Terri nel suo appartamento, per parlare di quello che è successo. Inizialmente è titubante, ma alla fine Terri rivela che quelle catene sono uscite da un pilastro dopo che quel ragazzo aveva rubato un cubo attaccato a esso. E subito dopo Terri le mostra il Cubo di Lemarchand. Intanto J.P. sciaccia via una ragazza che era stata a letto con lui e quest’ultima, sconvolta, si avvicina troppo al pilastro e viene divorata da Pinhead (Doug Bradley). Il Cenobita però non può ancora uscire dal pilastro, ha bisogno di altro sangue er riacquistare la forza e ordina a J.P. di aiutarlo. Quest’ultimo all’inizio si ribella ma Pinhead riesce co calma a convincerlo. Ed è così che Pineahd sta per tornare nel nostro mondo ma questa volta sembra diverso rispetto al solito.

Siamo finalmente arrivati al terzo film e, come di consuetudine, faccio un piccolo accenno al regista che ha realizzato la pellicola ovvero Anthony Hickox. Hickox. al contrario di Clive Barker e di Tony Randel, qui non è alla sua prima prova come regista, ma ha ben tre film dedicati al grande schermo all’attivo. E Hickox si è fatto conoscere bene al pubblico e alla critica grazie al suo primo film Waxwork, un’antologia horror in cui i vari episodi riescono a ricollegarsi in maniera molto intelligente e dove Hickox dà grande prova sia della sua conoscenza del mondo dell’horror che di bravura come regista nel riuscire a rappresentare gli episodi con una grande ironia ma anche con momenti dell’orrore ben resi. Fece anche un seguito, Waxwork 2, che, anche se non è allo stesso livello del primo, visto che qui i vari episodi non riesconoa collegarsi bene come nel lavoro precedente, merita comunuque una visione.
Inizialmente erano stati pensati altri registi per il terzo film: doveva ritornare in principio Tony Randel alla regia, ma alla fine ricoprì il ruolo di sceneggiatore insieme a Peter Atkins. Lo stesso Atkins venne suggerito come possibile regista, ma quest’opzione venne scartata visto che non aveva esperienza dietro la macchina da presa. Hanno perfino proposto a Peter Jackson di essere ilr egista ma lui ha rifiutato (anche se, visto cos’aveva fatto con Bad Taste e Splatters ero veramente curioso di sapere cosa avrebbe realizzato). Un cambiamento importante fu la produzione. I primi due film erano stati prodotti in Inghilterra mentre questo venne distribuito dalla Dimension Films, una casa cinematografica appartenente alla Miramax. Possiamo anche dire che questo non fu l’unico vero cambiamento che subì la saga di Hellraiser, anzi con questa pellicola hanno voluto cambiare le carte in tavola.

Il primo cambiamento importante riguarda la protagonista. Sicuramente in molti avranno pensato a un ritorno di Kirsty, per via dei due film precedenti e di tutto quello che ha fatto, ma invece ha una piccola comparsa in alcune vecchie registrazioni e il timone è passato a Joey, un personaggio molto interessante, diversa da Kirsty sotto molto punti di vista, ma capace comunque di essere simpatica e soprattutto di avere un background molto solido e ben costruito. I cambiamenti più importanti di tutti riguarda però il tono della pellicola e anche la messa in scena: i due capitoli precedenti erano film che si prendevano molto sul serio e che giocavano tutto sulle atmosfere oniriche che riuscivano a creare e sugli orrori portati avanti da persone malavaggie o l’orrore di un mondo folle e oscuro. Con il terzo capitolo Hickox cambia tutto e tende a mettere una buona dose di ironia nella pellicola. Come ho detto in precedenza, Hickox con il suo Waxwork era riuscito sapientemente a mischiare la commedia con l’horror e con Hellraiser III riesce a ripetere benissimo la stessa cosa. Una scena che descrive bene questo concetto è quella in cui Pinhead divora la sua prima vittima. Prima la spella in un secondo con le sue catene e poi la divora in un boccone. Quando la si vede la prima volta non si può far a meno di rimanere scioccati e a bocca aperta come J.P. E’ una scena che riesce a essere terrificante e disgustosa ma anche grottesca e completamente fuori di testa. E questa non sarà l’unico momento memorabile del film. Ci sono tantissime scene folli come ad esempio l’attacco al nightclub, i nuovi Cenobiti oppure quella famosissima scena dentro la Chiesa. Sono veramente tanti i momenti epici e non vorrei rovinarli a qualcuno, perciò eviterò di descriverli. Però non posso fare a meno di parlare dei nuovi Cenobiti che appaiono in questo nuovo capitolo. Mentre i Cenobiti precedenti avevano un aspetto veramente spaventoso e disgustoso e la loro nuova forma deriva dalle sofferenze subite per scoprire nuovi piaceri, qui i Cenobiti sono folli. So di aver ripetuto la parola folle molte volte, ma non credo ci sia altor modo per descriverli. Alcuni di questi sono esseri che si sono fusi con la tecnologia, una novità interessante a mio avviso, e ce n’è perfino uno che lancia dischi letali dalla faccia. Giusto per dire.

Il ritmo di questo film è veramente ottimo. E’ molto veloce e infatti in poco tempo succedono parecchi eventi interessante che non vengono minati dalla sua rapidità. Penso che il ritmo di questo terzo capitolo sia il più rapido di tutti gli altri ma anche quello costruito con la maggior cura.
Arriviamo adesso a uno dei cambiamenti più importanti di questa pellicola, un cambiamento che all’inizio mi ha sorpreso e confuso ma che in seguito ho apprezzato di cuore: Pinhead. Il design è lo stesso e il Cenobita è sempre interpretato da Doug Bradley ma, fin da quando si è svegliato nel pilastro, possiamo notare qualcosa di differente. Prima di tutto bisogna fare assolutamente i complimenti a Bradley per aver dato una prova assolutamente convincente dall’inizio alla fine, specialmente quando era bloccato nel pilastro e poteva utilizzare solo le espressioni facciali e il tono della sua voce. Comunque sia ha un comportamento diverso: è un manipolatore, sa tentare le persone, fa alcune battutine, ride di gioia facendo del male agli altri, è completamente diverso da quella figura cupa e seria dei primi due capitoli. Qualcuno potrebbe fare il paragone con Freddy Kruger, personaggio serio nei primi due film a lui dedicati che in seguito è diventato sempre più ironico e scherzoso, quasi simpatico nonostante le cose orrende che faceva. La differenza sostanziale però è questa: il nuovo comportamento di Freddy Kruger non viene mai giustificato, quello di Pinhead invece sì. Ed è una cosa che ho davvero apprezzato. La spiegazione viene data ed è anche molto interessante e verosimile. Fin dall’inizio vogliamo sapere perché Pinhead si comporti in questo modo e soprattutto perché Elliot Spencer, Pinhead quando era ancora umano, appaia nei sogni di Joey.

Possiamo dire che qui Pinhead ruba veramente la scena a tutti e raggiunge il suo culmine nella scena della Chiesa. Quella scena è probabilmente la cosa migliore di tutta la pellicola ma è anche una scena di una bellezza unica per la recitazione di Bradley, per la messa in scena curatissima e per quello che mostra. Ovviamente è stata molto criticata perché dissacrante e vari motivi futili. Eè una scena veramente ottima e soprattutto molto coraggiosa, che in pochi hanno realmente il coraggio di emulare.
Inoltre vorrei sottolineare che oltre alla colonna sonora composta da Randy Miller, è presente anche un brano dei Motörhead chiamata appunto Hellraiser che praticamente è la cover dell’omonimo brano creato da Ozzy Osbourne. Una canzone veramente bella che vi consiglio di ascoltare.

Per finire Hellraiser: Hell on Earth è un film stupendo, capace di tenere lo spettatore incollato allo schermo grazie alla sua messa in scena, a un ritmo molto veloce e a scene d’azione stupende. Infatti non penso sia sbagliato definire questo film come un horror d’azione, visto anche la piega che prende nella seconda parte. Un film veramente bello e un ottimo modo per chiudere con la saga di Hellraiser qui sul blog. Sono stati fatti altri lavori su questa saga ma nessuno di questi è minimamente paragonabile ai primi tre. Meglio finirla qui con questo stupendo capitolo piuttosto che parlare di cosìè successo con i seguiti. C’è un film di Hellraiser che però mi interessa molto e che ancora non ho avuto modo di vedere che si chiama Hellaraiser: Judgment. Quello sembrava un progetto interessante e sono curioso di sapere se arriverà mai in Italia. Vedremo.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

13 pensieri riguardo “Hellraiser III: Hell on Earth

    1. Fortunatamente no! Il secondo è il terzo capitolo sono dei film veramente ottimi e il terzo si differenzia molto dai primi due senza però perdere colpi e soprattutto riuscendo a divertire e affascinare il pubblico. Te lo consiglio caldamente. Evita dal quarto in poi.

  1. Ciao se ti piace Hellraiser e la sua saga ( anch’io preferisco i primi tre, il terzo su tutti) ti consiglio un blog dove l’hanno proprio “sviscerato” per festeggiare il suo trentennale.
    Il blog si chiama Obsidian Mirror , cerca l’etichetta The pleasure of pain e troverai da divertirti!
    Complimenti per la rece…molto pop.
    Come Hellraiser 3 appunto che sembra un gigantesco videoclip….e si toglie finalmente la patina pesantuccia per me dei primi due film.
    Ciao

    1. Grazie mille per il consiglio. Appena posso cercherò il blog in questione. Comunque sì, il terzo capitolo è molto più leggero dei primi due anche perché si prende meno sul serio e non basa tutto sul disgusto e lo sporco.

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