Poltergeist 3

Ed eccoci all’ultimo apputamento decidato alla saga di Poltergeist. Una saga particolare che ha passato dei momenti molto brutti e che a mio avviso poteva dare di più. Ammetto comunque che Poltergeist non aveva bisogno di seguiti, era già ottimo così com’era, ma visto che hanno deciso di farli, speravo che almeno queste nuove pellicole potessero dare qualcosina in più. Diciamo che in parte hanno fallito e in parte ci sono riusciti. Come avete letto in Poltergeist 2, c’è stato uno sforzo a livello tecnico per realizzare un buon prodotto, ma sono stati un po’ menomati dalla produzione frettolosa e da una sceneggiatura non sempre brillante. E possiamo dire che è quasi lo stesso destino che ha subito questo terzo capitolo, anche se ci sono molte cose che bisogna assolutamente approfondire. Detto ciò, non perdiamo altro tempo e iniziamo con la recensione.
Ecco a voi Poltergeist 3 – Ci risiamo (quel Ci risiamo è onestamente tremendo), pellicola horror del 1988 scritta e diretta da Gary Sherman.

Trama:
Carol Anne (Heather O’Rourke) è stata mandata dai genitori a Chicago a vivere con gli zii Bruce (Tom Skerritt) e Patricia Gardner (Nancy Allen) e alla loro figlia Dana (Lara Flynn Boyle) in questo enorme grattacielo che Bruce gestisce. Purtroppo nessuno crede alle sue esperienze paranormali e per questo motivo frequenta una scuola per bambini problematici. In questa scuola viene spesso interrogata dall’insegnante/psicologo Seaton (Richard Fire) sugli eventi che ha vissuto, credendo cocciutamente che la bambina stia mentendo e che abbia imbrogliato tutti con l’ipnosi collettiva. Queste sedute però fanno ricordare a Carol Anne del Reverendo Kane e quest’ultimo riesce così a trovarla e a fuggire dal limbo in cui era intrappolato. Tangina (Zelda Rubinstein) avverte il pericolo e si precipita ad aiutare la bambina. Una sera Carol Anne viene lasciata da sola e Kane ne approfitta per cercare di rapirla. I coniugi Gardner dovranno accettare la verità riguardante Carol Anne e affrontare l’entità sovrannaturale, ma per loro sarà una prova difficile e metterà alla prova non solo la loro volontà ma anche il loro rapporto con la piccola Carol Anne.

Il terzo e ultimo capitolo è uscito nel 1988, solo due anni dopo Poltergeist 2, ed è stata tra i tre la pellicola con il minor budget e con il minor guadagno. Penso sia inutile girarci troppo attorno, questo film è in assoluto il peggiore dei tre per vari motivi e ai tempi fu un grande flop sia per gli incassi sia per le critiche (che furono molto severe). Ci sono molte cose che non funzionano in questa pellicola e la maggior parte di esse si trovano in particolar modo nella seconda parte. Ma Poltergeist 3 è veramente un film da buttare via completamente oppure ha qualche idea interessante che ha provato a portare avanti?

Una cosa che a molti avrà sorpreso è il fatto che la famiglia Freeling manchi in questa pellicola e sia presente solo Carol Anne. Ad essere precisi gli unici membri originali che compaiono nella pellicola sono appunto Carol Anne e Tangina. Gli altri attori alla fine hanno deciso di non partecipare più a questa saga sia perché si erano stancati sia perché avevano paura della maledizione che circondava queste pellicole. Quindi sono stati costretti a trovare degli altri attori che interpretassero gli zii di Carol Anne e soprattutto hanno dovuto trovare una scusa per cui la bambina non fosse al momento con i Freeling e purtroppo è una motivazione abbastanza debole.
Comunque nella pellicola c’è un vasto assortimento di personaggi, ma sono dei buoni personaggi? Purtroppo solo Carol Anne e Tangina riescono a dare qualcosa in più e soprattutto ad essere più coerenti degli altri. Il motivo per cui funzionano sono che le conosciamo entrambe bene e per ciò si sono fatte molto apprezzare nel tempo e soprattutto che sono rimaste fedeli ai loro personaggi e non hanno mai avuto comportamenti estranei alla loro persona. Gli altri personaggi della pellicola hanno una grande quantità di difetti. Poco approfonditi, a volte inutili e in certi casi perfino incoerenti. Partiamo con ordine.

Forse l’unico personaggio che abbia un minimo di coerenza e scrittura è Bruce, interpretato da Tom Skerritt. Un uomo d’affari molto bravo nel suo lavoro, che si è affezzionato alla piccola Carol Anne e che farà di tutto per aiutarla quando le entità torneranno in azione. Non c’è molto da dire su di lui, è una sorta di Diane Freeling che riesce quasi a farsi apprezzare dal pubblico, ma una cosa che gli manca è il carisma ed è brutto dire ciò visto che Tom Skerritt è veramente un attore bravo.
Passiamo ora ai personaggi quasi inutili. Primo fra tutti va citato il professor Seaton, che in realtà ha un ruolo importante nella storia ovvero permettere involontariamente a Kane di ritrovare Carol Anne. Finito ciò, abbiamo diversi momenti con lui presente e verrà sottolineata la sua importanza, soltanto che poi non farà più niente per il resto del film. Il suo unico ruolo a un certo punto sembra solo quello di contraddire gli altri anche davanti l’ovvio. La stesa cosa vale per Dana e il suo ragazzo. Perdiamo molto tempo dietro di loro che cercano di intrufolarsi in piscina e devono aver a che fare con questi spiriti. A un certo punto parte anche una sottotrama con loro due che però non va avanti e non si chiude, quasi come se mancasse una parte. Questa cosa la spiegherò dopo aver discusso di uno dei personaggi più problematici del film e allo stesso tempo colei che poteva esere molto interessante: Patricia Gardner.
Il suo eprsonaggio assume un comportamento interessante nella seconda parte, dove insieme al marito affrontano le entità e a un certo punto, terrorizzata e stanca della situaizone, vuole fuggire e abbandonare Carol Anne, dicendo che non è sua figlia e che quindi non dovrebbe sentirsi responsabile. Un discorso egoista e cattivo che purtroppo in molti potrebbero concordare. Ed è qui che il suo personaggio mostra una possibilità: trasformarsi da una persona egoista e insensibile nei confronti della bambina a una che ci tiene a lei e vuole salvarla. Ed è quello che alla fine succede, soltanto che manca una cosa importante: lo sviluppo. E’ come se inizio a leggere un libro, poi invece di ritrovarti dopo il prologo la parte centrale ti ritrovi improvvisamente il finale. Lo stesso vale per Patricia. Qualche minuto prima era pronta a lasciare Carol Anne al suo destino e quello dopo invece le vuole bene ed è pronta a tutto.

Il motivo di queste mancanze è dovuto al fatto che non sono riusciti a girare alcune parti presenti nella sceneggiatura. Per la precisione non hanno girato ben il 10-15% del copione (che non sono poche, all’incirca 17 pagine), visto che la produzione voleva che si accellerassero i tempi per la realizzazione. Queste 17 pagine riguardano in particolare la seconda parte e ciò ha influito su vari settori: storia, ritmo, personaggi e ovviamente coerenza. Quando ci avviciniamo al finale abbiamo l’impressione la sensazione di aver perso una parte e così non solo certe scene qui hanno poco senso (Patricia che di punto in bianco ci tiene a Carol Anne), ma anche certe scene precedenti assumono poco senso. Una di queste riguarda Dana che poteva portare a qualcosa di veramente carino. Di questo però non approfondisco per evitare spoiler. Una scena che invece diventa inutile è quella dei manichini nella mostra. Vengono mostrati molto spesso questi strani manichini in una mostra d’arte contemporanea che sono veramente inquietanti e in una scena vediamo uno di questi muovere la testa. Anche qui poteva venir fuori qualcosa di molto interessante e inquietante che invece finisce lì.

Sicuramente quelle 17 pagine avrebbero migliorato il film ma non l’avrebbero salvato specialmente a livello di sceneggiatura. La storia scritta da Gary Sherman e da Brian Taggert è piena di sbagli e di dialoghi che non portano a nulla anche se i teoria dovrebbero approfondire i rapporti tra i personaggi. Inoltre gli attori tendono a urlare i nomi delle persone in maniera ossessiva e fastidiosa. Dovrebbe essere un metodo per far capire meglio la disperazione e la paura ma a un certo punto è una tattica che stanca molto lo spettatore. Giusto per darvi un’idea nel film il nome di Carol Anne viene detto 121 volte. 121 volte. E’ una cosa abbstanza frustrante. A livello di sceneggiatura è veramente tremendo, ma lo è anche negli altri campi?

Una delle cose migliori che ha questa pellicola è l’idea degli specchi, un’idea che è stata realizzata anche molto bene. Il palazzo in cui vive Carol Anne è completamente ricoperto da specchi e molte volte vediamo le immagini riflesse dei personaggi fermarsi e fare movimenti completamente diversi. A livello visivo è una cosa veramente ottima ed è stato realizzato con vari metodi anche se il più comune e più usato era quello della stanza doppia, ossia che lo specchio non c’è veramente e al suo posto c’è una stanza perfettamente uguale a quella “reale” che inizia dove dovrebbe esserci lo specchio e le figure che si muovono negli specchi sono controfigure che imitano i loro movimenti e quindi è richiesta in questa parte una sincronia quasi perfetta. E’ un effetto abbastanza semplice in realtà, che però è stato utilizzato in maniera eccellente e con grande maestria ed è riuscito a dare alle scene un senso inspiegabile di irrealismo. A detta del regista è un’idea ispirata da Alice attraverso lo specchio. E questo è anche un ottimo effetto che arricchisce la trama del film.

Parlando degli effetti speciali del film, la cosa interessante è che nessuno di loro è stato realizzato in post-produzione (tranne il fulmine sul finale) ma sono tutti effetti fatti sul set. Questa ad esempio è una cosa che ho molto apprezzato e sono effetti artigianali molti curatie ben fatti, anche se purtroppo non mi ha convinto il modo in cui sono stati utilizzati, perché piuttosto che servire alla storia molti di questi sembrano usati con l’unico scopo di mostrarne la bellezza. Ed è un peccato perché sono realizzati bene.

Un’altra cosa che mi dispiace è che il Reverendo Kane non spaventi come nel film precedente. Non voglio dare la colpa a Nathan Davis, il nuovo attore che interpreta la parte (il povero Julian Beck morì per tumore poco dopo la fine delle riprese del secondo capitolo) ma non ha quell’aspetto e quell’aura inquietante che Beck riusciva a trasmettere, anzi in certi casi pare quasi anonimo. E non aiuta il fatto che per la maggior parte del tempo ripeta il nome di Carol Anne fino allo svenimento.

Poltergeist 3 a livello tecnico non è un brutto film, anzi Sherman dimostra di cavarsela bene e di avere delle buone idee. Il problema però sta alla base ossia la sceneggiatura. La sceneggiatura non funziona per niente e la regia e gli effetti speciali non possono far nulla per riparare a questo danno. Il film guadagnò inoltre poco e per questo si decise di non realizzare un quarto capitolo. Per questo motivo e anche per la tragica morte della giovane Heather O’Rourke.
E con questo si conclude la saga di Poltergeist almeno fino a quando non mi verrà in mente di parlare del remake. Per il resto posso dire che questa trilogia vale la pena di essere vista. Il primo capitolo è un must da guardare assolutamente ma anche il secondo e terzo capitolo perché, nonostante gli enormi difetti che hanno, riescono a trovare metodi interessanti per colpire lo spettatore e mettono in mostra un ingegno di tutto rispetto.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

10 pensieri riguardo “Poltergeist 3

  1. Purtroppo non hanno sviluppato bene gli spunti e il taglio della sceneggiatura ha fatto il purtroppo Heater O’Rourke qui aveva gia 12 anni ma sembra più piccola.
    Si esagerato quante volte hanno chiamato Carol Anne.
    Una saga forse da one shot

    1. Per me potevano pure farci una saga, ma dovevano cercare di curare di più la sceneggiatura. A livello tecnico anche il secondo e il terzo sono fatti bene, ma il problema rimane la sceneggiatura.

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