Darlin’ (2019)

Ed eccoci tornati a una nuova recensione! E sì, anche questa volta discuteremo di una pellicola horror. So molto bene di essere stato monotematico in quest’ultimi tempi, ma avevo veramente bisogno di una bella carrellata di pellicole dell’orrore. Riescono a farmi stare molto bene e soprattutto mi diverto tanto a parlarne. Quindi anche questa volta vi beccate un horror! Non so se i prossimi articoli saranno incentrate su pellicole di questo genere, avevo intenzione di portare avanti qualche altro progetto, in questo caso diverso da Peliculas para no dormir. Ho sempre voluto realizzare un progetto approfondito su Matrix (e visto che il quarto capitolo è in produzione mi sembra l’ideale), così come avevo intenzione di parlare di film d’animazione europei e in particolar modo due o tre pellicole italiane molto belle. Inoltre vorrei cambiare completamente argomento e parlare di qualche fumetto. Diciamo che ho varie cose per la testa. Per il momento però continuiamo con l’horror e visto che la scorsa volta ho parlato di The Woman, mi sembra giusto parlare del suo seguito, arrivato in Italia poco tempo fa.
Ecco a voi Darlin’, pellicola horror del 2019 scritto e diretto da Pollyanna McIntosh.

Trama:
In una notte tranquilla in una piccola cittadina appaiono due figure misteriose. Una donna e una ragazza adolescente entrambe selvaggie. La ragazza si chiama Darlin’ (Lauryn Canny). Mentre la ragazza si avvicina all’ospedale viene investita da una macchina. Darlin’ viene subito soccorsa ma quando si sveglia inizia a fuggire dagli inservienti e a minacciarli come un animale in trappola. Un infermiere chiamato Tony (Cooper Andrews) riesce a tranquillizzare la ragazza e a creare con lei un rapporto di amicizia. Il medico dell’ospedale però vuole portare Darlin’ all’istituto cattolico di St. Philomena visto che quell’istituto ha un certo potere sull’ospedale e sulla cittadina in generale. Tony si oppone a questa decisione visto che non si fida per niente dell’istituto e in particolar modo del prete ma alla fine è costretto a cedere, dato che non alcun potere. Alla fine Darlin’ viene portata in questo istituto dove conosce le sue future compagne di classe e in particolar il prete (Bryan Batt). Quest’ultimo affida Darlin’ alle cure di suor Jennifer (Nora-Jane Noone) e subito dopo scopriamo perché il prete ha voluto Darlin’ con se: l’istituto sta ricevendo pochi fondi e rischia di chiudere e così il prete ha deciso di civilizzare la ragazza e registrare tutto in mod da attirare l’attenzione mediatica e così ricevere i soldi per andare avanti. Inizialmente Darlin’ è molto difficile da gestire e non dà retta a nessuno, ma con il tempo ricomincia a parlare, a fare amicizia con alcune ragazze dell’istituto e a imparare varie infromazioni sulla religione cristiana, in particolar modo è incuriosita dalla figura del diavolo, che lei dice di avere dentro e di volersene liberare. Però la donna (Pollyanna McIntosh) che l’ha sempre accompagnata la sta cercando dappertutto e non si farà fermare da niente e da nessuno finché non l’avrà trovata.

Per chi non ha visto il film The Woman consiglio di non leggere la recensione visto che potrebbero esserci grandi spoiler del finale.

In questo terzo capitolo, oltre alla McIntosh, ci saranno come sceneggiatori sia Lucky McKee che Jack Ketchum. Purtroppo questo è stato l’ultimo coinvolgimento di Ketchum visto che è morto nel 2018 per colpa del cancro. In Darlin’ torna a rivestire i panni della donna cannibale per la terza volta Pollyanna McIntosh, un ruolo che l’attrice ormai ha reso completamente suo e lo ha fatto sempre alla grande. In molto la ricordano in particolar modo per essere Jadis nella serie televisiva di The Walking Dead, ma io la ricorderò per sempre per il ruolo della donna cannibale, ruolo che ha iniziato a interpretare nel 2009 con The Offspring. In questo film però la McIntosh non solo torna come attrice ma anche come regista del suo primo lungometraggio. Già solo il fatto che ci fosse lei dietro la macchina da presa mi aveva messo molta curiosità. Come regista la McIntosh per il momento non ha fatto tanto, l’altro lavoro che ha realizzato è stato un corto per il film horror antologico Deathcember (tra l’altro ho trovato il film perfetto per questo Natale e spero tanti che arrivi in Italia). In ogni caso questo è stato il suo debuto ed ero veramente curioso di sapere come se la sarebbe cavata. Il risultato finale è molto interessante, ma iniziamo con ordine.

Cominciamo come al solito a parlare dei personaggi. In questa pellicola abbiamo molti personaggi interessanti che riescono a lasciare qualcosa di loro, anche se presenti per poco tempo. Questa volta però voglio iniziare con il parlare della protagonista delle pellicola e probabilmente il personaggio meglio scritto della pellicola: Darlin’.
Nel finale di The Woman abbiamo Peggy, Darlin’ e la loro sorella segreta che seguono la donna cannibale, cominciando così una nuova vita. Sono passati diversi anni da allora e Darlin’ è diventata un’adolescente. Non sappiamo che fine abbiano fatto Peggy e l’altra sorella, ma la donna è sempre presente. Il rapporto tra le due è strano, intuiamo subito che tra loro è successo qualcosa e infatti Darlin’ sembra avercela con lei. Per buona parte della pellicola Darlin’ continua a comportarsi da selvaggia sia quando viene messa in ospedale sia per buona parte della sua permanenza nell’istituto, senza però esagerare o essere troppo aggressiva. All’inizio è bello vedere il suo rapporto con Tony, un uomo omosessaule che vorrebbe tanto adottare un bambino ma che non può perché l’istituto non vuole. In seguito quando Darlin’ andrà in questo luogo si comporterà sempre da spirito libero, ma questa volta si sentirà un po’ persa. Pian piano però inizierà a imparare, anzi reimparare a comunicare con gli altri e farà amicizia con alcune di queste ragazze orfane che vengono definite “problematiche”, ma che in realtà sono solo diverse da quello che vuole la Chiesa. Qui Darlin’ cercherà di capire i valori della religione cristiana e rimarrà molto affascinata dal concetto di salvezza ma ancor di più dal concetto di diavolo. Non sappiamo bene il motivo di questo suo interessamento ma, attraverso alcuni flashback, riusciamo a intuirne il motivo fino ad arrivare alla conferma. Per quanto riguarda il suo indottrinamento è interessante vedere come lei si leghi ad alcuni di questi concetti come se temesse qualcosa.
La McIntosh riesce a rappresentare la purezza e l’innocenza di Darlin’ sia quando è selvaggia sia quando inizia a essere civilizzata. In entrambi i casi si può notare come i suoi comportamenti non siano dettati dalla cattiveria, ma facciano parte della sua natura e non si può far altro che empatizzare con lei. Riesce a esprimere dolcezza ma anche forza e libertà.
Parliamo adesso del prete. Costui mette in testa a Darlin’ varie idee che si possono considerare contorte e per un po’ la ragazza rimarrà ammaliata dalle sue parole, almeno fino a quando non si ricorderà chi è. Il prete è l’antagonista per eccellenza. Una persona che cerca di essere affabile e premurosa ma che in realtà è un lupo vestito da agnello. Infatti è un personaggio molto viscido e ambiguo che ha accolto Darlin’ non per pietà o amore, ma solo per farsi pubblicità e ottenere molti più soldi. E non ci vuole neanche troppo tempo per capire che è anche un pedofilo. Lo si vede da come parla con le ragazze e da come si approcia a loro. In seguito si avrà anche la conferma, ma lo si capisce fin da subito.

Ed è grazie a questi due personaggi che possiamo parlare delle tematiche del film. Nonostante la McIntosh dirige in una maniera molto differente rispetto a quella di Lucky McKee, riprende le stesse tematiche: una pellicola contro il patriarchismo e la misoginia, un film molto femminista che anche in questo caso mostra i problemi di una società che a una prima occhiata sembra bella e buona ma che in realtà è ancora maschilista e omofoba. Un’altra critica che qui la McIntosh aggiunge riguarda la Chiesa e la religione e il modo con cui ambedue riescono a volte a ingannare le persone bisognose e le costringono a essere come voglio loro. Inoltre sa anche mostrare anche come riescono ad assuefare le persone. Delle critiche molto forti che la McIntosh mette in mostra in maniera decisa e diretta, riuscendo a far arrivare al pubblico il suo messaggio.

A livello tecnico la pellicola è fatta molto bene anche se si notano delle incertezze in alcuni punti, incertezze dovuto al fatto che questo è stato il primo lungometraggio della regista. Intanto la messa in scena è completamente diversa da The Woman. Mentre nel film di Lucky McKee si mettevano in mostra elementi come il gore, in Darlin’ la regista decide invece di giocare sul grottesco. In un certo senso ci troviamo in un luogo surreale dove la donna cannibale si muove quasi fosse un fantasma, riuscendo a non attirare troppo l’attenzione. Anche alcuni incontri che farà saranno particolari e in certe occasioni molto bizzarri sia con gente cattiva che con i reietti di quella cittadina, anche se quest’ultimi l’accoglieranno tra di loro a braccia aperte. Sono presenti alcune scene gore fatte bene ma, come ho detto poco fa, la McIntosh preferisce giocare su altri elementi. Oltre al grottesco si aggiunge il disgusto che si prova nei confronti del prete e delle sue idee. Anche il suo concetto di purezza e innocenza è distorto e va a cozzare con quello della regista e adoro come si sia deciso di arredare il suo studio: completamente di rosso e con l’ingresso invece di un bianco immacolato, creando così un contrasto molto forte.

In generale il film ha una buona messa in scena e una buona regia, la McIntosh su questi punti se l’è cavata molto bene, ma il difetto principale della pellicola riguarda il montaggio. Rispetto a quello di The Woman è più lento e trnaquillo e fin qui non c’è nulla di male, ma rallenta parecchio nella seconda parte risultando un po’ pesante. Questo è un po’ un peccato perché è proprio in quel punto che scopriamo molto cose interessanti. Invece ha gestito abbastanza bene i flashback di Darlin’. Quest’ultimi potevano avrebbero potuto non solo rallentare ma anche rompere il ritmo alla pellicola ma per fortuna non è successo. Probabilmente l’unico difetto del film riguarda proprio il montaggio.
Per il resto però posso dirvi che anche Darlin’ ha un finale decisamente soddisfacente.

Qui si conclude la recensione di Darlin’, un film horror molto interessante che segna il debutto di Pollyanna McIntosh. Un inizio davvero niente male, sono curioso di sapere cos’altro ci riserverà per il futuro la regista. A chiunque sia piaciuto The Woman consiglio di essere aperto con Darlin’: per molti versi è parecchio diverso dal film di Lucky McKee, soprattutto per quanto riguarda la messa in scena, però ne riprende le stesse tematiche dimostrandosi un degno e interessante sequel.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

16 pensieri riguardo “Darlin’ (2019)

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