L’uccello dalle piume di cristallo

Bentornati sul nostro blog. Inizialmente per questo articolo avevo pensato di fare una recensione su un film straordinario, uno dei film più belli che ho visto quest’anno e che si meriterebbe molto più successo a mio avviso. Però mi sono bloccato, non riesco a scriverne o forse credo di non poterlo fare. Il motivo è semplice: ho paura di non riuscire a trasmettere neanche una minima parte delle emozioni e dei sentimenti presenti in quella pellicola. Per questo ho deciso momentaneamente di lasciar perdere e di concentrarmi su altro. E così sono passato a un tipo di cinema completamente diverso.
In questo articolo torneremo a parlare di cinema italiano e per la precisione del giallo all’italiana. Di questo genere particolare ne ho parlato molto negli articoli dedicati a La ragazza che sapeva troppo e Sei donne per l’assassino, due film eccezzionali diretti dal maestro Mario Bava, film che hanno creato le basi per il giallo all’italiana. Molto probabilmente citerò abbastanza spesso queste due perle nella recensione, visto che hanno molte caratteristiche in comune con il film in questione. In ogni caso, nonostante questa pellicola deve molto alle opere di Bava, il regista è stato capace di mostrare qualcosa di nuovo al pubblico e a far conoscere a un gran numero di persone il genere del giallo all’italiana. Un film molto importante che mi permette di introdurre sul blog un regista fondamentale per il cinema italiano.
Ecco a voi L’uccello dalle piume di cristallo (conosciuto all’estero con il nome di The Bird with the Crystal Plumage), giallo all’italiana del 1970, scritto e diretto da Dario Argento e liberamente ispirato al romanzo La statua che urla di Frederic Brown.

Trama:
Sam Dalmas (Tony Musante) è uno scrittore americano che ha deciso di passare un po’ di tempo in Italia, il suo paese d’origine, per ritrovare un po’ di calma e soprattutto l’ispirazione per tornare a scrivere. E’ arrivato in Italia con la sua ragazza, Giulia (Suzy Kendall), e lavora a Roma in un istituto di scienze naturali. Dopo aver terminato il suo lavoro all’istituto, Sam decide di ritornare negli Stati Uniti, un po’ deluso dal fatto che niente è cambiato e che non riesce ancora a scrivere. Mentre torna a casa di sera, vede qualcosa di molto inquietante e strano: in una galleria d’arte vede uno scontro tra una donna, Monica Ranieri (Eva Renzi) e una persona completamente vestita di nero. La donna viene ferita e la persona misteriosa fuggevia e Sam, dopo l’evento, avverte subito la polizia. Si prende carico del caso il commissario Morosini (Enrico Maria Salerno), un investigatore che crede che l’aggressione sia legata a tre casi precedenti in cui sono state uccise tre donne e che il colpevole sia la stessa persona. Dalmas racconta tutto quello che ha visto al commisario, ma nei suoi ricordi c’è qualcosa che non gli torna, qualcosa di strano legato alla scena dell’aggressione che però gli sfugge. In ogni caso Dalmas, essendo un testimone importante, non può lasciare il Paese ed è costretto a rimandare la partenza verso gli USA. Questo caso però l’ha coinvolto molto più di quanto credesse e Dalmas vuole scoprire a tutti i costi chi è l’assassino. E quest’ultimo non si fa certamente attendere.

Questo è il debutto alla regia di Dario Argento, regista che immagino non abbia bisogno di alcuna presentazione. Nonostante il regista nostrano abbia realizzato negli ultimi anni dei film molto deludenti e in alcuni casi perfino imbarazzanti (Dracula 3D è un ottimo esempio di trash involontario), Argento ha contribuito molto per il cinema italiano, realizzando pellicole conosciute in tutto il mondo, parecchio curate nei dettagli e nei particolari, creando in alcuni casi dei capolavori senza tempo come ad esempio Profondo Rosso e Suspiria. Inoltre Argento contribuì parecchio al genere del giallo all’italiana ed è anche per questo motivo che a volte gli sono stati dati dei meriti non suoi, come ad esempio quello di aver creato il genere. Quel merito è di Mario Bava che con La ragazza che sapeva troppo e Sei donne per l’assassino ha inventato il genere e delineato gli elementi base. E Argento deve molto a Bava sia nello stile che in certi elementi. Con ciò non voglio sminuire il maestro Argento, tutt’altro, voglio solo mettere in chiaro certe cose e dare giustizia a un grande regista come Mario Bava. Anche se Argento ha ripreso molte cose da Bava, il regista è riuscito a fare suoi tutti questi elementi e soprattutto ha aggiunto particolari molto importanti che saranno ricorrenti nella sua filmografia e che hanno dato un che di nuovo al giallo all’italiana. Quindi direi di cominciare parlando degli elementi in comune tra questo film e le due pellicole di Mario Bava.

Un elemento che Argento ha ripreso da La donna che sapeva troppo (in realtà più di uno che non posso rivelare per evitare spoiler) è il protagonista. In entrambe le pellicole i protagonisti sono stranieri (in questo caso entrambi americani) e dentrambi si ritrovano invischiati in un caso di omicidio che decidono di risolvere per conto proprio. Invece da Sei donne per l’assassino riprende molti elementi: in primis il modo in cui è vestito l’assassino, cappellaccio, guanti neri, cappotto scuro, inoltre Argento riprende il particolare che l’assassino non si vede mai bene in faccia. Un altro elementoche prende da quella pellicola sono gli omicidi che avvengono in maniera cruenta. Come se non bastasse si può notare anche un similitudine a livello estetico e visivo: mi viene in mente la prima scena, un’inquadratura dall’alto che riprende l’assassino mentre si prepara, attorno a lui il buio più assoluto e l’unico colore ben visibile è il rosso come rossa è ad esempio la sua valigetta con dentro i coltelli. In ogni caso Argento non riprende quel tipo di illuminazione folle che aveva usato Bava in Sei donna per l’assassino, qui utilizza una fotografia molto più realistica anche se in certe scene gioca con i colori e con l’illuminazione. Questi sono alcuni degli elementi che Argento eredita da Bava, elementi che, come ho detto in precedenza, riesce a rendere suoi e a inserire molto bene nella sua pellicola.

Argento però ha messo molto di suo e a mio avviso ha fatto una cosa davvero ottima che l’ha reso giustamente famoso. Una cosa che ho sempre notato guardando i film di Argento è che a livello di sceneggiatura le sue storia non tornano completamente. Nel cinema in realtà è una cosa molto normale e qui appunto dipende tutto dalla bravura del regista che deve riuscire a far tornare tutto o almeno a darne l’impressione. A livello di sceneggiatura L’uccello dall piume di cristallo non spiega perfettamente tutto quello che succede e questa cosa si ripeterà nei suoi film successivi, perfino in Profondo Rosso e Suspiria. Qui però Argento si dimostra un regista eccellente perché tutti gli indizzi e i chiarimenti di quello che è successo non ce li dà attraverso spiegazioni, come succede in molte opere alla Agatha Christie o perfino in alcuni gialli all’italiana precedenti (che in un certo modo erano legati a questo metodo di dare lo spiegone finale su chi aveva commesso l’omicidio e come e di questo filone fanno parte anche i due film di Bava), ma lo fa attraverso le immagini. Argento dà tutte le risposte e tutti gli indizzi non le parole ma attraverso le scene e questa è una cosa che ho molto apprezzato e soprattutto una novità interessante per il giallo all’italiana. Una novità da non sottovalutare per niente e soprattutto un elemento che diventerà la base del cinema di Argento, ovvero spiegare tutto con le immagini.
Per fare un esempio, la scena che racchiude la verità, e questa è una cosa su cui il film farà molta leva, è la scena dell’aggressione, quella che Dalmas trova molto strana c’è un elemento che non torna. Ed effettivamente è una scena che anche lo spettatore trova molto strana, ma non sa spiegarsi il motivo. Una scena veramente ottima e curata.

Argento comunque sa come mantenere alto il ritmo del film e come non annoi mai il pubblico. In questa pellicola utilizza molto spesso le carrellate, in special modo quando ci sono dei pedinamenti, inseguimenti o se si ha la sensazione di non essere da soli. Carrellate molto lunghe e molto curate, che aiutao la costruzione del ritmo. Inoltre Argento utilizza molto spesso la soggettiva (altre tecnica ripresa da Bava) quando la scena si svolge dal punto di vista dell’assassino oppure per creare tensione e paura se la soggettiva è di una vittima. In ogni caso Argento si dimostra veramente ottimo come regista, riuscendo a creare scene molto belle a livello estetico e curandone i dettagli. Un elemento che in seguito tornerà spesso è legato alla scenografia. In molti dei suoi film la scenografia è fuori di testa, quasi surreale, e questo elemento appare già in questa pellicola anche se non nel modo in cui tutti sappiamo. In questo suo primo lavoro è ancora un po’ contenuto ma possiamo notare luogi particolari come ad esempio l’istitutodi scienze naturali con tutti quegli uccelli impagliati e soprattutto la galleria d’arte dove avviene l’aggressione, nella quale sono presenti dell sculture e bassi rilievi molto inquietanti, quasi orrorifici che creano una sensazione di disagio.

Inoltre vorrei sottolineare la bellissima colonna sonora composta dal compianto Ennio Morricone, una colonna strepitosa per questo film, capace di intrattenere e a creare tensione nello spettatore. Parlando della colonna sonora non si può fare a meno di citare Piume di cristallo, il tema musicale principale della pellicola, una musica che riesce quasi a sembrare innocente e dolce, a tratti anche emotiva, ma che poi cresce d’intensità e crea una grande tensione attraverso la ripetizione dei campanelli, un suono che sembra quello che cristalli che tintinnano. Un componimento incredibile che dimostra per l’ennesima volta come Morricone fosse veramente uno dei compositori migliori di sempre.
Ci tengo a precisare che questo film è il primo de La trilogia degli animali, ossia una trilogia di gialli diretti da Dario Argento dove sono presenti anche pellicole come Il gatto a nove code e Quattro mosche di velluto grigio, una trilogia chiamata anche la trilogia zoologica, ovviamente per la presenza degli animali, ma vorrei precisare che preferisco quest’ultimo nome visto che le mosche non sono animali ma insetti, però così sto divagando un po’ troppo.

E qui si conclude la fecensione de L’uccello dalle piume di cristallo, un esordio stupendo per Dario Argento, dove dimostra una grandissima abilità con la macchina da presa e che, grazie a questa pellicola, ha dato un enorme spinta al giallo all’italiana di quel periodo, infatti negli anni successivi ci sarà un vero e proprio boom di gialli che durerà dal 1970 fino al 1975. Inoltre è anche uno delle migliori pellicole di quel genere e mostra bene cosa diventerà da lì a pochi anni Dario Argento come regista. Una pellicola da recuperare assolutamente.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

22 pensieri riguardo “L’uccello dalle piume di cristallo

  1. Bellissimo film e la tua recensione lo descrive perfettamente, l’attenzione rimane attiva dall’inizio alla fine, coinvolgente e con un’ottima regia.
    Un film che merita e che non passerà mai di moda, ottima recensione, buon fine settimana :)

  2. […] una nuova recensione. Nello scorso articolo abbiamo parlato di Argento, del suo primissimo film (QUI se vi interessa) e di come sia stato un regista molto importante non solo per il cinema italiano ma […]

  3. Dario Argento è il mio regista preferito, quindi ti puoi immaginare con quanta tristezza io abbia assistito al suo inesorabile declino artistico. A mio giudizio dipende dal fatto che lui è un uomo molto intelligente, e uomini così corrono costantemente il rischio di superare la sottile linea che divide la genialità dalla pazzia: lui probabilmente l’ha superata, ed è anche andato avanti per diversi chilometri.
    Non tutti sono concordi sul punto da cui far partire il suo declino (io forse direi che è cominciato da Il fantasma dell’opera, anche se Il cartaio lasciava intravedere segnali di ripresa), ma che ci sia stato è innegabile. Ed è stato acuito dai difficilissimi rapporti con i produttori, che hanno reso praticamente inesistente la distribuzione dei suoi ultimi film.
    Per fortuna prima che succedesse tutto questo ha fatto in tempo a regalarci tanti capolavori. Profondo rosso in particolare non solo è il mio film preferito di Dario Argento, ma è anche uno dei miei film preferiti in assoluto. E mi piace sempre di più ogni volta che lo rivedo: il fatto di conoscere l’assassino non rovina minimamente il piacere della visione, e questo con i gialli non succede quasi mai.
    Tra l’altro l’hanno trasmesso in prima serata la scorsa settimana su Cine34: il fatto che continui a venire mandato in onda dopo 45 anni (e nell’orario con più spettatori, non a notte fonda tanto per riempire il palinsesto) la dice lunga su quanto sia godibile ancora oggi. E’ un capolavoro senza tempo.
    P.S.: A proposito di capolavori, il film a cui alludevi nella parte iniziale del post è “Non conosci Papicha”?

    1. Purtroppo il declino di Argento lo si può notare anche all’inizio degli anni ’90, prima che facesse Il fantasma dell’opera (che comunque considero uno dei suoi lavori peggiori ). Ad esempio uno dei suoi film degli anni 2000 che apprezzo è Non ho sonno. Il cartaio invece non riesco ad apprezzarlo anche per via di un colpo di scena che speravo non mettesse. Profondo Rosso è un capolavoro senza tempo e si merita tutto il successo e l’affetto che ha conquistato con il tempo. Tra l’altro io amo particolarmente Suspiria ma anche Inferno (quest’ultimo un film che ha diviso molte persone ma che io trovo grandioso ).
      Comunque no, il film che dicevo non è quello bensì Ritratto della giovane in fiamme. Grazie mille per il tuo commento!

  4. Quando leggo di qualvhe film di Argento mi viene in mente mio padre, che ormai non c’è piu, che amava molto i suoi film e soprattutto le musiche di Claudio Simonetti. Io li guardavo di nascosto perchè ero piccola ma credo che lui sapesse che apprezzavo molto 😊

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